Thomas Raggi è uno dei chitarristi italiani più interessanti dell’ultimo decennio perché unisce attitudine da band, gusto per il riff e una curiosità che non si ferma al successo dei Måneskin. In questo articolo ripercorro le sue origini romane, l’ascesa con il gruppo, il suo modo di suonare e il senso del progetto solista Masquerade, uscito nel 2025. Il punto, per me, è capire come un musicista così giovane sia riuscito a costruire una firma riconoscibile senza perdere energia live.
Le informazioni essenziali da tenere a mente
- Raggi è il chitarrista romano classe 2001 che ha dato una forte impronta al suono dei Måneskin.
- La svolta arriva con X Factor 2017, ma il percorso parte già dai primi passi della band a Roma.
- Il suo stile punta su riff secchi, tono ruvido e una chitarra che resta sempre molto fisica.
- Nel 2025 pubblica Masquerade, un disco solista prodotto da Tom Morello.
- Il progetto personale mostra un artista che non vuole restare fermo dentro un solo ruolo.
Chi è Thomas Raggi nel mondo dei Måneskin
Per me la cosa più interessante è che non si tratta di un chitarrista “di contorno”. Thomas Raggi è uno dei punti di equilibrio della band: dà corpo ai brani, li rende più taglienti e porta dentro quella sensazione di urgenza che ha aiutato i Måneskin a distinguersi in un panorama spesso troppo levigato. Nato a Roma nel 2001, ha costruito la propria identità musicale dentro una scena che mescola istinto, gusto glam e una solida ossessione per il rock classico.
Se devo sintetizzarlo in modo netto, direi questo:
- È un chitarrista di spinta, non uno che si limita ad accompagnare la voce.
- Lavora molto sul suono, quindi il suo ruolo non è solo tecnico ma anche estetico.
- Ha una presenza scenica precisa, che aiuta a rendere credibile l’impatto live della band.
Questa centralità si capisce ancora meglio quando si guarda alla strada che lo ha portato dai primi palchi romani al successo nazionale e poi internazionale.
Dalle origini romane al salto con X Factor
La traiettoria dei Måneskin nasce a Roma e cresce in fretta. Rolling Stone Italia ricostruisce un passaggio decisivo: il primo nucleo si forma nel 2015, la band debutta con il nome Måneskin nel 2016 al Pulse - High School Band Contest di Roma e l’anno dopo arriva il secondo posto a X Factor, con Manuel Agnelli come coach. In mezzo c’è un dettaglio che conta molto: non siamo davanti a un progetto costruito a tavolino, ma a una formazione che si affina in modo quasi naturale, suonando e migliorando dal vivo.
| Anno | Passaggio | Perché conta |
|---|---|---|
| 2015 | Si consolida il nucleo iniziale della band a Roma | Nasce una chimica interna che resta visibile anche nei dischi successivi |
| 2016 | Primo debutto con il nome Måneskin al Pulse | La band passa dalla dimensione locale a una forma già riconoscibile sul palco |
| 2017 | Secondo posto a X Factor e uscita dell’EP Chosen | Arriva la visibilità nazionale e una base di pubblico molto più ampia |
| 2021 | Sanremo ed Eurovision con Zitti e buoni | Il gruppo smette di essere una promessa italiana e diventa un nome internazionale |
Quello che mi colpisce è la velocità del passaggio: da band giovane con un’identità forte a nome capace di reggere palchi e mercati molto diversi. Ed è proprio lì che il suo modo di suonare merita un’analisi più ravvicinata.
Perché il suo modo di suonare si riconosce subito
Thomas Raggi non punta alla perfezione patinata. Il suo linguaggio è più vicino alla fisicità del live, alla ruvidità del crunchy sound e a una logica da band che suona davvero insieme. In un’intervista raccolta da Guitar World ha parlato di tre chitarre principali, tra cui una vecchia Squier giapponese anni ’70 ricevuta dal suo primo insegnante, e di una serie di pedali che gli servono a trovare una firma timbrica personale. Il rotary simulator, per esempio, è un effetto che crea un movimento quasi vorticoso del suono: non serve a fare scena, ma a dare profondità e identità al riff.
| Elemento | Effetto sonoro | Perché è importante |
|---|---|---|
| Squier giapponese anni ’70 | Timbro ruvido, diretto, poco levigato | Conserva un carattere autentico, quasi da sala prove o club |
| Rotary simulator | Movimento circolare e ampiezza del suono | Gli dà una firma riconoscibile dentro il mix |
| OCD e crunch di base | Un pulito che non è mai davvero sterile | La chitarra resta viva anche nei passaggi più controllati |
| Approccio da jam | Meno costruzione, più istinto | Fa sentire il brano come qualcosa di suonato e non solo prodotto |
Io leggo questa scelta come una reazione molto chiara alla produzione eccessivamente liscia di tanta musica rock contemporanea. Qui il punto non è sembrare impeccabili, ma suonare veri. E questo ci porta direttamente al suo primo capitolo da solista.

Masquerade e il primo passo da solista
Il progetto solista non va letto come una fuga dalla band, ma come un ampliamento del campo. Nel 2025 Thomas Raggi pubblica Masquerade, un album di 8 tracce prodotto interamente da Tom Morello e costruito attorno a una lunga serie di collaborazioni rock di peso. L’uscita viene presentata con un live al Whisky a Go Go di Los Angeles, un dettaglio simbolico: non solo un concerto, ma un posizionamento preciso dentro una tradizione rock internazionale.
La scelta degli ospiti racconta bene il taglio del disco:
- Getcha! coinvolge Beck, Nic Cester e Chad Smith e apre il disco con un’energia molto immediata.
- You Spin Me Round (Like a Record) con Alex Kapranos mostra come una cover possa restare rispettosa senza diventare prevedibile.
- Cat Got Your Tongue con Sergio Pizzorno spinge il progetto verso una tonalità più sporca e scura.
- Lucy con Upsahl, Hama Okamoto e Chad Smith mette insieme generazioni e linguaggi diversi senza perdere coerenza.
La cosa che funziona, almeno per come la vedo io, è che i featuring non servono a fare rumore: servono a dare peso a una visione già presente. Il disco resta centrato sulla chitarra, ma allarga il respiro grazie a un produttore come Morello e a musicisti che appartengono a mondi diversi. In pratica, Raggi usa il progetto solista per dimostrare che sa stare al centro senza smettere di dialogare con gli altri.
Perché la sua traiettoria conta nel rock di oggi
La parte più interessante, oggi, è capire cosa resta dopo il debutto solista. In sostanza, resta un musicista che ha imparato a gestire il proprio lessico: riff, timbro, presenza e relazione con il pubblico. In un’intervista del gennaio 2026 ha lasciato intendere che il lavoro con Tom Morello e con ospiti molto diversi lo ha reso più aperto e più versatile, e questa è una lezione utile anche per chi segue artisti emergenti nel rock italiano.
Per me il valore del suo percorso sta in tre punti molto concreti:
- non ha confuso la riconoscibilità con la ripetizione;
- ha usato le collaborazioni per allargare il proprio linguaggio, non per diluirlo;
- ha trasformato l’esperienza live in una vera identità sonora.
Se guardo al 2026, la domanda più utile non è soltanto quanto lontano possa arrivare, ma come riporterà tutto questo dentro il prossimo capitolo dei Måneskin. La risposta, finora, è promettente: meno posa, più mestiere, più visione. Ed è esattamente il tipo di evoluzione che, in una scena rock affollata, vale la pena seguire da vicino.