Quando si parla del suono dei Pink Floyd, la risposta più diretta è Roger Waters. La sua importanza, però, non si limita alle linee di basso: è stato fondatore, cantante, autore principale e mente concettuale della formazione classica. Qui ricostruisco il suo ruolo, gli album essenziali da ascoltare e cosa è cambiato dopo la sua uscita dal gruppo.
La risposta breve e i passaggi da conoscere
- Roger Waters è il bassista della formazione storica dei Pink Floyd.
- Ha fatto parte del gruppo dal 1965 al 1985, con una breve reunion nel 2005.
- Il suo basso sostiene album fondamentali come The Dark Side of the Moon, Animals e The Wall.
- Dopo la sua partenza, il basso è stato suonato soprattutto da Guy Pratt nelle attività dei Pink Floyd guidate da David Gilmour.
- Il suo stile punta su groove, atmosfera e funzione narrativa, più che sul virtuosismo fine a sé stesso.

Roger Waters è il bassista dei Pink Floyd
Roger Waters entrò nella formazione originaria dei Pink Floyd nel 1965, insieme a Syd Barrett, Richard Wright e Nick Mason. All’inizio suonava il basso e contribuiva alle parti vocali, mentre Barrett era il principale autore e frontman.
Dopo l’uscita di Barrett, Waters assunse un peso sempre maggiore nella scrittura. Il basso rimase il suo strumento principale, ma il suo ruolo si allargò fino a comprendere testi, concept e direzione artistica di molti dei dischi più importanti del gruppo.
| Periodo | Ruolo di Waters | Perché è importante |
|---|---|---|
| 1965-1968 | Bassista e voce | Partecipa alla nascita della band |
| 1969-1983 | Bassista, autore e cantante | Diventa il principale motore concettuale |
| 1985 | Uscita dai Pink Floyd | Si apre una nuova fase guidata da Gilmour e Mason |
| 2005 | Partecipazione a Live 8 | Suona nuovamente con la formazione classica |
Per questo, quando si chiede chi sia il bassista dei Pink Floyd, la risposta corretta è Waters, soprattutto se si fa riferimento alla formazione classica e agli album più celebri. Il gruppo, però, ha attraversato più periodi, e questa distinzione diventa importante quando si parla degli anni successivi.
Che cosa rende riconoscibile il suo basso
Waters non è ricordato per assoli spettacolari o per una tecnica esibita in primo piano. Il suo basso lavora spesso in profondità, con figure ripetute e precise che costruiscono una base ipnotica sopra la quale possono muoversi chitarre, tastiere, effetti e voce.
Un esempio evidente è “Money”, costruita su un riff in 7/4 che dà al brano una spinta irregolare ma immediatamente riconoscibile. Qui il basso non accompagna soltanto la canzone: ne definisce il carattere e rende memorabile il tema principale.
In “One of These Days”, invece, il suono nasce dall’interazione di due parti di basso. L’effetto è più fisico e aggressivo, quasi psichedelico, e mostra quanto Waters sapesse usare lo strumento anche come elemento timbrico, non solo ritmico.
Il mio ascolto dei Pink Floyd parte proprio da questo aspetto. Quando il basso sembra quasi scomparire, spesso sta facendo il lavoro più importante, perché tiene insieme una struttura musicale ampia senza rubare spazio agli altri strumenti.
Gli album migliori per ascoltare Roger Waters
Chi vuole capire il suo contributo dovrebbe evitare di concentrarsi soltanto sui brani più famosi. Il percorso più utile passa da alcuni album in cui il basso, la scrittura e la visione generale del gruppo procedono nella stessa direzione.
- Meddle del 1971 mostra il passaggio verso composizioni più lunghe e atmosferiche. “Echoes” è essenziale per capire come il basso possa sostenere una narrazione musicale di oltre venti minuti.
- The Dark Side of the Moon del 1973 presenta un equilibrio quasi perfetto tra groove e arrangiamento. “Money” è il punto di partenza più immediato, ma anche “Time” e “Us and Them” rivelano un uso molto controllato dello strumento.
- Wish You Were Here del 1975 è più meditativo. In “Shine On You Crazy Diamond” il basso contribuisce alla continuità del brano e lascia respirare le chitarre e i sintetizzatori.
- Animals del 1977 ha un tono più duro e politico. Le linee di “Pigs” e “Sheep” sono più muscolari e sostengono una scrittura meno elegante in superficie, ma molto incisiva.
- The Wall del 1979 porta il basso dentro una vera opera rock. La sua funzione è spesso narrativa, perché accompagna il senso di isolamento e tensione che attraversa l’intero disco.
Se dovessi scegliere un solo album per iniziare, sceglierei The Dark Side of the Moon. È abbastanza accessibile per un nuovo ascoltatore, ma offre già tutti gli elementi che rendono interessante Waters, dal groove alla costruzione concettuale.
Chi ha suonato il basso dopo l’uscita di Waters
Roger Waters lasciò formalmente i Pink Floyd nel 1985. L’ultimo album del gruppo con la sua presenza è The Final Cut, pubblicato nel 1983 e fortemente legato alla sua scrittura, tanto da essere spesso percepito come un progetto quasi personale.
Dopo la sua partenza, David Gilmour e Nick Mason riportarono in attività il nome Pink Floyd. Il bassista più associato a questa fase è Guy Pratt, presente nelle registrazioni e nei concerti dell’epoca di A Momentary Lapse of Reason e The Division Bell.
| Fase | Bassista principale | Caratteristica |
|---|---|---|
| Pink Floyd classici | Roger Waters | Basso, voce e forte direzione autoriale |
| Periodo post-1985 | Guy Pratt | Suono più legato alla dimensione live e alla band di Gilmour |
| Alcune registrazioni e concerti | David Gilmour | Utilizzo occasionale del basso oltre alla chitarra |
Qui nasce spesso la confusione. Dire che Guy Pratt ha suonato il basso con i Pink Floyd è corretto, ma non significa che abbia sostituito Waters nel ruolo creativo e storico che quest’ultimo aveva avuto nella band. Sono due periodi diversi, con obiettivi musicali altrettanto diversi.
Come ascoltare il basso senza perderlo nel mix
Le produzioni dei Pink Floyd sono dense di effetti e strumenti, quindi il basso può sembrare meno evidente rispetto a quello di una band hard rock. Io consiglio di ascoltare prima i brani in cuffia e poi con diffusori o auricolari più aperti, prestando attenzione a ciò che succede sotto la voce e alla batteria.
- Inizia da “Money” e segui il ritmo del basso senza concentrarti sulla voce.
- Passa a “One of These Days” per percepire il ruolo del timbro e della sovrapposizione delle parti.
- Ascolta “Time” e nota come il basso aumenti la sensazione di movimento senza diventare protagonista.
- Confronta “Sheep” con un brano della fase successiva a Waters per cogliere la differenza di approccio.
Un errore comune è cercare sempre una linea di basso appariscente. Nel caso di Waters funziona meglio chiedersi che cosa sta sostenendo: la tensione, il groove, il passaggio tra due sezioni o l’atmosfera generale del brano.
La storia del basso nei Pink Floyd non finisce con un solo nome
La risposta più semplice resta Roger Waters, il bassista che ha accompagnato i Pink Floyd dalla fondazione fino alla fase più ambiziosa della loro carriera. La sua vera eredità, però, sta nell’aver dimostrato che il basso può essere insieme ritmo, atmosfera e strumento narrativo.
Dopo di lui, Guy Pratt e in alcuni casi David Gilmour hanno contribuito a mantenere vivo il repertorio in un’altra fase della storia del gruppo. Nel 2026, quindi, è più corretto parlare di una risposta storica che di un unico bassista impegnato in una formazione stabile.
Per capire davvero il suono dei Pink Floyd, partire dal nome è utile, ma fermarsi al nome sarebbe riduttivo. Il punto decisivo è ascoltare come il basso di Waters trasformi canzoni apparentemente lente e spaziali in brani con una direzione precisa.