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Joey Jordison, il batterista che ha cambiato il metal

Domenico Donati

Domenico Donati

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16 settembre 2026

Joey Jordison, con il suo iconico trucco facciale e i capelli rossi, domina la batteria in un'esibizione infuocata.

Quando una batteria riesce a trasformare un brano metal in una scarica fisica, spesso dietro c’è un musicista capace di unire tecnica, istinto e presenza scenica. Joey Jordison è stato proprio questo: batterista, autore e produttore statunitense, fondatore degli Slipknot e protagonista di numerosi progetti che hanno attraversato alternative metal, horror punk ed extreme metal. Qui ricostruisco la sua carriera, spiego cosa rende riconoscibile il suo stile e indico da quali album partire per comprenderne davvero l’eredità.

La carriera di Joey Jordison in pochi punti essenziali

  • Ruolo storico e cofondatore degli Slipknot, gruppo nato a Des Moines nel 1995.
  • Album fondamentali come Slipknot, Iowa, Vol. 3: The Subliminal Verses e All Hope Is Gone.
  • Stile basato su doppia cassa, velocità, precisione e un forte senso della struttura del brano.
  • Altri progetti tra cui Murderdolls, Scar the Martyr, Vimic e Sinsaenum.
  • Ultimi anni segnati dalla separazione dagli Slipknot e dalla morte avvenuta nel 2021, a 46 anni.

Chi era e perché ha lasciato un segno così forte

Nathan Jonas Jordison, conosciuto come Joey, è nato il 26 aprile 1975 a Des Moines, Iowa. La scena musicale locale fu decisiva per la sua crescita, perché gli permise di entrare in contatto con musicisti interessati a fondere metal estremo, punk, industrial e hardcore.

Il suo peso negli Slipknot non dipendeva soltanto dal fatto di stare dietro alla batteria. Era anche compositore, arrangiatore e figura creativa nei primi anni della band. La sua personalità contribuì a definire l’immagine aggressiva del gruppo, mentre il suo modo di suonare rese più accessibili anche strutture ritmiche molto dure.

Per me, il punto più interessante è proprio questo equilibrio. Jordison non cercava semplicemente di suonare più veloce degli altri. Usava la velocità per creare tensione, e sapeva quando lasciare spazio a un riff, a una pausa o a un ritornello memorabile.

La svolta con gli Slipknot

Gli Slipknot nacquero nel 1995 e arrivarono al grande pubblico con l’album omonimo del 1999. Il disco mise insieme chitarre ribassate, percussioni industriali, campionamenti, urla e una batteria estremamente fisica. In quel contesto, Jordison diventò uno dei volti più riconoscibili della nuova generazione metal.

Il passaggio decisivo fu Iowa del 2001, un album più oscuro, pesante e claustrofobico. Brani come “People = Shit”, “Disasterpiece” e “The Heretic Anthem” mostrano un batterista che non usa la tecnica come esercizio isolato, ma come parte del caos controllato della band.

Il suo contributo proseguì con Vol. 3: The Subliminal Verses del 2004 e All Hope Is Gone del 2008. Il primo ampliò il vocabolario degli Slipknot con momenti più melodici e atmosferici, mentre il secondo confermò la capacità di Jordison di sostenere brani più diretti senza perdere aggressività.

Periodo Progetto o album Perché è importante
1999 Slipknot Presenta il suono della band e la batteria esplosiva di Jordison a un pubblico mondiale.
2001 Iowa Rappresenta il vertice della sua intensità ritmica e della dimensione più estrema del gruppo.
2004 Vol. 3: The Subliminal Verses Mostra una maggiore varietà dinamica, con spazio per brani più melodici.
2008 All Hope Is Gone Conferma la sua precisione in una fase più ampia e accessibile della band.

La separazione dagli Slipknot fu annunciata nel dicembre 2013. Il gruppo parlò di ragioni personali, mentre Jordison dichiarò in seguito di non aver scelto volontariamente di lasciare la band. È una vicenda rimasta complessa e non completamente chiarita da una versione condivisa, quindi preferisco evitare ricostruzioni troppo sicure.

Joey Jordison, con trucco facciale e capelli lunghi, suona la batteria. Accanto a lui, un chitarrista con tatuaggi.

Come riconoscere il suo stile alla batteria

Il tratto più evidente è la combinazione tra doppia cassa e precisione chirurgica. La doppia cassa consiste nell’utilizzare due pedali o una configurazione equivalente per creare sequenze rapide con i piedi. Jordison la impiegava per dare movimento ai riff, non soltanto per aumentare la velocità.

Un altro elemento è il controllo dei cambi di ritmo. Poteva passare da una strofa serrata a un ritornello più aperto senza far perdere al brano la sua direzione. Questo richiede una forte gestione della dinamica, cioè la capacità di controllare il volume e l’intensità con la stessa attenzione dedicata alle note.

La velocità non era il suo unico punto di forza

Molti giovani batteristi si concentrano sulle parti più rapide, ma è un errore ascoltare Jordison soltanto come una macchina tecnica. In brani come “Duality” o “Before I Forget”, il suo lavoro funziona perché accompagna il ritornello e rende il groove immediatamente riconoscibile.

Nei momenti più estremi, invece, emergono blast beat, rullate e accenti improvvisi. Il blast beat è una tecnica tipica del metal estremo, costruita su colpi molto ravvicinati di cassa, rullante e piatti. Jordison riusciva a inserirla senza rendere il brano indistinto, mantenendo una forma leggibile anche dentro la brutalità.

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Da quali brani partire per ascoltarlo bene

  • “Eyeless” per capire la sua energia e il rapporto tra batteria e riff.
  • “(sic)” per ascoltare la precisione con cui costruisce una progressione aggressiva.
  • “People = Shit” per osservare l’uso della velocità come strumento di pressione.
  • “The Blister Exists” per la capacità di dialogare con le percussioni aggiuntive della band.
  • “Psychosocial” per il lato più diretto, ritmico e immediatamente riconoscibile.

La mia impressione è che la lezione più utile non sia provare a copiare ogni colpo. Conviene studiare come Jordison costruisce l’impatto complessivo: un fill funziona quando porta da qualche parte, non quando dimostra soltanto che il musicista è veloce.

Gli altri progetti oltre la maschera degli Slipknot

Ridurre Jordison al solo ruolo di batterista degli Slipknot significa perdere una parte importante del suo percorso. Con i Murderdolls, fondati insieme a Wednesday 13, suonava principalmente la chitarra e contribuiva alla scrittura. Il risultato univa horror punk, glam metal e immaginario da film dell’orrore.

L’album Beyond the Valley of the Murderdolls del 2002 resta il punto di partenza migliore per capire questa direzione. Rispetto agli Slipknot è più teatrale, immediato e melodico, ma conserva una forte attitudine underground. Nel 2010 arrivò anche Women and Children Last, più pesante e maturo nella produzione.

Dopo l’esperienza negli Slipknot, Jordison lavorò a Scar the Martyr, progetto orientato verso un metal moderno e atmosferico. Da quella fase nacque poi Vimic, mentre Sinsaenum gli permise di confrontarsi con una dimensione ancora più estrema, insieme a musicisti provenienti da scene death e black metal.

Fu anche un musicista molto richiesto come sostituto dal vivo. Nel corso della carriera collaborò con gruppi come Korn e Ministry, dimostrando una qualità spesso sottovalutata: adattarsi rapidamente a repertori diversi senza perdere la propria identità.

La malattia, la separazione e ciò che è certo sulla sua morte

Nel 2016 Jordison raccontò di aver affrontato la mielite trasversa, una patologia neurologica che aveva compromesso l’uso delle gambe. Spiegò di aver dovuto lavorare duramente per recuperare la mobilità e tornare a suonare. Questo episodio aiuta a comprendere la difficoltà degli ultimi anni, ma non autorizza a collegarlo automaticamente a ogni decisione professionale presa dalla band.

Jordison è morto il 26 luglio 2021 all’età di 46 anni. La famiglia comunicò che era deceduto serenamente nel sonno, senza rendere pubblica la causa della morte. Su questo punto è corretto fermarsi ai fatti e non alimentare speculazioni.

La sua scomparsa ha avuto un peso particolare perché non riguardava solo un membro degli Slipknot. Era un musicista capace di passare dalla batteria alla chitarra, dalla scrittura alla produzione, mantenendo una forte curiosità verso linguaggi differenti. La sua carriera dimostra che un artista può diventare simbolo di una band senza esaurirsi dentro quella band.

Come ascoltare oggi il lascito di Joey Jordison

Per avvicinarsi al suo lavoro consiglio un percorso in tre tappe. Prima l’album Slipknot del 1999, poi Iowa per coglierne la dimensione più estrema e infine un disco dei Murderdolls per scoprire il lato compositivo e chitarristico.

Solo dopo passerei ai progetti successivi, perché mostrano meglio la sua evoluzione rispetto alla semplice immagine del batterista mascherato. Il lascito più importante non è una singola velocità record, ma la capacità di rendere tecnica, spettacolo e scrittura parte dello stesso gesto musicale.

Per chi suona, la conclusione è concreta: studiare Jordison significa lavorare sulla precisione, ma anche imparare a servire il brano. È questa combinazione, più della pura rapidità, a spiegare perché il suo stile continui a parlare agli appassionati di rock e metal anche nel 2026.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Il percorso più utile parte da Slipknot del 1999, prosegue con Iowa del 2001 e arriva a Vol. 3: The Subliminal Verses e All Hope Is Gone. Il primo mostra l'impatto esplosivo della batteria, Iowa ne evidenzia l'intensità estrema, mentre gli album successivi fanno emergere una maggiore varietà dinamica e melodica.

Il suo stile combina doppia cassa, velocità, precisione e controllo dei cambi di ritmo. Jordison usava la tecnica per sostenere riff, pause e ritornelli, inserendo anche blast beat, rullate e accenti improvvisi senza rendere il brano indistinto.

Con i Murderdolls suonava soprattutto la chitarra e univa horror punk, glam metal e scrittura teatrale. In seguito partecipò a Scar the Martyr, Vimic e Sinsaenum, oltre a collaborare dal vivo con gruppi come Korn e Ministry.

Nel 2016 Jordison raccontò di aver affrontato la mielite trasversa, una patologia neurologica che aveva compromesso l'uso delle gambe e richiesto un lungo recupero. È morto il 26 luglio 2021 a 46 anni; la famiglia comunicò che era deceduto serenamente nel sonno, senza rendere pubblica la causa della morte.
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slipknot batteria doppia cassa murderdolls metal estremo

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Autor Domenico Donati
Domenico Donati
Mi chiamo Domenico Donati e ho sette anni di esperienza nel mondo della musica rock e metal, con un particolare focus sulla cultura underground. La mia passione per questi generi è nata in giovane età, quando ho scoperto la potenza dei riff e le storie che si celano dietro le canzoni. Scrivere di musica per me significa non solo condividere le mie scoperte, ma anche aiutare gli altri a comprendere le sfumature di un panorama sonoro così ricco e variegato. Mi piace esplorare le ultime tendenze, analizzare i testi e raccontare le storie degli artisti che, spesso, rimangono nell'ombra. Sono sempre attento a verificare le fonti e a confrontare le informazioni per garantire che ciò che scrivo sia utile, preciso e aggiornato. La mia missione è rendere accessibili argomenti complessi e far luce su aspetti meno conosciuti della musica, affinché ogni lettore possa apprezzare appieno l'universo del rock e del metal.
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