La scrittura di Machine Gun Kelly è più interessante quando si smette di trattarla come una traiettoria solitaria. Nei suoi dischi convivono un nucleo fisso di coautori, produttori e musicisti che ha guidato il passaggio dal rap al pop-punk e poi a un rock più personale. Qui chiarisco chi sono i nomi che tornano davvero, come leggere i crediti e perché, nel suo caso, coautore e collaboratore non sono la stessa cosa.
I punti chiave da tenere a mente sui crediti di MGK
- Il cuore del suo periodo rock è il trio Machine Gun Kelly, Travis Barker e Nick Long.
- Brandon "SlimXX" Allen e Stephen "BazeXX" Basil contano soprattutto per produzione e arrangiamenti.
- Featurings come blackbear, Halsey, WILLOW e YUNGBLUD spesso incidono anche sulla scrittura, non solo sulla voce.
- Nei crediti digitali compare spesso il nome legale Colson Baker, non solo il nome d’arte.
- Per capire davvero una canzone bisogna separare testo, musica, produzione e semplice presenza in copertina.
Chi scrive davvero i brani di Machine Gun Kelly
Io lo leggo così: MGK non è un artista “assemblato”, ma nemmeno un solista classico che porta il brano già chiuso in studio. Nella sua fase rock la scrittura nasce quasi sempre da un lavoro a più mani, con lui al centro delle idee, dei temi e dell’identità del pezzo, e con i collaboratori impegnati a rifinire riff, struttura, melodia e impatto del ritornello.
È un modello molto vicino al songwriting contemporaneo del pop-punk e dell’alt-rock, dove il confine tra autore, produttore e chitarrista è più poroso di quanto sembri. Per questo, se guardi i credits di un singolo brano, trovi spesso tre, quattro o cinque nomi: non è rumore, è proprio il metodo con cui quel suono viene costruito. E a questo punto vale la pena capire chi sono i nomi che tornano più spesso.

I collaboratori che ricorrono più spesso
Nel catalogo più recente i nomi che ricorrono con costanza sono abbastanza chiari. Alcuni definiscono il suono, altri aggiungono forma e lucidità al brano; insieme spiegano perché certe canzoni di MGK sembrano appartenere alla stessa famiglia pur restando diverse tra loro.
| Nome | Ruolo tipico | Perché conta |
|---|---|---|
| Travis Barker | Coautore, produttore, batterista | È il perno del passaggio al pop-punk: spinge ritmo, arrangiamento e struttura. |
| Nick Long | Chitarre, coautore, talvolta co-produttore | Lavora spesso su riff, melodia e architettura del brano; è uno dei nomi più ricorrenti. |
| Brandon "SlimXX" Allen | Produttore, coautore | Dà compattezza alle basi e al layering sonoro, soprattutto nei brani più levigati. |
| Stephen "BazeXX" Basil | Coautore, bassista, produttore | Aiuta a tenere insieme groove e peso delle canzoni senza renderle statiche. |
| Omer Fedi | Chitarrista, produttore, coautore | Porta una sensibilità più moderna e trasversale, utile quando MGK vuole allargare il suono. |
| blackbear, WILLOW, Halsey, YUNGBLUD | Voci ospiti e spesso coautori | Non si limitano al featuring: in diversi brani contribuiscono anche alla scrittura dell’identità del pezzo. |
La cosa più utile da notare è che Barker e Long formano il nucleo più riconoscibile, mentre SlimXX e BazeXX agiscono come cerniera tra chitarre, beat e rifinitura sonora. In altre parole: se Barker dà la spinta, Long dà spesso la forma, e gli altri completano il profilo del brano. Basta guardare tre pezzi come my ex's best friend, Emo Girl e Maybe per vedere il pattern: MGK porta il centro emotivo, Barker alza l’energia, Long rifinisce la scrittura e gli ospiti trasformano il demo in un singolo con identità precisa. Da qui si capisce perché i crediti cambino a seconda dell’album, senza però rompere la continuità del suono.
Come cambia la scrittura tra rap, pop-punk e rock recente
La carriera di MGK non va letta come una svolta secca, ma come una serie di strati. Nei brani rap dei primi anni la scrittura resta più vicina alla logica dell’MC: strofe dense, linguaggio diretto, meno dipendenza da un team di riff e hook. Dal 2020 in poi, con Tickets to My Downfall e poi Mainstream Sellout, la priorità cambia: contano di più il ritornello, il colpo di batteria, la chitarra che apre il pezzo e la sensazione di una band vera.
| Fase | Collaboratori più visibili | Effetto sul suono | Cosa ascoltare |
|---|---|---|---|
| Fase rap e rap-rock | Team più elastici, meno centrati su un nucleo rock | Più spazio alle barre e al racconto personale | Flow, punchline, struttura da singolo hip hop |
| Tickets to My Downfall e Mainstream Sellout | Barker, Long, Omer Fedi, SlimXX, BazeXX | Guitar-driven, ritornelli più larghi, energia da live | Hook, batteria, cambi dinamici e cori |
| Lost Americana | Nick Long, Barker, BazeXX, SlimXX, No Love for the Middle Child | Più introspezione, più spazio a arrangiamenti e colori classici | Testi confessionali, riferimenti rock più ampi, atmosfera meno radiofonica |
Io trovo che questo passaggio spieghi meglio di qualunque slogan perché MGK resti divisivo ma rilevante: non sta solo cambiando genere, sta cambiando il modo in cui costruisce i brani. E una volta vista questa evoluzione, diventa più semplice distinguere chi sta scrivendo cosa dentro una canzone.
Feat e coautore non sono la stessa cosa
Questo è il punto che crea più confusione, anche tra ascoltatori attenti. Un feat indica la presenza di un artista ospite, ma non dice automaticamente nulla sulla scrittura; un coautore, invece, compare nei crediti perché ha contribuito a testo, melodia, struttura o topline, cioè la linea vocale principale. Un produttore, infine, può limitarsi a scolpire il suono o arrivare fino alla scrittura vera e propria: dipende dal brano.
- Se trovi un nome in copertina, non è detto che abbia scritto il pezzo.
- Se trovi un nome nei credits autoriali, ha quasi sicuramente inciso sul risultato finale.
- Se lo stesso artista è sia feat sia coautore, il suo ruolo è molto più sostanziale di un semplice cameo.
- Nei brani di MGK questo accade spesso, soprattutto nelle collaborazioni rock-pop.
Per fare un esempio semplice, in canzoni come my ex's best friend, Emo Girl o Maybe il nome dell’ospite serve anche a definire il carattere del brano, non solo a renderlo più riconoscibile. Ed è proprio qui che vale la pena andare oltre il marketing e leggere i crediti con attenzione.
Come leggere i crediti senza farti ingannare dal nome in copertina
Quando voglio capire davvero chi ha fatto cosa, guardo tre livelli: scrittura, produzione e performance. I crediti digitali di Spotify o Apple Music sono utili proprio perché separano questi ruoli, mentre la copertina del singolo di solito li comprime tutti in un’unica immagine. In pratica, il metodo migliore è molto semplice.
- Controlla chi è accreditato come writer, lyricist o composer.
- Guarda se lo stesso nome torna su più tracce: quello è quasi sempre un collaboratore strutturale, non occasionale.
- Se compare il nome legale, come Colson Baker, collegalo al progetto artistico e non solo al marchio MGK.
- Se un produttore è anche coautore, considera che ha influito sulla forma del brano, non solo sul mix o sulla batteria.
- Diffida delle letture troppo lineari: un featuring non equivale a una canzone “scritta dall’ospite”.
Questo approccio è utile soprattutto per MGK, perché il suo catalogo funziona come una serie di sessioni di songwriting abbastanza riconoscibili: piccoli gruppi, ruoli fluidi e un risultato finale che sembra band-oriented anche quando nasce in modo molto più frammentato. Capire il meccanismo ti fa ascoltare meglio anche il lato più rock del suo lavoro.
Perché la sua rete di autori è la vera chiave del suo suono
Alla fine la risposta è meno scandalosa di quanto spesso si immagini: Machine Gun Kelly lavora con coautori, ma la sua identità non si dissolve dentro il gruppo. Al contrario, il suo progetto vive proprio nell’equilibrio tra una voce molto personale e una squadra ristretta che sa trasformare quell’energia in canzoni pronte per il rock contemporaneo.
Se segui la scena rock e metal con attenzione, questo dettaglio conta più del gossip sui featuring. Ti dice chi dà forma al suono, chi regge la scrittura e perché certi brani di MGK funzionano come inni da stadio mentre altri restano più intimi e fragili. Ed è questo, più del nome in copertina, a raccontare davvero la sua musica.