Quando si parla dell’esordio di Elio e le Storie Tese, si entra nel cuore più irriverente e underground della band. Qui ricostruisco la storia di Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu, dal significato del titolo alla formazione, dalla scaletta originale al suono che ha trasformato un gruppo di culto milanese in una presenza decisiva del rock demenziale italiano.
Il disco che ha fissato l’identità degli Elii
- Anno di pubblicazione 1989, con uscita ufficiale indicata al 6 dicembre.
- È il primo album in studio di Elio e le Storie Tese.
- La scaletta originale comprende brani come “John Holmes”, “Cateto”, “Silos” e “Cara ti amo”.
- Il titolo è in cingalese e ha un significato volutamente volgare e goliardico.
- Il suono unisce comicità, tecnica strumentale, rock, funk, jazz e arrangiamenti imprevedibili.
Perché questo album è il vero punto zero degli Elii
Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu è il primo album in studio di Elio e le Storie Tese. Arriva nel 1989, dopo anni di concerti, cassette che circolavano nell’underground milanese e apparizioni nei circuiti del cabaret. La band non nasce quindi con il disco, ma il disco è il momento in cui quell’universo caotico trova una forma registrata e riconoscibile.
Prima della pubblicazione, gli Elii erano già diventati un piccolo fenomeno locale. Nel 1988 riuscirono a riempire il Teatro Ciak di Milano per una settimana, senza avere ancora un album ufficiale. Questo dettaglio spiega bene la natura dell’esordio: non è il tentativo di una band sconosciuta di farsi notare, ma la fotografia di un culto già formato.
Il successo fu sorprendente. La biografia ufficiale del gruppo parla di 100.000 copie vendute in breve tempo, una cifra notevole per un lavoro così poco accomodante. Il pubblico trovò testi assurdi, personaggi osceni e situazioni demenziali, ma anche musicisti capaci di suonare con una precisione che impediva di liquidare tutto come semplice goliardia.
Il titolo nasconde una provocazione linguistica
Il titolo riprende una frase in lingua cingalese, oggi più spesso indicata come singalese. La traduzione non è stata sempre resa nello stesso modo, ma il senso generale è chiaro: si tratta di un’espressione volutamente volgare, sessuale e nonsense, costruita per lasciare il pubblico spiazzato.
La scelta non è casuale. Gli Elii volevano un titolo difficile da capire per chi non conoscesse la lingua, ma capace di suscitare una reazione una volta tradotto. È lo stesso meccanismo che attraversa tutto l’album: parole apparentemente infantili, riferimenti osceni e giochi fonetici convivono con arrangiamenti molto elaborati.
Io trovo interessante che il titolo non serva soltanto a fare scandalo. Presenta già il metodo della band, basato sulla collisione tra linguaggio alto e comicità da cameretta. Da una parte c’è la cura musicale, dall’altra una provocazione che sembra arrivare direttamente da una serata tra amici senza alcun filtro.
La scaletta originale tra nonsense e personaggi memorabili
La versione in CD presenta undici tracce, mentre le prime edizioni in vinile e musicassetta avevano una configurazione leggermente diversa. Le piattaforme digitali possono inoltre mostrare una suddivisione o una sequenza non identica a quella delle pubblicazioni storiche.
| Brano | Cosa lo rende importante |
|---|---|
| John Holmes | Un ritratto parodico della pornografia e del divismo, diventato uno dei pezzi più riconoscibili del gruppo. |
| John Holmes Shidzu Version | Una rilettura dello stesso personaggio, utile per capire quanto gli Elii amassero deformare le proprie idee. |
| Cateto | Un gioco linguistico surreale che mostra la capacità della band di trasformare la matematica in comicità musicale. |
| Cara ti amo | Un brano dalla dimensione teatrale e dialogata, con una vena più vicina alla performance dal vivo. |
| Parakramabahu Rajatuma | Un intermezzo esotico e straniante, costruito sull’effetto comico dei suoni e delle associazioni improbabili. |
| Cassonetto differenziato per il frutto del peccato | Una delle prove più riuscite del gusto degli Elii per il grottesco e l’umorismo nero. |
| Silos | Un brano ancora efficace per il tono trasgressivo e l’immaginario volutamente assurdo. |
| Nella vecchia azienda agricola | Una parodia deformata della canzone per bambini, con un contrasto comico tra innocenza apparente e contenuto irriverente. |
| Carro | Un pezzo dinamico, sostenuto da un approccio rock e da riferimenti musicali facilmente riconoscibili. |
| Nubi di ieri sul nostro domani odierno | Un titolo paradossale per una canzone che gioca con abitudini, frasi fatte e logica quotidiana. |
| Piattaforma | La chiusura ideale di un disco frammentario, surreale e pieno di deviazioni narrative. |
Non ascolterei però la scaletta come una semplice raccolta di sketch. Il disco funziona meglio come un collage comico-musicale, dove i dialoghi, le pause e gli intermezzi contribuiscono quanto le canzoni vere e proprie alla costruzione dell’atmosfera.
Una formazione tecnica dietro la facciata demenziale
La formazione comprende Elio alla voce, Rocco Tanica alle tastiere, Faso al basso, Cesareo alla chitarra e Feiez al sax. Alla batteria venne coinvolto il turnista tedesco Curt Cress, mentre Christian Meyer compare nella versione dal vivo di “Cara ti amo”.
Questo organico chiarisce una cosa che spesso viene dimenticata. Gli Elii non usano la tecnica per nobilitare la comicità, ma la comicità per mettere la tecnica al servizio di idee imprevedibili. Il risultato passa dal rock al funk, dal jazz alla musica progressive, con cambi di ritmo e arrangiamenti che sorprendono anche quando il testo sembra completamente demenziale.
Le registrazioni si svolsero nel settembre del 1989 in cinque giornate, il 6, 7, 8, 11 e 13. La produzione fu curata dalla band con Psycho e CBS. Per me è proprio questa combinazione tra tempi di studio concentrati e scrittura già maturata dal vivo a spiegare il carattere diretto del disco.
Come ascoltarlo oggi senza fermarsi alla provocazione
Il modo migliore per affrontare Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu è ascoltarlo almeno due volte. Al primo passaggio emergono le battute, i personaggi e le frasi più esplicite; al secondo si notano meglio incastri ritmici, citazioni musicali e dettagli vocali.
Consiglio di partire da “John Holmes”, “Silos” e “Cateto” per capire il lato più immediato dell’album. Subito dopo conviene passare a “Cara ti amo” e “Nella vecchia azienda agricola”, perché mostrano quanto il gruppo sappia costruire vere scene teatrali dentro una canzone.
Chi arriva dagli album più celebri della band potrebbe aspettarsi una produzione più pulita e una comicità già perfettamente calibrata. È un’aspettativa sbagliata. L’esordio è più ruvido, più adolescenziale e meno controllato, ma proprio questa imperfezione gli dà una forza underground che i lavori successivi avrebbero inevitabilmente attenuato.
Non lo definirei un disco adatto a tutti. Alcuni riferimenti sono datati, il linguaggio è esplicito e certe gag dipendono dal clima culturale della fine degli anni Ottanta. Se però si accetta la sua natura provocatoria, si scopre un album ancora utile per capire come una band italiana abbia trasformato il demenziale in una forma musicale ambiziosa.
Quello che resta dopo l’ascolto dell’esordio
Il valore di questo album non dipende soltanto dalle vendite o dalla fama conquistata in seguito. Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu documenta il momento in cui Elio e le Storie Tese erano ancora una creatura underground, libera di essere sguaiata, tecnica e imprevedibile nello stesso istante.
Per chi vuole conoscere davvero il gruppo, partire da qui ha ancora senso. Non è il disco più accessibile della loro carriera, ma è quello che mostra meglio l’origine del metodo degli Elii: suonare benissimo, scrivere senza paura e trasformare ogni regola in materiale comico.