La risposta breve è che nella storia dei Pooh ci sono due figure scomparse spesso confuse tra loro: Valerio Negrini, fondatore e autore dei testi, e Stefano D’Orazio, storico batterista e paroliere. Le loro morti sono avvenute in anni diversi e hanno lasciato un vuoto profondo, ma entrambi continuano a vivere nella discografia della band.
Le informazioni essenziali sulle scomparse dei Pooh
- Stefano D’Orazio è morto il 6 novembre 2020, a 72 anni.
- Valerio Negrini è scomparso il 3 gennaio 2013, a 66 anni.
- D’Orazio è morto per complicazioni legate al Covid-19, aggravate da condizioni di salute già compromesse.
- Negrini è deceduto in seguito a un infarto mentre si trovava in Trentino.
- Entrambi hanno avuto un ruolo decisivo nella nascita e nell’identità artistica dei Pooh.

Il nome che viene in mente per primo è Stefano D’Orazio
Quando si parla del membro dei Pooh morto più recentemente, il riferimento è a Stefano D’Orazio. Il batterista è scomparso la sera del 6 novembre 2020 presso il Policlinico Gemelli di Roma, all’età di 72 anni.
La morte è stata collegata al Covid-19. Il sito ufficiale dei Pooh ha spiegato che il musicista aveva già un fisico debilitato da un’immunodeficienza e che non è riuscito a superare le conseguenze dell’infezione. Per questo è più corretto parlare di complicazioni aggravate dal virus, senza ridurre tutta la sua storia clinica a una formula troppo semplicistica.
D’Orazio non era soltanto il batterista. Entrato nella band nel 1971 al posto di Valerio Negrini, contribuì anche come cantante, autore dei testi e presenza creativa riconoscibile. La sua ironia, il modo di stare sul palco e la capacità di raccontare emozioni quotidiane lo resero una delle colonne della formazione più amata dei Pooh.
Valerio Negrini è stato il fondatore e il grande paroliere
L’altra figura scomparsa nella storia del gruppo è Valerio Negrini, morto il 3 gennaio 2013 a 66 anni. Il musicista fu colpito da un infarto mentre si trovava in Trentino e morì all’ospedale Santa Chiara di Trento.
Negrini aveva fondato il gruppo nel 1966 e ne era stato il primo batterista. In seguito lasciò il posto a D’Orazio per concentrarsi soprattutto sulla scrittura, diventando l’autore di moltissimi testi fondamentali del repertorio dei Pooh.
Il suo nome è legato a brani come “Piccola Katy”, “Tanta voglia di lei”, “Uomini soli” e “Dammi solo un minuto”. Anche quando non era più sul palco, la sua impronta rimase quindi centrale. Treccani lo descrive come fondatore, paroliere e componente della band nella sua prima fase, una sintesi che spiega bene perché venga spesso definito il “quinto Pooh”.
Perché le due scomparse vengono spesso confuse
La confusione nasce dal fatto che Negrini e D’Orazio hanno occupato, in momenti diversi, lo stesso ruolo nella band. Entrambi sono stati batteristi e autori, ma appartengono a due periodi differenti della storia del gruppo.
| Artista | Ruolo nei Pooh | Data della morte | Causa riportata |
|---|---|---|---|
| Valerio Negrini | Fondatore, primo batterista e paroliere | 3 gennaio 2013 | Infarto |
| Stefano D’Orazio | Batterista, cantante e autore | 6 novembre 2020 | Complicazioni legate al Covid-19 |
Il passaggio tra i due avvenne nel 1971. Negrini continuò a scrivere per il gruppo, mentre D’Orazio entrò stabilmente nella formazione e vi rimase per quasi quarant’anni, con una pausa tra il 2009 e il 2015. È questo intreccio di ruoli a generare molti titoli e ricordi non sempre precisi.
Che cosa hanno lasciato nella musica dei Pooh
Negrini e D’Orazio hanno rappresentato due modi diversi di dare voce ai Pooh. Negrini era soprattutto il poeta della band, capace di trasformare storie sentimentali, solitudine e inquietudine in testi immediatamente riconoscibili.
D’Orazio, invece, ha portato nella scrittura una sensibilità più narrativa e spesso ironica. Canzoni come “Stare senza di te”, “La donna del mio amico” e altri brani firmati durante la lunga storia del gruppo mostrano quanto il suo contributo andasse oltre la batteria.
A mio avviso, è proprio questa doppia eredità a spiegare la resistenza del repertorio dei Pooh. Le melodie di Roby Facchinetti e il lavoro degli altri componenti trovavano nei testi di Negrini e D’Orazio un linguaggio capace di parlare tanto al pubblico popolare quanto agli ascoltatori più attenti alle parole.
La band ha continuato a ricordarli dopo la loro morte
La scomparsa di D’Orazio ha segnato profondamente i compagni di viaggio e il pubblico. Nel 2023 i Pooh sono tornati a dedicare spazio alla sua memoria insieme a quella di Negrini, confermando che entrambi fanno parte della storia del gruppo anche dopo la fine delle formazioni originali.
Questo non significa che ogni notizia sui Pooh riguardi una nuova scomparsa. Spesso articoli, video e post ripropongono vecchi lutti in occasione di anniversari, concerti celebrativi o trasmissioni dedicate alla musica italiana. Per capire a chi si riferisce una notizia, basta controllare nome, data e ruolo ricoperto.
È una distinzione importante anche per evitare un errore frequente: attribuire a D’Orazio la fondazione dei Pooh o considerare Negrini soltanto un ex batterista. Il primo fu una presenza storica della formazione più celebre, il secondo fu l’ideatore del gruppo e uno dei principali artefici della sua identità poetica.
Due assenze diverse che raccontano la stessa storia
Alla domanda su chi sia morto tra i Pooh, la risposta completa comprende quindi Valerio Negrini e Stefano D’Orazio. Negrini è scomparso nel 2013 per un infarto, mentre D’Orazio è morto nel 2020 per complicazioni legate al Covid-19.
Ricordarli separatamente aiuta a capire meglio l’evoluzione della band. Uno ha dato origine al gruppo e ne ha scritto gran parte dell’anima, l’altro ne ha accompagnato la stagione più lunga con batteria, voce, testi e personalità. È anche per questo che, ancora oggi, ascoltare i Pooh significa ritrovare entrambi.