Quando una band riesce a unire breakdown pesanti, melodie pop e atmosfere elettroniche senza perdere mordente, il risultato merita attenzione. I Bad Omens sono una delle realtà più interessanti del metalcore statunitense contemporaneo, ma il loro percorso va oltre l’etichetta: qui ricostruisco la storia del gruppo, i dischi fondamentali, il suono e il momento che stanno vivendo nel 2026.
Il percorso dei Bad Omens in pochi punti
- Origini nella Virginia del 2015 e debutto con Sumerian Records.
- Tre album in studio hanno accompagnato una trasformazione dal metalcore all’alternative metal.
- The Death of Peace of Mind è il disco che ha portato la band a un pubblico molto più ampio.
- Il gruppo combina chitarre aggressive, synth, R&B e pop oscuro.
- Nel 2026 la band ha consolidato la propria dimensione internazionale con tour e nuove canzoni.
Perché il gruppo è diventato così importante
I Bad Omens sono nati a Richmond, in Virginia, nel 2015. La formazione ruota attorno a Noah Sebastian, voce e principale figura creativa, insieme a Nicholas Ruffilo, Joakim Karlsson e Nick Folio. Già nei primi anni il gruppo ha mostrato un’ambizione precisa: usare la struttura del metalcore come base, senza lasciarsi chiudere dentro un solo genere.
Il salto di popolarità è arrivato soprattutto con “Just Pretend”, brano capace di funzionare sia davanti a un pubblico metal sia sulle radio alternative. Secondo TicketOne, la canzone ha ottenuto la certificazione Platinum RIAA e ha raggiunto il primo posto nella classifica Alternative Radio statunitense. Il dato è significativo perché spiega meglio di qualunque slogan la loro forza attuale: scrivono musica pesante, ma con ritornelli immediatamente riconoscibili.
Io li considero interessanti proprio per questo equilibrio. Non sono semplicemente una band metalcore diventata più accessibile, ma una formazione che ha trasformato l’accessibilità in parte integrante della propria identità artistica.

Dalla Virginia ai grandi palchi internazionali
Il primo album, Bad Omens, è uscito nel 2016 e presenta un suono ancora vicino al metalcore moderno dell’epoca. Le chitarre hanno un ruolo centrale, i breakdown sono frequenti e la voce alterna scream e linee melodiche con una costruzione piuttosto diretta.
Con Finding God Before God Finds Me del 2019 la scrittura diventa più ampia. Restano l’aggressività e il gusto per i passaggi ritmici pesanti, ma aumentano il peso delle atmosfere, dei ritornelli e della produzione elettronica. “Dethrone” rappresenta bene il lato più brutale della band, mentre “Limits” mostra una sensibilità più melodica.
La vera svolta arriva nel 2022 con The Death of Peace of Mind. Il disco porta in primo piano groove più sensuali, sintetizzatori, influenze industrial e una vocalità meno legata al tradizionale schema strofa-ritornello. È anche l’album che ha reso il gruppo riconoscibile fuori dalla scena metalcore, grazie a brani come “Like a Villain”, “Nowhere to Go” e “Just Pretend”.
| Album | Anno | Da dove partire | Cosa lo distingue |
|---|---|---|---|
| Bad Omens | 2016 | “The Worst in Me” | Metalcore diretto e riff molto presenti |
| Finding God Before God Finds Me | 2019 | “Dethrone” | Contrasto tra violenza sonora e melodie |
| The Death of Peace of Mind | 2022 | “Just Pretend” | Elettronica, pop oscuro e alternative metal |
| Concrete Jungle | 2024 | “V.A.N” | Espansione dell’universo creativo della band |
Un suono costruito sul contrasto
La caratteristica più evidente è il contrasto. Un’introduzione può partire da un sound design elettronico, cioè un uso programmato di sintetizzatori, rumori e texture, per poi esplodere in chitarre ribassate e batteria sincopata. Questo passaggio funziona perché non viene usato come semplice decorazione: cambia davvero il modo in cui la canzone respira.
La voce di Noah Sebastian segue la stessa logica. Gli scream danno peso ai momenti più tesi, mentre il canto pulito rende memorabili i ritornelli. In “Artificial Suicide” prevale l’urgenza metalcore; in “The Death of Peace of Mind” emergono invece sensualità e malinconia. Sono due facce diverse della stessa band, non due direzioni incompatibili.
Un altro elemento importante è la produzione. I Bad Omens lavorano molto sulle dinamiche, quindi non puntano soltanto al volume o alla distorsione. Il silenzio, il riverbero e le parti sospese servono a rendere più incisivo il ritorno del riff. È una lezione utile anche per chi ascolta o produce musica pesante: la potenza nasce spesso dal contrasto, non dall’accumulo continuo.
La collaborazione con Poppy in “V.A.N” ha reso evidente questa apertura. Il brano mescola industrial metal, elettronica e una componente quasi futuristica, mostrando quanto il gruppo sia disposto a spostarsi verso territori meno prevedibili.
La fase attuale e il rapporto con l’Italia
Dopo il successo del terzo album, la band ha ampliato la propria dimensione dal vivo e ha iniziato a muoversi su palchi sempre più grandi. Nel 2025 sono arrivati nuovi singoli come “Specter”, “Impose”, “Dying to Love” e “Left for Good”, segnali di una fase creativa ancora attiva, anche se non equivalgono automaticamente all’annuncio di un nuovo album.
Per il pubblico italiano, il momento più concreto è stato il concerto del 16 giugno 2026 al Parco della Musica di Novegro, vicino a Milano. L’appuntamento ha confermato l’interesse della band per il nostro Paese, dopo il precedente sold out italiano del 2023. Chi li segue dal vivo dovrebbe aspettarsi uno show basato non solo sui breakdown, ma anche su luci, visual e una forte cura della dimensione scenica.
Apple Music continua a indicare “Just Pretend”, “Like a Villain” e “The Death of Peace of Mind” tra i brani più rappresentativi del catalogo. Per me, però, limitarsi ai singoli più noti significa perdere una parte del quadro, soprattutto il lato più ruvido dei primi due album.
Da dove iniziare senza fermarsi al singolo più famoso
Il percorso più semplice consiste nell’ascoltare un brano per ogni fase. “The Worst in Me” introduce il metalcore delle origini, “Dethrone” mostra la dimensione più aggressiva, mentre “Just Pretend” racconta l’apertura verso un pubblico più ampio.
- Per il lato più pesante, partire da “Dethrone” e “Artificial Suicide”.
- Per le melodie più immediate, scegliere “Just Pretend” e “Like a Villain”.
- Per l’anima elettronica, ascoltare “The Death of Peace of Mind” e “V.A.N”.
- Per capire la fase più recente, confrontare “Specter” con i brani dei primi album.
Il punto è non chiedersi se siano ancora una band metalcore “pura”. La domanda più utile è capire come riescano a tenere insieme impatto, atmosfera e scrittura pop. È proprio questa combinazione, con i suoi rischi e le sue intuizioni, ad aver trasformato i Bad Omens in uno dei nomi più riconoscibili della nuova scena heavy internazionale.