Technocracy – Technocracy

Phil Demmel abitava dalle parti dei Vio-lence (chi mi risponde Machine Head?), si diverte in largo ed in lungo con i Torque e alla fine la piccola Mausoleum Records decide, dopo due anni dall’uscita dal promo che comprendeva 11 dei 12 pezzi presenti nel cd, di pubblicare questo lavoro che segna il ritorno di uno degli axeman più interessanti della Bay area. Non siamo vicini ad un album pallidamente thrash e con semplici ghirigori hardcore, non siamo lontani dalla concezione futuristica di nuovi stili nigeriani del metallo. I Technocracy vogliono rappresentare alla perfezione il rigurgito cyberthrash dell’epopea discografica dei Fear Factory, mischiando melodie korniane in un suono unico riconducibile ad una pulizia tipica degli Evereve e dei “non-c’azzeccano-un-cazzo” Disturbed, con supporti elettronici di primo ordine e capacità tecniche mostruose. Il cantante non si limita a scimmiottare un urlatore qualsiasi, l’aspetto del booklet lo fa apparire come un cazzaro che si diverte a prendere a calci in culo i compagni secchioni di scuola, ma mostra un’estensione e una dote interpretativa davvero inimmaginabile. Il resto della band si limita a spaccare il culo tra elettronica ed effettistica degne di nota condendo il tutto con sana rabbia e mostrando l’ulcera profonda che dilania nel mondo del “nuovo”, ma non Nu, metallo in auge. Ed il disco? A volte suonerà troppo melodico, soprattutto se siete assuefatti da casa Relapse, a volte vi parrà esattamente quello che vi sareste aspettati dai Medication prima del debutto. Un buon metal, tagliente, melodico e potente si alterna nelle viscere del dischetto in questione che comunque vi stupirà per il gusto e per l’atmosfera, senza cappottarvi dalle innovazioni e senza potarvi a ricordare qualche altra band già presente sul mercato
Diamo a Phil, e stavolta non parliamo di Anselmo, quel che è di Phil.