Strapping Young Lad – SYL

Il fatto che Devin Townsend sia un matto, un personaggio che con una camicia di forza saprebbe trovare una certa comodità, è cosa risaputa, così come da molto tempo era risaputa la voglia dei fan di mettere le mani su questo lavoro. SYL, nient’altro che l’acronimo della band, a lungo è stato decantato dallo stesso Devin come un album fotonico, ultrasonico, cinquanta volte migliore del pilastro in musica “City”, ed ormai è arrivato realmente il momento del giudizio e dell’ascolto. E’ necessario premettere che l’abum in questione è molto complesso, non ci troviamo di fronte ad un opera univoca, o comunque con precise coordinate di riferimento, e sicuramente chiunque potrà avere idee estremamente diverse… Fattosta’ che SYL non è altro se non un album di maniera, Devin e gli Strapping hanno preso “la piega”, il vizio di suonare così, e il disco suona perfettamente ingranato e fluido. Pensate a “City”, scartate la parte di rabbia e violenza palpabile, e immaginatene un simulacro: nulla di più se non un album a tratti tremendamente bello, ma tremendamente distaccato. Riprendendo l’oggetto della recensione, ovvero gli Strapping Young Lad, bisogna relativizzare il discorso per una band di qualità ed importanza – elevatissima – per il metal, e che SYL non è assolutamente un disco da scartare.
E’ un lavoro impetuoso e potente, con un supporto vocale decisamente meno urlato e più tecnico rispetto a “City”, che crea un suono unico mischiando con una maestria positivamente innaturale un sacco di ‘sfaccettature’ del metal, prendendo a volte dal sacco del Cyberthrash e a volte dai canoni più consolidati dell’ Heavy. SYL non ha nulla di brutto, suona semplicemente con strana cortesia, con maniera. Impressiona, ma non spaventa e tantomeno emoziona. Lo consiglio, perché non è un’ uscita a cui rinunciare, ma siamo lontani dal valore di “City”.