Pentagram – Sub basement

Ci scusiamo per la postuma pubblicazione di questa recensione, ma il promo a noi giunto da parte di Black widow non è stato spedito che in questi ultimi due mesi, in quanto la casa discografica si era accordata con noi per l’invio di un pacchetto promozionale che comprendesse quattro delle sue ultime releases. Più per questione di rispetto, e per la mancanza del nome dei Pentagram nel nostro oramai folto carnet di recensioni, abbiamo dunque deciso di inserire ugualmente questo articolo direttamente nella homepage di MetalManiacs. Che dire? Altra release, ed altro colpo grosso della Black widow. Ma nel caso dei Pentagram, ci si poteva aspettare qualcosa del genere – almeno in parte. La cosa che mi spaventa maggiormente è che questa band è arrivata alla release di un disco così valido dopo addirittura trenta anni oramai passati di carriera, di cui addirittura oltre quindici di attività discografica trascorsa col monicker corrente. I Pentagram si inseriscono di diritto fra i maestri assoluti della scuola doom metal, al fianco di Saint Vitus, primi Cathedral, Candlemass, e dei fondamentali Black Sabbath. E naturalmente, tutte le band succitate sono presenti nelle influenze che compongono il retro dei tasselli di questo “Sub basement”: il disco suona puramente doom, si esprime secondo i canoni da anni ed anni dettati dal duo di Bobby Liebling, e non manca di presentare delle novità, rappresentate nel suono fresco e moderno che contrassegna il lavoro. Nonostante lo stile canoro di Bobby sia sempre tradizionalistico e non presenti impressionanti novità, e nonostante la struttura delle song non abbia subito grosse modifiche rispetto al passato – in definitiva ci troviamo dinanzi ad un classico disco a’la Pentagram – l’uso della distorsione della chitarra di Hasselvander è particolarmente moderno, legato più ai canoni dello stoner-doom gettato in gioco dai Cathedral del secondo corso, e non prettamente settantiano sotto tutti i frangenti compositivi riscontrabili, ma a dispetto di tutto ciò il passato ed i seventies affiorano minacciosi in episodi come la splendida “Mad dog”. Ottimo lavoro, sul quale campeggiano la bellissima opener “Bloodlust” (dotata di un riff di base a dir poco splendido) ed i dieci minuti dell’accoppiata “Sub-intro” – “Sub-basement”. L’unico ostacolo potrebbe essere rappresentato dalla particolarissima voce di Liebling, sin troppo personale ed ostica a molti ascoltatori – oramai è un dato di fatto – , ma se amate almeno parzialmente il doom e le sonorità Sabbathiane, provate ad imbattervi in “Sub basement”, e difficilmente ne rimarrete delusi. Un grande viaggio musicale all’interno di atmosfere plumbee e suoni ai limiti della ricercatezza nella loro pur apparente semplicità.