Le band di Joey Jordison raccontano molto più di una semplice carriera da batterista: mostrano un musicista capace di passare dal caos controllato degli Slipknot al lato horror punk dei Murderdolls, fino ai progetti più personali come Scar the Martyr, Vimic e Sinsaenum. Qui metto ordine tra i gruppi legati alla sua carriera, spiegando ruoli, differenze sonore e il modo giusto di ascoltarli. Io partirei da questa mappa se vuoi capire dove nasce davvero la sua identità musicale.
I gruppi da conoscere per leggere la sua carriera senza perdersi
- Slipknot è il centro del suo percorso: cofondatore, batterista #1 e autore chiave.
- Murderdolls mostra il suo lato più teatrale, sporco e ironico.
- Scar the Martyr e Vimic spiegano la fase post-Slipknot, più personale e ambiziosa.
- Sinsaenum lo riporta nel metal estremo con un supergruppo di forte impatto tecnico.
- Le collaborazioni con Metallica, Ministry, Korn, Rob Zombie e Satyricon confermano che non era un nome confinato a una sola scena.
Le formazioni che spiegano meglio la sua carriera
Prima di entrare nei singoli capitoli, io preferisco mettere il quadro in chiaro con una lettura rapida. Non tutti i progetti a cui ha preso parte hanno lo stesso peso, e questa distinzione conta: alcuni hanno definito il suo suono, altri hanno mostrato la sua voglia di cambiare pelle, altri ancora raccontano quanto fosse stimato anche fuori dal suo gruppo principale.
| Gruppo | Ruolo di Jordison | Periodo indicativo | Perché conta |
|---|---|---|---|
| Slipknot | Batterista, cofondatore e songwriter | 1995-2013 | È il progetto che lo ha reso una figura centrale del metal moderno |
| Murderdolls | Chitarrista e cofondatore | 2002 e 2010 | Mostra il suo lato horror punk, più libero e provocatorio |
| Scar the Martyr | Fondatore e batterista | Dal 2013 | È il primo passo forte fuori dall’orbita Slipknot |
| Vimic | Fondatore e batterista | Dal 2016 | Rappresenta la fase più ambiziosa e personale della sua maturità artistica |
| Sinsaenum | Batterista | Dal 2016 al 2021 | Lo colloca nel blackened death metal e nel formato supergruppo |
| Collaborazioni live e sessioni | Ospite e turnista | 2004-2010 | Raccontano la sua versatilità fuori dai progetti stabili |
Se devo sintetizzarlo in una frase, direi che Jordison non ha avuto una sola “band forte”, ma una sequenza di contesti diversi in cui ha lasciato un segno riconoscibile. E il punto di partenza obbligato resta Slipknot, perché è lì che la sua grammatica musicale diventa inconfondibile.

Slipknot, il centro della sua identità
Slipknot non è soltanto la band che lo ha reso famoso: è il luogo in cui ha costruito il suo linguaggio. Come cofondatore e batterista identificato dal numero #1, Jordison ha contribuito a fissare quel suono compatto, aggressivo e precisissimo che ha definito la band fin dall'esordio. Nei primi quattro album in studio, e in particolare nei lavori più amati dai fan come Slipknot, Iowa e Vol. 3, la sua mano si sente ovunque: nella doppia cassa, negli stop-and-go, nei fill che non servono a riempire spazio ma a spingere il brano in avanti.
La doppia cassa, per intenderci, è il lavoro sui due pedali della grancassa: usata bene, non è solo velocità, ma tensione costante. Jordison la usava così, con una pulizia che gli permetteva di restare brutale senza perdere leggibilità. Non è un dettaglio minore, perché è proprio questa combinazione a farlo riconoscere da chiunque abbia ascoltato metal estremo e nu metal negli anni più decisivi del genere.
Anche i numeri aiutano a capire il peso del progetto: secondo la biografia ufficiale del musicista, Slipknot ha superato i 20 milioni di album venduti nel mondo e ha vinto un Grammy nel 2005 per Before I Forget. Questi dati non servono a fare classifica, ma spiegano perché il suo nome sia diventato un riferimento per due generazioni di batteristi. La parte interessante, però, è che Jordison non si è mai fermato lì, e proprio da quel punto in poi il suo percorso diventa più sfaccettato.
Murderdolls, il lato horror punk e più irriverente
Se Slipknot era il rigore, Murderdolls era la valvola di sfogo. Qui Jordison si muoveva in un territorio molto diverso, più vicino all'horror punk, cioè un punk rock con estetica da film di serie B, ironia nera e una teatralità volutamente sopra le righe. Questo progetto gli ha permesso di cambiare registro: niente maschere claustrofobiche o marce industriali, ma un immaginario più glam, sporco e divertito.
Il dettaglio che spesso viene sottovalutato è il suo ruolo: in Murderdolls, Jordison non era dietro la batteria ma alla chitarra. È importante perché dimostra che non era solo un grande batterista, ma un musicista capace di pensare i brani da un altro punto di vista. Per me è uno dei motivi per cui questo nome non va trattato come una semplice parentesi.
- Beyond the Valley of the Murderdolls è il disco che definisce l'identità del progetto: immediata, sporca, costruita per funzionare dal vivo.
- Women and Children Last mostra invece una versione più matura, meno impulsiva ma ancora molto fedele allo spirito iniziale.
In pratica, Murderdolls serve a capire quanto Jordison amasse il lato narrativo del rock: personaggi, immagini forti, melodie facili da ricordare e una certa attitudine da cult band. Da qui il passo verso i suoi progetti successivi è naturale, perché la sua ricerca diventava sempre più personale.
Scar the Martyr e Vimic, la sua fase più personale
Dopo la rottura con Slipknot, Jordison non si limita a ripartire: prova a ricostruire una direzione. Scar the Martyr, nato nel 2013, è il primo segnale chiaro di questa volontà. Qui il suono è più cupo e pesante, ma soprattutto più libero da vincoli estetici esterni. Non è un semplice “progetto parallelo”: è il tentativo di aprire una nuova stanza nella sua carriera.
Il passaggio a Vimic rafforza questa idea. Anche qui si sente la voglia di unire potenza, melodia e costruzione moderna, con un approccio più ampio rispetto alla brutalità pura. Io leggo Vimic come il capitolo in cui Jordison cerca di portare avanti una visione completa, non solo una batteria riconoscibile. Il progetto è rimasto per anni il simbolo di un lavoro ambizioso e complesso da portare a compimento, e proprio questo lo rende importante nel racconto della sua eredità.
In mezzo a questa fase c'è anche il nodo più delicato della sua storia personale: un problema neurologico che gli aveva complicato la vita e la tecnica negli anni finali con Slipknot. Non serve indulgere nel lato biografico più duro per capire il punto: quei progetti nascono da una ricostruzione, non da una semplice continuazione. E questo cambia il modo in cui vanno ascoltati.
Se vuoi capire davvero Jordison, qui devi cercare meno la perfezione dei numeri e più la sua capacità di tornare a scrivere musica con una nuova struttura addosso. Ed è proprio qui che entra in gioco il suo lavoro più estremo e, per certi versi, più sorprendente.
Sinsaenum e le collaborazioni che mostrano la sua versatilità
Sinsaenum sposta il discorso su un piano ancora diverso: quello del blackened death metal, cioè un incontro tra la densità del death metal e l'atmosfera tagliente del black metal. In questo supergruppo, nato nel 2016, Jordison torna a suonare con una ferocia tecnica che molti avevano quasi dato per scontata, ma che in realtà era sempre stata una delle sue firme più forti. Per chi viene da Slipknot, Sinsaenum è utile perché mostra il lato più oscuro e controllato della sua scrittura ritmica.
Accanto ai progetti stabili, io non ignorerei le sue collaborazioni con Metallica, Ministry, Korn, Rob Zombie e Satyricon. Non sono “band sue” in senso stretto, ma valgono moltissimo per capire la sua reputazione. Quando altri gruppi chiamano un batterista come ospite o sostituto, non lo fanno solo per riempire un vuoto: cercano una personalità che regga il palco e cambi davvero l'energia del set.
| Collaborazione | Cosa racconta di lui |
|---|---|
| Metallica | La sua autorevolezza era già abbastanza forte da reggere un palcoscenico enorme |
| Ministry | Si trovava a suo agio nel lato più industriale e meccanico del metal |
| Korn | Era credibile anche nel dialogo con il nu metal più mainstream |
| Rob Zombie | La teatralità non gli era estranea: sapeva trasformarla in spettacolo |
| Satyricon | La sua presenza funzionava anche nel metal estremo di matrice black |
Questa parte della sua storia è utile perché smonta un equivoco comune: Jordison non era solo “il batterista degli Slipknot”, ma un musicista chiamato dove servivano precisione, forza e un certo gusto per il rischio. E da qui il passo successivo è capire come ascoltarlo senza perdersi.
Da quale gruppo partire se vuoi capire il suo stile
Se dovessi costruire una guida pratica all'ascolto, io la farei così: prima la band che lo ha reso iconico, poi i progetti che ne mostrano le sfumature. L'ordine conta, perché ogni gruppo illumina una parte diversa della stessa personalità musicale.
- Slipknot se vuoi capire il suo impatto tecnico e scenico. Qui trovi la base di tutto: potenza, velocità, scrittura e presenza.
- Murderdolls se vuoi vedere il suo lato più rock, ironico e teatrale. È il progetto che ricorda quanto fosse elastico come musicista.
- Scar the Martyr se cerchi la fase di transizione. È il punto in cui il suo linguaggio diventa più personale e meno legato all'immagine pubblica.
- Vimic se vuoi seguire la sua idea di heavy music dopo Slipknot. È il capitolo più ambizioso della sua maturità artistica.
- Sinsaenum se ti interessa il suo lato più estremo e disciplinato. Qui la batteria torna a essere una macchina da precisione dentro un contesto nerissimo.
In altre parole, non ha senso ascoltarlo cercando un'unica faccia. Joey Jordison cambia contesto, ma non cambia direzione: spinge sempre verso musica più fisica, più viscerale e più riconoscibile. Ed è proprio questo che rende il suo nome ancora centrale quando si parla di gruppi metal degli ultimi decenni.
La traccia che lascia nel metal moderno
La cosa che mi colpisce di più, guardando oggi la sua traiettoria, è che ogni gruppo aggiunge un pezzo invece di contraddirne un altro. Slipknot spiega il peso storico, Murderdolls mostra la libertà, Scar the Martyr e Vimic raccontano la ripartenza, Sinsaenum mette a fuoco la sua attitudine più estrema. Letti insieme, questi capitoli non sembrano una raccolta di parentesi, ma un'unica storia con molti registri diversi.
Se vuoi portarti a casa una sola idea, è questa: Jordison non era il musicista di una sola band, ma uno di quei rari batteristi che cambiano il modo in cui ascolti il metal intero. Nel 2026 la lettura migliore resta ancora quella più semplice e onesta: partire da Slipknot, passare per Murderdolls e arrivare ai progetti post-2013 per vedere come un artista può restare coerente pur cambiando forma. È lì che si capisce davvero perché il suo nome continua a contare.