Le basi che ti fanno partire bene, senza sprechi e senza illusioni
- La scelta della prima chitarra incide più del marchio: conta la suonabilità.
- Per rock e metal, la chitarra elettrica è spesso la strada più lineare per iniziare.
- Con 20-30 minuti al giorno puoi fare più progressi che con sessioni lunghe e sporadiche.
- Accordatore, metronomo e un paio di esercizi mirati valgono più di un arsenale di accessori.
- Se ti attira più il groove che gli accordi, il basso può essere un’alternativa sensata.

Come scegliere la prima chitarra senza complicarti la vita
La prima decisione non è “quale marca comprare”, ma quale strumento ti farà venire voglia di prenderlo in mano ogni giorno. Io guardo sempre tre fattori: comodità del manico, tensione delle corde e genere che vuoi suonare davvero, non quello che immagini di suonare tra un anno. Se il tuo punto di partenza è il rock, il metal o un repertorio moderno, la chitarra elettrica è spesso più permissiva sulle dita e ti porta prima dentro riff e power chord.| Tipo di chitarra | Per chi ha senso | Vantaggi | Limiti | Spesa indicativa |
|---|---|---|---|---|
| Classica | Chi vuole corde morbide e un approccio più delicato | Nylon più comodo, ideale per mani sensibili, buona per basi e accompagnamento | Meno adatta a rock e metal, manico spesso, suono meno aggressivo | 70-180 € |
| Acustica | Chi vuole accompagnarsi e suonare senza amplificatore | Versatile, pronta all’uso, buona per cantautorato e pop-rock | Corde in metallo più dure sulle dita, può affaticare all’inizio | 100-300 € |
| Elettrica | Chi punta a rock, metal, funk o blues moderno | Più facile da premere, ottima per riff e power chord, setup spesso più comodo | Serve amplificatore, cavo e un minimo di gestione del suono | 130-350 € solo chitarra, 180-500 € con ampli base |
Se hai in testa riff, palm muting e distorsioni pulite, la elettrica ha un vantaggio pratico enorme: ti fa lavorare subito sul linguaggio del genere. Se invece vuoi cantare e accompagnarti da solo, l’acustica resta una scelta sensata. La classica, infine, è utile se vuoi una partenza più morbida sulle dita, ma non la considererei la scelta più naturale per chi sogna una strada rock-oriented. Una volta chiarito il modello, il passo successivo è capire quanto spendere davvero e quali accessori servono sul serio.
Quanto spendere davvero e cosa comprare per iniziare bene
Qui conviene essere spietati con gli sprechi. Molti principianti investono in gadget, trascurano lo setup e poi si ritrovano con uno strumento poco comodo. Il setup è la regolazione di action, intonazione e manico: in pratica, determina quanto la chitarra è facile da suonare. Una chitarra economica ma ben regolata spesso rende meglio di una più costosa lasciata così com’è.
| Voce | Minimo sensato | Per stare tranquillo | Nota pratica |
|---|---|---|---|
| Chitarra classica | 70-100 € | 120-180 € | Buona se vuoi corde meno dure |
| Chitarra acustica | 100-150 € | 180-300 € | Controlla sempre l’altezza delle corde |
| Chitarra elettrica | 130-200 € | 250-350 € | Spesso conviene un pacchetto con ampli base |
| Amplificatore da studio | 40-70 € | 80-120 € | Serve soprattutto per l’elettrica |
| Accordatore clip-on | 10-15 € | 15-25 € | È l’accessorio più utile in assoluto |
| Plettri, tracolla, custodia | 20-35 € | 40-60 € | Meglio pochi accessori buoni che tanti inutili |
Se compri online, io controllerei tre cose prima di tutto: comodità del manico, altezza delle corde sopra la tastiera e presenza di eventuali difetti evidenti. Se puoi provare lo strumento dal vivo, meglio ancora. Per l’elettrica, aggiungi anche il costo di un piccolo amplificatore da studio, perché senza quello la resa reale non si capisce. Chiude il cerchio un dettaglio spesso ignorato: un accordatore affidabile ti evita di esercitarti “male” per giorni interi senza accorgertene. Con il kit minimo a posto, ha senso costruire una routine breve ma ripetibile.
Le abitudini dei primi 30 giorni che accelerano i progressi
All’inizio non serve studiare per ore. Serve studiare bene. Io consiglio quasi sempre 20-30 minuti al giorno, meglio se tutti i giorni, invece di una maratona settimanale. Il cervello e le dita imparano molto di più da una frequenza costante che da una quantità irregolare di tempo.
- 5 minuti per accordare lo strumento e sciogliere le mani.
- 5 minuti di esercizi su una sola corda, con plettrata alternata se usi l’elettrica o l’acustica.
- 10 minuti di cambi tra due accordi semplici o tra due power chord.
- 5 minuti con metronomo a 40-60 BPM, in 4/4, per tenere il tempo senza correre.
- 5 minuti per suonare un giro o un riff semplicissimo dall’inizio alla fine.
Nei primi 30 giorni, la priorità non è la velocità ma la pulizia. Se premi una nota e senti fruscii, spesso il problema non è il “talento”: è il dito troppo lontano dal tasto, il pollice della mano sinistra fuori posizione o la pressione eccessiva. Un altro punto decisivo è il dolore alle dita: un po’ di fastidio iniziale è normale, ma non deve trasformarsi in una lotta continua. Se senti dolore acuto, fermati e correggi. Il vero obiettivo del primo mese è costruire un gesto affidabile, non una raccolta di canzoni. E se a questo punto ti stai chiedendo se la chitarra sia davvero lo strumento giusto, il confronto con il basso merita una risposta onesta.
Chitarra o basso quando il dubbio è reale
Nel mondo rock e metal il dubbio è comune, e non lo considero affatto banale. La chitarra offre accordi, riff, melodie e spesso anche un ruolo da accompagnamento vocale. Il basso, invece, lavora più sul fondamento ritmico: tiene insieme batteria e armonia, e quando funziona bene si sente eccome, anche se non è sempre in primo piano.
| Aspetto | Chitarra | Basso |
|---|---|---|
| Che cosa impari subito | Accordi, riff, ritmiche, prime melodie | Timing, groove, precisione delle note, relazione con la batteria |
| Risultato percepito all’inizio | Molto visibile con pochi accordi e canzoni semplici | Molto solido se ami il groove e i pattern essenziali |
| Impegno fisico | Più lavoro sulla mano sinistra e sui cambi di posizione | Meno note, ma più attenzione al tempo |
| Perfetto per | Chi vuole suonare e magari cantare | Chi vuole costruire la base ritmica di un brano |
| Se ami rock e metal | Riff, power chord, palm muting, soli base | Linee solide, interplay con la batteria, peso del suono |
La regola pratica è semplice: se ti emoziona l’idea di creare accompagnamenti e riff riconoscibili, resta sulla chitarra; se ti attira soprattutto il motore ritmico della band, il basso può darti più soddisfazione di quanto pensi. Io non vedo i due strumenti come concorrenti, ma come due modi diversi di stare dentro la stessa musica. Una volta chiarita la direzione, però, resta il problema più comune: gli errori che rallentano tutto proprio quando stai iniziando a prendere confidenza.
Gli errori che fanno perdere settimane
Qui si gioca molto più di quanto sembri. La maggior parte dei principianti non si blocca per mancanza di talento, ma per una sequenza di piccole scelte sbagliate che si sommano. Io ne vedo sempre alcune ricorrenti.
- Comprare uno strumento scomodo: se l’action è troppo alta, la chitarra ti sembrerà più dura di quanto sia davvero.
- Saltare l’accordatura: esercitarsi su uno strumento scordato allena l’orecchio nel modo sbagliato.
- Fare solo canzoni intere: senza esercizi mirati, i passaggi difficili restano sempre gli stessi.
- Ignorare il metronomo: senza tempo stabile, i cambi di accordo sembrano sempre più facili in salotto che nel brano vero.
- Studiare troppo e troppo raramente: una volta a settimana è poco; 20 minuti al giorno cambiano il quadro.
- Confondere tensione con postura corretta: stringere tutto non accelera l’apprendimento, lo irrigidisce.
Il consiglio più concreto che posso dare è questo: quando qualcosa non esce, non aggiungere subito più forza. Riduci la velocità, semplifica il passaggio e controlla la posizione delle mani. Funziona quasi sempre meglio del classico “provo ancora una volta”. E proprio da qui si può passare alla parte più gratificante: trasformare esercizi secchi in musica riconoscibile, senza aspettare mesi per sentirsi davvero chitarristi.
Dal metronomo al primo riff che suona davvero
La svolta arriva quando smetti di vedere la pratica come un elenco di compiti e la trasformi in una sequenza musicale. Nei primi mesi io punterei su tre obiettivi molto concreti: due o tre accordi aperti, un pattern ritmico semplice e un riff breve da suonare senza fermarti. È una combinazione piccola, ma crea un effetto psicologico enorme: senti di stare facendo musica, non solo ginnastica per le dita.
- Impara a cambiare in modo pulito tra due accordi molto usati, per esempio Em, G, C e D.
- Suona con un movimento regolare in ottavi, anche a tempo lento, finché il braccio non si muove da solo.
- Aggiungi un riff facile, perché ti obbliga a curare precisione, timing e coordinazione.
- Registra una prova corta una volta a settimana: riascoltarti ti farà notare errori che mentre suoni non percepisci.
- Quando un passaggio è stabile, alza il metronomo di 4-5 BPM, non di più.
Se vuoi restare dentro l’energia del rock, questa fase è perfetta per lavorare su power chord, palm muting e riff essenziali. Sono elementi semplici solo in apparenza: ti insegnano controllo, attacco e precisione ritmica. E se nel frattempo ti concedi anche un repertorio molto facile, scegli pezzi che ti costringano a suonare dall’inizio alla fine, non solo il passaggio che ti piace di più. Alla lunga è questa disciplina leggera, non eroica, a fare davvero la differenza.
La strada migliore per partire non è riempirsi di teoria, ma costruire una base pratica che regga nel tempo: strumento comodo, routine breve, esercizi misurati e repertorio coerente con il genere che ami. Se tieni insieme questi quattro punti, il percorso diventa molto più lineare, e anche i primi blocchi smettono di sembrare un muro. Da lì in poi, non stai più solo studiando la chitarra: stai imparando a farla suonare in modo credibile, con una direzione precisa e senza perdere entusiasmo lungo il percorso.