Ci sono album che si ascoltano per una singola canzone e altri che funzionano davvero solo come viaggio completo. Felona e Sorona appartiene alla seconda categoria: è il concept album più ambizioso delle Orme, una storia cosmica costruita su due pianeti opposti, suoni di tastiera imponenti e un equilibrio continuamente minacciato.
Un viaggio cosmico tra luce, buio e rock progressivo italiano
- Anno: pubblicato nel 1973 per Philips.
- Idea centrale: due pianeti, Felona e Sorona, vivono condizioni opposte che finiscono per invertirsi.
- Formazione: Aldo Tagliapietra, Tony Pagliuca e Michi Dei Rossi.
- Durata: circa 34 minuti, divisi in 9 brani collegati.
- Versione internazionale: l’edizione inglese uscì per Charisma con testi di Peter Hammill.
Un concept album costruito sul dualismo
Il cuore del disco è il contrasto tra Felona, pianeta luminoso e armonioso, e Sorona, mondo immerso nell’oscurità, nella sofferenza e nel disordine. Le due realtà sono legate, ma non riescono a incontrarsi davvero. La loro distanza diventa una metafora semplice e potente dell’equilibrio instabile che governa ogni esistenza.
La storia non procede come un racconto lineare fatto di dialoghi e personaggi tradizionali. Sono soprattutto le atmosfere, i titoli e le transizioni musicali a suggerire gli eventi. La luce di Felona non è una vittoria definitiva e il buio di Sorona non rappresenta soltanto una condanna: il destino dei due pianeti si rovescia, ricordando che nessuna condizione resta immutabile.
È proprio questo a rendere il disco più interessante di una semplice rock opera fantasy. Io lo leggo come un album sul bisogno di equilibrio, sulla solitudine e sul prezzo di una felicità che sembra assoluta. La fantascienza offre il paesaggio, ma il tema resta profondamente umano.
Come seguire la storia attraverso i nove brani
Il disco dura poco più di mezz’ora, ma richiede un ascolto concentrato. Le Orme non puntano su un singolo brano costruito per funzionare da solo: ogni episodio prepara il successivo, con brevi sezioni strumentali che fanno da raccordo.
| Brano | Durata indicativa | Funzione nel racconto |
|---|---|---|
| Sospesi nell’incredibile | 8:42 | Apre il viaggio con una lunga introduzione dominata dalle tastiere. |
| Felona | 1:58 | Presenta il pianeta della luce e della prosperità. |
| La solitudine di chi protegge il mondo | 1:58 | Introduce il tema della responsabilità e dell’isolamento. |
| L’equilibrio | 3:46 | Rappresenta la tensione tra le due forze opposte. |
| Sorona | 2:28 | Porta l’ascoltatore nel mondo oscuro e tormentato. |
| Attesa inerte | 3:26 | Esprime immobilità, dolore e speranza sospesa. |
| Ritratto di un mattino | 3:30 | Segna un possibile cambiamento nella sorte dei pianeti. |
| All’infuori del tempo | 4:09 | Dilata la vicenda in una dimensione quasi metafisica. |
| Ritorno al nulla | 3:34 | Chiude il percorso con un finale strumentale e solenne. |
Il modo migliore per affrontarlo è ascoltarlo dall’inizio alla fine, possibilmente senza interruzioni. Sospesi nell’incredibile è il punto d’ingresso naturale, ma il vero significato emerge quando il ritorno finale dialoga con tutto ciò che è venuto prima.
Il suono delle Orme tra tastiere e atmosfera
La formazione era ridotta a un trio, ma il risultato non dà mai l’impressione di essere povero o minimale. Tony Pagliuca costruisce l’architettura sonora con organo, pianoforte e sintetizzatori, mentre Aldo Tagliapietra offre voce, basso e chitarra. Michi Dei Rossi tiene insieme il tutto con una batteria capace di passare dalla delicatezza alla tensione drammatica.
Il disco è fortemente orientato verso le tastiere, con un uso evidente di sintetizzatori e timbri elettronici che suggeriscono lo spazio, la distanza e l’instabilità. Non è però un album freddo. La voce di Tagliapietra mantiene una dimensione fragile e melodica, fondamentale per evitare che il racconto diventi soltanto un esercizio strumentale.
La produzione di Gian Piero Reverberi aiuta a dare ordine a una materia ricca di cambi di atmosfera. In alcuni passaggi il trio guarda al progressive britannico, ma conserva una sensibilità melodica tipicamente italiana. A mio parere, è proprio questa combinazione a distinguere l’album dai modelli più virtuosistici dell’epoca.
Chi cerca riff aggressivi o lunghe improvvisazioni jazz potrebbe trovarlo meno immediato del previsto. La forza del disco sta altrove, nella costruzione di un clima compatto, nelle melodie e nel modo in cui ogni strumento serve la storia.

La versione inglese e il salto internazionale
La notorietà dell’album portò alla realizzazione di una versione in inglese, pubblicata nel Regno Unito dalla Charisma con il titolo Felona & Sorona. I testi furono adattati da Peter Hammill, figura centrale dei Van der Graaf Generator, che aveva già avuto rapporti con la scena italiana e con le Orme.
Questa edizione non è semplicemente una ristampa tradotta. Cambiano alcuni titoli dei brani e l’impatto delle parole, mentre la musica resta sostanzialmente quella dell’originale. Per chi ascolta soprattutto il prog internazionale, la versione inglese può essere un buon punto di accesso; io consiglierei comunque di partire da quella italiana, perché la voce di Tagliapietra si integra meglio con il ritmo naturale dei testi originali.
L’esperimento conferma l’ambizione del gruppo, che nel 1973 cercava di uscire dai confini nazionali senza rinunciare alla propria identità. Il risultato non trasformò Le Orme in una band di massa oltremanica, ma rese il disco riconoscibile anche fuori dall’Italia e contribuì alla sua lunga reputazione nel progressive rock.
Perché ascoltarlo ancora oggi
Il disco resta una scelta eccellente per chi vuole avvicinarsi al rock progressivo italiano degli anni Settanta senza cominciare da opere troppo lunghe o dispersive. La durata contenuta rende il viaggio accessibile, mentre la struttura concettuale offre abbastanza dettagli per tornare più volte sulle stesse tracce.
Lo consiglierei soprattutto a chi apprezza le tastiere analogiche, le atmosfere spaziali e gli album da ascoltare nella loro interezza. È meno indicato per chi cerca immediatezza pop, perché molti brani hanno una funzione narrativa e acquistano forza soltanto nel rapporto con quelli vicini.
Rispetto a Uomo di pezza, il disco appare più unitario e visionario; rispetto a Contrappunti, è generalmente più diretto nella costruzione del racconto. Non tutto è perfetto: alcune sezioni possono sembrare brevi o soltanto di passaggio, ma proprio quei frammenti contribuiscono a creare la sensazione di una suite continua.
Per apprezzarlo davvero, suggerisco tre ascolti diversi. Il primo serve a seguire la storia, il secondo a concentrarsi sulle tastiere di Pagliuca, il terzo a osservare come batteria, basso e voce cambino il peso emotivo dei due pianeti. Dopo questo percorso, Ritorno al nulla non suona più come una semplice conclusione, ma come il punto in cui l’intero ciclo si richiude.
Un punto di partenza ideale per scoprire il prog italiano
Felona e Sorona è uno di quei dischi che spiegano bene perché il progressive italiano continui a interessare anche le nuove generazioni. Non vive soltanto di tecnica o nostalgia, ma di una visione coerente, di melodie riconoscibili e di un’idea narrativa ancora facile da seguire.
Se lo ascolti per la prima volta, non fermarti al brano più spettacolare e non cercare subito una singola hit. Lascia che il disco proceda come un racconto breve: prima la meraviglia, poi la discesa nell’ombra, infine la consapevolezza che luce e buio non sono davvero separabili.