Monster magnet – Superjudge

Nel 1993 lo Stoner stava ancora delineando i suoi raggianti connotati, ed i Monster magnet se ne uscirono con “Superjudge”, disco maturo, trascendentale, maestoso. La formazione di cui parlo è veramente degna di nota per il suo passato di allora: questi, da sempre troppo legati alla figura dell’eccellente singer Dave Wyndorf, si sono formati sullo scadere degli Eighties grazie all’unione di diversi ex membri di ensemble punk. Lo stesso Wyndorf proveniva dagli Shrapnel, McBain dagli Skinhead nation, punkers di New York dal monicker piuttosto improponibile. Poi, dopo alcuni singoli ed il consacratore “Spine of God”, quest’ultimo del 1991, “Superjudge” seppe cancellare con sapienza tutto il recente passato discografico dei Monster pagnet. Psichedelia, visioni cosmiche (ribadite spesso dai videoclip della band) e cambi di line-up portarono il quartetto (oggi quintetto, grazie all’innesto di ben tre chitarristi, contando il singer Wyndorf) a livelli ben superiori rispetto a quelli raggiunti e tracciati sino al 1992. Il Blues esplose in “Superjudge”, grazie forse all’ingresso in formazione del sapiente chitarrista Ed Mundell (al posto di McBain, uscito per cause che mi sono ignote), e portò al connubio perfetto fra distorsioni violente e parossistiche e fraseggi strumentali deliziosamente curati. Mundell, assieme al bassista Joe Calandra, furono gli artefici principali di questa mistura, mentre Wyndorf riempì i vuoti con un cantato eclettico, ottimale, personalissimo. A differenza dei lontani cugini Kyuss, i Monster magnet adottavano un uso diverso della psichedelia, inserendola spesso in partiture veloci senza snaturare i principi di base del verbo Sabbathiano. Purtroppo, la tracklisting non è propriamente continua come vorrebbe nel proporre episodi degni di nota: “Cyclops revolution”, forse il migliore momento del lavoro, è anche quello che lo apre. “Twin earth” non mantiene alti gli standard dettati poco prima, ma ci pensanoil groove della title-track ed i passaggi acustici di “Cage around the sun”. Poi, attimi di ordinaria amministrazione si alternano a perle come la fast-track “Evil (is going on)”, caricata dagli ottimi passaggi di batteria di Jon Kleiman e da un Wyndorf in forma smagliante. Gran disco, una delle pietre miliari dello Stoner rock novantiano.

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