Hubi Meisel – Emocean

Passando alle canzoni in sé, la prima Lost in the Waters of Sargasso narra la disperazione del navigante che si trova ad affrontare un’inconsueta tempesta, nella quale viene trascinato da un vortice di corrente che nemmeno lui riesce a spiegarsi. Sinceramente dal punto di visto musicale mi sarei aspettato qualcosa di più violento, dato che Meisel canta con una dolcezza veramente impressionante, e una teatralità a dir poco unica: bravissimo il vocalist ma inadatto il supporto musicale per un brano che dovrebbe rappresentare una tempesta. Nella seconda canzone l’uomo viene a trovarsi al centro del ciclone, avvolto da una nebbia impenetrabile e profonda e da un’atmosfera spettrale (il triangolo delle bermuda); ad un certo punto appare il dio nettuno che punta il suo tridente verso un cielo illuminato dalle stelle, il marinaio capisce che la risposta al mistero è scritta negli astri. In questo caso la voce di Meisel risulta troppo preponderante rispetto agli altri strumenti, peccato perché la struttura musicale del brano è molto bella e complessa. Nella terza canzone, il naufrago osserva estasiato il firmamento e si accorge di un pulsare di stelle nella costellazione del Delfino (che guarda caso è visibile nel periodo attorno il 31 Luglio, giorno di nascita di Hubi) che sembra fissare con amore l’uomo. A questo punto il navigante intona una canzone al delfino ed un animale vero compare dall’acqua e lo invita a salire sul suo dorso. Il navigante capisce che le stelle sono una specie di porta per comunicare con il mammifero e da esso si fa guidare. Inizia la seconda parte del disco; in Underwater Fears l’animale si immerge sempre di più in una verde giungla di alghe, superata la quale continua ad immergersi; l’uomo si stupisce di non annegare e con maggiore stupore si rende conto che può respirare. Giunge così alla perduta Atlantide e ne osserva ammirato le strutture (da questo punto di vista Meisel attinge moltissimo a Platone e alla cultura ellenica, sfoggiando anche qualche termine in greco antico). La settima traccia, la mastodontica The Souls of Atlantis, è anche la più importante all’interno del disco. Il navigante ed il delfino raggiungono il tempio dei dieci Re di Atlantide, dove le dieci anime lo introducono alla più grande meraviglia della città sommersa, dove l’uomo viene pervaso da un amore e da una gioia inarrestabili e per un attimo diviene quasi come il demiurgo platonico. Il messaggio che il naufrago riesce a memorizzare è questo: il mondo continua ad essere travolto da scempi e distruzioni, da guerre e dallo sfruttamento sfrenato della natura; in questa situazione quel mondo è destinato a svanire. Dopo la strumentale Azure Dreams è la volta di Aqua Phoenix, nella quale un enorme fenice solleva l’uomo e lo trascina verso la superficie, riportandolo al mar di Sargasso dov’era partito e sul quale sorge una splendida alba. Il naufrago è ancora frastornato quando dal mare emerge la nave degli Argonauti che lo trasporta sulla terraferma. Nella conclusiva Emocean l’uomo rivolge un profondo ringraziamento agli spiriti di Atlantide che l’hanno reso consapevole dell’immensità della natura e della sua bellezza stuprata; guarda poi verso il cielo dove vede il delfino che lo osserva con occhi pieni di malinconia. Ho voluto compiere una descrizione di ogni scena perché l’album in questione suona molto come un recital e da questo punto di vista condivido la scelta di Meisel di portare la sua voce decisamente al di sopra di tutti gli altri strumenti che creano esclusivamente ‘atmosfera’ quando occorre. Consiglio però di ascoltare questo disco leggendo pari passo i testi come se si fosse a teatro ad assistere ad un opera, perché altrimenti vi annoiereste a morte dopo solo tre canzoni. Dal punto di vista musicale, non c’è una canzone che troneggi, perché è difficile parlare di canzoni, si tratta come ho già detto di un vero e proprio recital. Se cercate quindi hits o ballad struggenti o rock anthems questo disco non fa per voi e rimarreste delusi. Se invece siete disposti ad ascoltare qualcosa di originale per come è stato proposto e avete la volontà di seguire pari passo ogni scena leggendo i testi e le bellissime descrizioni, questo Emocean vi piacerà di sicuro. Non nego che sia un disco estremamente difficile da capire, proprio perché musicalmente si basa solo sulla voce (peraltro magnifica e dolcissima) di Hubi Meisel e sulle atmosfere create dal bravo tastierista francese Vivien Lalu. Se proprio volete etichettare questo album con un genere, allora parlerei di prog metal, ma essenzialmente risulta un cd di un giovane e promettente cantautore. Come s’è detto, particolare la produzione che punta sulla voce e sugli effetti scenici, mettendo in sordina chitarra (suonata dall’axeman olandese dei Sun Caged Marcel Coenen) basso (suonato dal francese Jean Affonco) e batteria (suonata dallo svedese Daniel Flores che forma così un insolito team europeo di musicisti); ma si tratta di un effetto voluto e non dovuto ad inesperienza o inettitudine. Bella la voce vellutata di Meisel, che forse difetta di potenza ma canta con una profondità unica; magnifici i testi – che talvolta annoverano parole in greco antico – semplici, coinvolgenti e affascinanti; descrivono alla perfezione quello che accade, le emozioni del protagonista. L’unico neo è il fatto che la musica non riesca a descrivere altrettanto bene le avventure vissute dal naufrago, altrimenti avrei parlato di un capolavoro assoluto ed epocale.
Dovendo quindi fare un bilancio, le tematiche in sé meritano senz’ombra di dubbio il massimo dei voti, perché affrontano si un tema sfruttatissimo ma lo fanno con lucida aderenza agli scritti di Platone e Edgar Cayce; discorso analogo per quanto riguarda la presentazione del disco e i testi, la struttura musicale invece pur compiendo la scelta originale ed azzeccata del recital non riesce ad essere emotivamente devastante.

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