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Stramonio - Mother invention

Etichetta: Frontiers

Sono cresciuti, gli Stramonio: a circa un paio d’anni dalla precedente release di debutto, quel “Season Of Immagination” che per quanto (molto) buono, mi aveva sempre dato l’idea di viaggiare a corrente alterna, arriva questo “Mother Invention”. I Nostri hanno passato il lasso di tempo intercorso tra le due release impegnati ad affinare sì le proprie capacità tecniche, ma sforzandosi soprattutto di migliorare la propria padronanza di linguaggi musicali come funky, jazz e fusion. Tutto ciò si rifletta prepotentemente sulle 9 canzoni che compongono l’album: a mio parere una delle migliori uscite italiane del 2002. I motivi di questo proclama stanno tutti nel disco stesso, che ripropone a suo modo i classici dettami del prog-metal (sebbene sarebbe forse più appropriato parlare di Heavy Progressive) , marciando su sentieri assolutamente personali, che fanno ben sperare per il futuro della band. Spesso si è sentito accostare la proposta musicale degli Stramonio ai Dream Theater, e in effetti l’album di debutto mostrava più di un debito nei confronti della band newyorchese, oggi le cose sono cambiate, e se proprio vogliamo cercare un paragone, quest’ultimo disco è più a suo agio in un accostamento virtuale con gli ultimi Sieges Even. Accostamento giustificato dall’unione tra progressive, jazz e fusion, che già costituiva una importantissima caratteristica della succitata band tedesca. I Nostri arricchiscono quella ricetta, però, con tanta farina del proprio sacco, che fuor di metafora prende forma in melodie orecchiabili senza banalità, una componente metal sì presente ma mai sguaiata, sempre composta e pertinente. Prendete pure “Snow Crystal” come esempio, o la successiva “In My Eyes”, quest’ultima arricchita anche da preziosi interventi funky. Personalmente il pezzo che preferisco è la traccia numero 5, “Loose From A Dame”, che si apre con un bell’intro di sola batteria che cede poi il passo ad un’ottima melodia di chitarra che guida nel cuore di una canzone romantica, dalle belle melodie e grintosa al punto giusto. Gradevole anche “Here I Am”, che sembra catapultare un sorpreso ascoltatore in un fumoso night club di qualche metropoli americana, in virtù di un andamento jazzato variamente colorato di sfumature melodiche, swing e rock. Un disco che si fa ascoltare piacevolmente, senza mai annoiare, anzi divertendosi a proporre una musica certamente ricercata e di qualità, che non per questo rinuncia ad essere gradevole, orecchiabile ed “emozionale”.

Voto: 7.5

Elyel