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Kyuss - Welcome to sky valley

Etichetta: Dalì - Elektra

Risposte piene di saccenza e di già sentito piombano su chiunque ponga una domanda relativa al miglior disco dei Kyuss. Tutti optano inevitabilmente per "Blues for the red sun", forse davvero il più bel lavoro Stoner di sempre, forse solamente una delle tante perle che Josh Homme e compagni hanno composto nel corso dei loro più felici anni. Effettivamente, il successivo "Welcome to sky valley" potrebbe essere considerato il disco della definitiva maturazione del combo in questione: "Blues for the red sun" possedeva una formazione da urlo, accompagnando al carismatico e personalissimo singer John Garcia musicisti del calibro di Nick Oliveri (oggi nei Queens of the stone age in veste di co-leader) e Josh Homme (anch'esso nella line-up delle "regine"). Tuttavia, "Welcome to sky valley" si dimostrò, in là con gli anni, più maturo e compatto: "Blues for the red sun" campava sugli allori grazie alle sue punte di diamante più eccelse, ovvero le introduttive "Thumb" e "Green machine", e la fantastica "(downside up)", quest'ultima forse la ricorderete per la sua comparsa, in veste di parte della soundtrack, nel film "Dal tramonto all'alba" con George Clooney e Quentin Tarantino. Lasciando da parte divagazioni cinematografiche, va precisato che il disco in questione vide l'ingresso nel caravan dei Kyuss di Scott Reeder (oggi negli Unida), mago del quattro corde che nulla ha da invidiare al suo predecessore. Il suo apporto fu fantastico, ma ancora una volta, dinanzi al modesto ma efficace drumming di Brant Bjork (ex Fu Manchu, oggi nei The operators) ed alla pressochè perfetta voce di John Garcia (dai risultati forse intaccati dalla volumistica, che ne ha messo relativamente in secondo piano l'operato rispetto a cosa era avvenuto sin dai tempi di "Wretch" - 1991), Josh Homme fece da madre ideatrice. Il disco parte in sordina, con un Incipit esaltante ma contenuto: "Gardenia" ed "Asteroid" sono la colonna sonora ideale per un canyon su cui si abbatte una tempesta notturna, poi Garcia riporta il sole su tutto, e dinanzi a dosi massicce di Stoner rock ed influenze bluesy, "Supa scoops and mighty scoop" si propone come il primo brano del disco apprezzabile sin dal primissimo ascolto, anche distrattamente. Garcia impartisce una lezione di canto da manuale, coesistendo alla perfezione col chitarrismo di Homme e con la violenza emanata dai Fuzz. Da lì alla fine del disco, un rapido susseguirsi di gemme: "100°" è veloce e catchy, raffigurabile come la "Green machine" di "Welcome to sky valley" con un tocco di qualità in meno sul refrain. "Space cadet" e "Demon cleaner", poste in successione l'una dopo l'altra nella tracklisting, verranno di lì a poco considerate come due delle migliori song di sempre scritte dai Kyuss: la prima, per il suo lento incedere e per le stupende sezioni strumentali, la seconda, per il rigoroso peso datogli dal videoclip messo in circolazione sui canali musicali più importanti. La quadrilogia finale (il disco è suddiviso in tre parti, le prime due di tre song ciascuna, l'ultima da quattro) chiude in bellezza un lotto già di per sè magistralmente impostato: "Odyssey" ne è l'episodio meno fortunato - relativamente - , in quanto il predominio viene acquisito dalle veloci "Conan troutman" e "Whitewater", due perle. Fate vostro questo disco, assieme a "Blues for the red sun" il migliore dei Kyuss, e farete in tempo a salire sul treno dello Stoner rock!

Voto: 10

Marco "Dark Mayhem" Belardi