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Everon - Bridge

Etichetta: Mascott records

Quinto disco per i prog-metallers tedeschi Everon (mai come ora vicini a questa classificazione di genere, in passato spesso e volentieri affibbiata loro con troppo superficialità...), che con questo “Bridge” paiono riconfermare quanto di buono si era detto e pensato a loro riguardo, grazie a splendidi episodi del passato come “Venus” o “Fantasma”. Nei mesi passati si era sparsa la voce che la band sarebbe uscita con un doppio album, nel quale avrebbero approfondito con un cd la vena più pesante del proprio sound (“Bridge”), e con l’altro cd a disposizione, quella più malinconica e melodica (“Flesh”). La casa discografica ha però deciso di far uscire separatamente i due dischi, sebbene a distanza ravvicinata (un paio di mesi, o almeno così dovrebbe essere). “Bridge” rappresenta quindi l’aspetto più aggressivo e “tagliente ” della band, ma accingendosi all’ascolto di questo “Bridge”, non bisogna temere di trovarsi di fronte ad un disco di techno-death americano: il trademark della band è sempre piuttosto riconoscibile e ben presente! E’ solo rintracciabile un certo appesantimento dei suoni, quelli di chitarra e basso soprattutto, che trasporta gli Everon verso nuovi lidi musicali e artistici. Valga come esempio la strumentale “Puppet Show”, dotata di aggressività e pesantezza prima d’ora del tutto ignote alla band tedesca. In tal senso è ottimamente esemplificativa anche “Carousal”. Al solito non manca la melodia, quella di classe, e possiamo citare “If You were Still Mine” o “Harbour”. Altro Highlights del disco è sicuramente “Juliet”: malinconica e dolce, fino all’esplosione finale dove vengono inseriti alcuni cori in growl vocals, creando così un climax ascendente di emozioni, davvero imperdibile. Non mancano neanche momenti più spensierati, e “Across The Land” e “Ten Years Late” sono qui per dimostrarlo. Probabilmente, però, le canzoni che meglio rappresentano l’album e il suo concept musicale di base, sono l’introspettiva title track, e la tesa e accorata “Driven”, introdotta da un intermezzo acustico di gran gusto, dal titolo “Travelling Shoes”. Un album che probabilmente porterà alla band i frutti di anni di duro lavoro svolto quasi totalmente nell’ombra. Le premesse ci sono tutte, e i primi responsi sembrano andare proprio in questa direzione: staremo a vedere. Intanto non ci resta che gustare una delle migliori uscite prog-metal (ma non solo…) di questo 2002.

Voto: 8/9

Elyel