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Zwan - Mary star of the sea

Recensione a cura di: Simone "Thrasher[XXX]"

Dopo il grande ritorno del cantante degli Sleep con i The Sabians, ci troviamo di fronte ad un altro esordio che segna la ricomparsa sulle scene di un sacco di personaggi molto interessanti: stiamo parlando di Billy Corgan e Billy Chamberlain, ex Smashing Pumpkins, Paz Lenchantin - l’argentina tutto pepe dei Perfect Circle, David Pajo - ex-chitarrista dei grandiosi Deus e Matt Sweeney, ex-Chavez, ovvero “la-pazzia-è-fra-noi”. La storia degli Zwan non è corta come sembra, la band arriva da un lungo background fatto di concerti misteriosi, personaggi che si scambiavano i ruoli al basso e un Corgan che sembrava aver mollato la sua vocazione vocale per dedicarsi alla sei corde. Senza preamboli - finalmente la band, dopo aver reclutato una bassista d’eccezione, ha registrato il disco, pubblicizzato a dovere (… da notare che Honestly è fortunatamente/sfortunatamente trasmessa in continuazione su Mtv…), lanciato un tour e annunciato il disco. E questo “Mary star of the sea” è forse un progetto stile 'Audioslave2 la vendetta'? Ovvero un disco bello, forse meccanico, da cui ci si poteva aspettare di più?
"Mary star of the sea" è sicuramente un gran disco: siamo di fronte ad un rock d’autore, massiccio, ben definito, scritto con gusto e con un rispetto davvero interessante per gli anni '70.
Amai gli Smashing Pumpkins solo in parte, soprattutto agli esordi, e penso tutt’oggi che siano una delle band migliori ma meno comprese degli anni '90. E’ troppo facile definire gli Zwan come la parte buona degli Smashing Pumpkins o il B-side di Billy Corgan, non penso possa esistere un confronto o un paragone. E’ simpatico vedere a Milano persone con striscioni del tipo “Billy suonaci 1979”... è simpatico, ma probabilmente Corgan avrebbe volentieri riso in faccia all’autore. I tempi cambiano e forse non è manco il caso di ostentare sfacciatamente un comportamento non sentito. In “Mary star of the sea” siamo in un posto liberatorio, dove Billy Corgan oltre ad usare la voce in modo diverso (meno irritante… lasciatemelo dire) compone splendide ballate ed ottimi pezzi: il resto della band segue a ruota con un Chamberlain sopra le righe che mostra un carattere musicale impressionante e un tocco inconfondibile. “El Sol” e “Mary star of the Sea” per me rappresentano bene il disco d’esordio degli Zwan, e non mi posso astenere dal consigliare vivamente questo lavoro. Postilla finale: come sempre, ma è un giudizio soggettivo, Corgan impone il suo carattere in modo fortissimo… un pregio o un difetto? Ricordatelo prima dell’acquisto.

Voto: 8,5

Simone Thrasher[XXX]

Zwan live report

Data: 20/02/2003
Località: Milano - Alcatraz

Supporter: http://www.IoMiBugo.it - Cosa vuol dire? Bugo è un tizio italiano, che fanzine come Taxi-Driver (http://www.taxi-driver.it) hanno giustamente pubblicizzato, che mischia nel modo migliore la pura finto-idiozia, come quella di Elio, e la strampalatezza di un’individuo nato ascoltando Sonics e Velvet Underground. Così, mentre tutti aspettavano di vedere “Lemonhead” (uno dei tanti pseudonimi di cui Corgan si può fregiare), qualcuno ha deciso, a scapito di non poche persone, di piazzare Bugo, il pazzo, davanti ad pubblico proporzionalmente “immenso”… il classico gioco del “piazza-la-bomba-e-scappa”. “Sto 20 minuti e me ne vado”: esordisce così Bugo, e ci propone alcuni pezzi davvero sfiziosi, come “Casalingo” e “Io mi rompo i coglioni”, mostrandoci che sa essere un poser come gli americani, che sa essere furioso come gli americani, che sa bruciarsi i neuroni come gli americani, e riceve una palata di applausi. Insomma, Bugo con il concerto non c’entra un cazzo… e forse per questo l’attesa tra le due esibizioni è discretamente lunga. Il pubblico è abbastanza eterogeneo e, oltre ai classici personaggi rimasti al look di Adore (…beh, in effetti… le magliette degli Zwan… che orrore!), è presente una quantità di 'over 35' impressionante. Alla fine la band sale sul palco, il pubblico esplode in un orgasmo di urli-applausi-fischi (Bugo è dimenticato), e gli Zwan attaccano con “Ride a Black Swan” in modo esemplare. La setlist è sostanziosamente lunga, così come Corgan promette all’inizio (“Please don’t crash… it’s a long concert…”) e gli Zwan propongono, oltre ad una cover di “I'm Eighteen “ di Alice Cooper nel bis, quasi tutti i pezzi di “Mary star of the sea”. La band non usa strane scenografie, solo luci psichedeliche stile anni '70 alle spalle dei musicisti, e risplende al meglio l’interazione tra i componenti.
Ovviamente, il leader della band riceve la maggior parte degli applausi e per me è inevitabile ammettere che ho trovato di pessimo gusto quanto avvenuto quando, nel pieno di un’assolo, i due chitarristi si sono letteralmente eclissati nelle quinte lasciando spazio a Billy. Gli Zwan girano bene, forse non bene come su disco, effettivamente mi hanno emozionato di meno, ma meritano comunque la spesa. Definirei splendido il gesto di Corgan di sventolare la bandiera della pace alla fine del concerto, gesto perbenista ma non superfluo, seguito dal suo rimanere sul palco a stringere le mani ai fans. Corgan ha sempre amato il suo pubblico, lo ama tutt’oggi e per i fans non c’è nulla di più gratificante che sentirsi ricambiati: ed in questo il pelatone è gran maestro.

Simone "Thrasher[XXX]"