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The hidden hand - Divine propaganda

Etichetta: Mainstream records / Vynil magic 3

Wino. Questa parola potrebbe bastare a recensire questo disco, tanta è l'affidabilità del vecchio leader dei The Obsessed che, da sempre una sorta di idolo dell' underground - perciò un uomo continuamente a cavallo fra la glorificazione e la figura dell'eterno sfortunato - già imbastì numerosi progetti arrivando a produrre grandi lavori con gli Spirit Caravan e prendendo parte, nel periodo mediano della loro carriera, anche all' interno della formazione dei rinomati e celebrati Saint Vitus. In poche parole, un' autentica leggenda del Doom, uno di coloro che dei revival sabbathiani ne hanno fatta una base di partenza per nuovi orizzonti, poi brillantemente raggiunti. E i The hidden hand sono la sua nuova band, l'elemento a sorpresa che viene a galla proprio mentre si pensava che si sarebbe parlato a lungo dei Place of Skulls e che, accoppiando un possente Heavy/Rock a radici Doom tutt'altro che poste in seconda linea, richiama un po' gli Spirit Caravan stessi, un po' i The Obsessed più digeribili (quelli di "The Church within") ed in minor quantità il passato Doom più ostico vissuto da Scott Weinrich, appunto, colui che siamo abituati a chiamare più comunemente Wino. La novità che riguarda i The hidden hand, che per la mia descrizione fatta sopra potrebbero apparire come una sorta di band dedita al riciclo delle idee già esposte in passato dal loro frontman, è la presenza di numerose linee strumentali che oserei definire come progressive: linee di batteria fantasiose e mai banali, numerosi stop e ripartenze repentine, cambi di figura e, non raramente, di tempo piuttosto inusuali sia per il Doom, sia per certi rami dell' Heavy/Rock affrontati da Weinrich. Poi le chitarre, ovviamente sabbathiane (naturalmente in riferimento al periodo con Ozzy Osbourne e non a quello Heavy Metal oriented), ma infarcite di trovate geniali che, anzichè snaturarne l'incidere pachidermico, gli donano una marcia in più. Infine linee vocali forse non impeccabili solo in occasione della prima traccia ma comunque di gran classe e dalla versatilità inopinabile, tanti buoni pezzi, una scaletta di dieci song fra le quali non ne sfigura una (ma su tutte evidenzierei l'incredibile self-titled track, "The hidden hand", una delle più grandi hits Rock di quest'anno). Direi che un pensierino ce lo possiate fare con piena tranquillità...

Voto: 8

Marco "Dark Mayhem" Belardi