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Raise Hell - City of the damned

Etichetta: Black lodge

Il nuovo disco dei Raise Hell rappresenta la consacrazione del Thrash Metal nella testa di questi ragazzi svedesi, ancor giovanissimi ma attivi in scena da undici anni. Ci sono delle novità all' interno del gruppo, ed è bene presentarvele: il cantante non è più Jonas, oggi al lavoro dietro la sei corde, bensì Jimmy Fjallendal, ed inoltre Torstein Wickberg ha mollato la formazione per ragioni personali. Sul piano dello stile, invece, nulla di incredibilmente nuovo. Diciamo che non riesco ancora a spiegarmi come il gruppo che esordì nel 1998 con "Holy target" (una delle copertine più spassose e provocanti di tutti i tempi in ambito Metal), sia riuscito nel giro di un biennio a cambiare completamente pelle passando da un' imitazione più aggressiva dei Dissection, ad un quartetto che presso qualche fiera del disco ha fatto uno stock inverosimile di cd di Exodus, Testament ed Overkill per poi decidere istantaneamente di ripercorrerne le gesta. Se "Not dead yet" puntava tutto sul groove e su 2-3 brani di spicco, "Wicked is my game" risultava più uniforme ma incapace di proporre una hit degna di lodi. "City of the damned" continua a proporci i Raise Hell post-"Holy target": sembra che quell' album, questi ragazzi non l' abbiano mai composto... eppure i risultati maturano, seppur lentamente, ed ecco che alla lezione di stile americano di "Wicked is my game" viene unita la capacità di scrivere buone canzoni espressa in "Not dead yet". "City of the damned" è il risultato: linee vocali non troppo dissimili da quelle del nuovo frontman degli Exodus, Rob Dukes, una produzione che sembra piovere dalla fine degli ottanta a dispetto di una Nuclear Blast che questo interessante gruppetto l'ha lasciato scappare su Black lodge, e qualche brano veramente accattivante come lo sono "Devil's station" in avvio, e le clamorose "My shadow" e "To the gallows", quest' ultima singolo, poste quasi in chiusura al lotto. Un pizzico di personalità in più non guasterebbe, ma la strada giusta sembra imboccata. "City of the damned" batte "Wicked is my game" e forse pure "Not dead yet", ma a distanza di otto anni dal fantastico debut "Holy target", ammetto ancora che pagherei per riavere dai Raise Hell un altro cd su quella falsariga... nonostante i Dissection e quello stile siano passati di moda, non fa niente, anzi mi farebbe molto piacere!

Voto: 7+

Marco "Dark Mayhem" Belardi