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Melodine - Out of your hands

Etichetta: Atenzia

Out of your hands, opera seconda degli statunitensi Melodine, rappresenta la visione musicale e artistica di Evan Frankfort, che in passato aveva dedicato i suoi sforzi principalmente alla produzione e al mixing per band quali Rancid, The Bangles e Sugarcult, che, a quanto afferma il vocalist californiano, hanno contribuito con la loro diversità ad accrescere la sua esperienza. Una diversità di stili che si avverte fin dalla prima nota di Exit Wounds, opener di questo disco e probabilmente unica perla di un album piuttosto noioso, troppo concentrato sulla voce di Frankfort e malgrado il "pastone stilistico" veramente poco vario. Il difetto principale come si è detto è proprio la mancanza di mordente; indubbiamente questo disco possiede un appeal commerciale e dovrebbe piacere ai fans di band quali i Coldplay, ma quattordici canzoni seppur brevi stancano e annoiano incredibilmente qualsiasi ascoltatore. Soprattutto nessuna song possiede un minimo di forza trascinante, malgrado le liriche scritte dal vocalist-produttore siano belle e in alcuni tratti poetiche, malgrado ogni singola traccia sia corredata da una descrizione dettagliata. Purtroppo però, malgrado il tentativo di fondere hard rock, grunge e soft rock, il disco non dice assolutamente nulla di notevole o per citare una canzone dell'lp "Nothing new".
Come si è detto, la prima traccia risulta anche la migliore del disco, come afferma la stessa band nel libretto corredato al cd; dopo Separation Anxiety (molto carina l'idea di registrare i guaiti di un cane che si separa dal padrone) però cominciano i dolori: una trafila di canzoni molto noiose e senza alcuna forza, peccato perché come già detto i testi non sono mai banali. Stancante e veramente brutta She's only human, mentre è già più piacevole la quarta Heaven's coming to California. Si salva anche The Le Tingo, ispirata nelle tematiche da Paul Simon, il resto però è mediocre, non brutto o da far gridare allo scandalo, sia chiaro, perché le sonorità rimangono comunque belle e il lavoro svolto in fase di mixaggio è decisamente notevole, ma estremamente piatto. La situazione si smuove un po' con Rope, la canzone più heavy all'interno del disco, dotata da un riff molto massiccio, ma in conclusione resta sempre al di sotto della sufficienza.
In definitiva non bastano delle liriche con tematiche mai banali, non basta un bel sound e un mix di vari stili; Out of your hands resta un album scialbo, senza la minima capacità di sedurre l' ascoltatore e conquistarlo.

Voto: 5

Brown Jenkin