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Frozen tears - Intervista alla band

Autori di un ottimo disco come "Way of temptation", i toscani Frozen tears hanno parlato con noi delle loro influenze e di come il loro rapporto con la brasiliana Megahard records si stia rivelando fruttuoso e ben più soddisfacente di quello che molte band nostrane intraprendono con svariate etichette nazionali. Ne hanno parlato i disponibilissimi Leonardo, Mirko ed Alessio.

Intervista a cura di: Marco "Dark Mayhem" Belardi

Siete giunti alla produzione di un nuovo full lenght, intitolato "Way of temptation". Quali sono le tue impressioni su questo nuovo prodotto targato Frozen tears?
Leonardo - Sono veramente contento del nuovo lavoro. Lo trovo un notevole passo in avanti rispetto al nostro primo cd. C’e’ stato un indurimento del suono, una maggiore cura degli arrangiamenti e soprattutto un maggior tempo a disposizione per la registrazione dei pezzi. Abbiamo già iniziato a lavorare ad alcune nuove idee e la strada che stiamo percorrendo e’ quella intrapresa con Way of Temptation.
Come è accaduto ai vostri cugini toscani Sevengates, un'altra band italiana giunge al contratto per un'etichetta estera. Nel caso delle vostre due formazioni, la brasiliana Megahard. Non trovi che possano esserci grossi svantaggi nel gestire rapporti professionali ad una distanza così elevata, e mantenendoli via mail?
Mirko - Mi dispiace doverti correggere ma siamo stati noi ad aver dato ai nostri cugini toscani le informazioni ed i contatti per la Megahard, essendo questo per noi il secondo cd per la label brasiliana. Per quel che riguarda i rapporti con la nostra casa discografica per ora non si sono verificati inconvenienti, anzi anche essendo una relazione a distanza sta dando buoni frutti.
Rimanendo sul tema della label, qual'è stato il motivo scatenante che vi ha fatto firmare per
un'etichetta estera anzichè cercarne una nostrana?

Leonardo - Il mercato europeo si sa che e’ molto inflazionato, ci sono molte band valide alla ricerca del contratto e le occasioni sono poche. Il mercato sud americano ci affascinava anche perché non lo conoscevamo molto e la label ci aveva comunque assicurato che stava instaurando rapporti con etichette europee che ci avrebbero permesso di far circolare il lavoro anche nel nostro continente. Il contratto che ci hanno proposto era molto semplice, senza grosse clausole, così abbiamo deciso di provare.
"Mysterious time" è lontano oltre due anni: nutrite qualche rimorso su come avete lavorato su quel disco?
Alessio - Beh sicuramente "Mysterious time" si sente che è il nostro primo lavoro, i soldi a nostra disposizione erano molto pochi ed inoltre anche la nostra esperienza non era sicuramente quella di oggi. Certamente adesso M.T. non ci soddisfa a pieno, però non posso negarti che a suo tempo ci ha dato diverse soddisfazioni.
Sulla mia recensione ho parlato del vostro sound accomunandolo all'Heavy metal ottantiano, per certi versi persino americano ("A great day"), per altri più powereggiante, per altri decisamente influenzato dal progressive metal. Come definiresti, dal canto tuo, la
vostra musica?

Mirko - La nostra musica non e’ altro (e credo che si senta) che un equilibrato mix delle nostre singole influenze musicali; sia come musicisti a livello compositivo sia come amanti del genere musicale. Infatti come non citare in riferimento al nostro genere gruppi come Priest e Maiden con i quali siamo cresciuti. E’ dalla commistione di questi generi che abbiamo creato il nostro stile e le nostre sonorità.
C'è chi ha persino stilato, come metro di paragone, definizioni che vi vedrebbero paragonabili ai Centurion ma in una forma più complessa, ragionata, melodica. Ti senti in qualche maniera influenzato dalla formazione capitolina?
Leonardo - I Centurion mi piacciono, penso siano uno dei migliori gruppi italiani, ma penso che sarebbe più giusto dire che anche loro sono influenzati da band come Judas Priest come lo siamo noi. Loro tra l’altro sono a livello di sonorità sicuramente più pesanti di noi. Comunque non mi dispiacerebbe davvero farci qualche serata insieme.
Alessio Taiti sembra proporre uno stile che nelle principali influenze canore annovera gruppi come Judas Priest (era Halford) ed Helstar. I primi padroni del metal inglese, i secondi pionieri di quello americano degli anni ottanta. Credi che le sue influenze derivino maggiormente da come la band ha scelto di impostare il sound, o solamente da preferenze personali?
Alessio - Sicuramente Halford è uno dei miei cantanti preferiti ed ogni volta che il mio nome viene accostato a quello di Rob non può farmi che un enorme piacere. Adoro il suo stile anche se quello da me proposto pur ispirandosi all’ugula del “metal god “è decisamente più ruvido ed aggressivo. Certamente se la mia band avesse suonato il power “all’italiana” tanto di moda hai nostri giorni sarebbe stato molto difficile utilizzare certe timbriche da me tanto amate e avrei sicuramente dovuto riadattare il mio stile. . . grazie al cielo i F.T suonano fottuto H.M.
Per parlare di Judas Priest: non credi che, dopo "Painkiller", quel tipo di Heavy Metal che tanto loro hanno contribuito a lanciare in larga scala - soprattutto con quel disco e col materiale successivo a "Defenders of the faith" - sia divenuto un tantino inflazionato?
Mirko - Dopo dei classici come quelli che hai citato e’ chiaro che sarei tentato a risponderti di si, ma quello che vedo e sento in giro e il “mercato” mi darebbero sicuramente torto. Questo genere continua fortunatamente a piacere.
Dalla demo "Wasteland" ad oggi, che cosa pensi sia cambiato nella maniera di intendere la musica dei Frozen tears?
Alessio - Sono cambiate molte cose e penso che per rendersene conto basta ascolatare W.O.T. oppure vedere uno dei nostri concerti. I suoni si sono appesantiti, il cantato è diventato tagliente come una lama di un rasoio, insomma tutto si è evoluto in una direzione ben precisa anche se la melodia e le armonizzazioni di chitarra, marchio di fabbrica dei F.T., sono e saranno sempre presenti nella nostra musica.
Un nuovo anno se ne va: come pensate di promuovere "Way of temptation" nel 2003? Punterete maggiormente sull'attività concertistica o sulla promozione tramite
la label ed iniziative personali?

Leonardo - Cercheremo di suonare il più possibile, perché penso che il modo migliore per promuovere un gruppo e’ fare ascoltare le canzoni il più possibile alle persone, renderle in grado di giudicare con le proprie orecchie senza passare per l’intermediazione della recensione. Abbiamo poi appena iniziato la composizione di nuovo materiale che registreremo a fine anno per il successore di Way of Temptation.
Domanda calda che, ad ogni intervista con gruppi italiani, finisco per proporre: tanto si parla della scena italiana, e tanto si definiscono esterofili quelli che diffidano del suo valore. Tu,personalmente, come vedi la scena metal italiana?
Leonardo - Penso ci siano dei gruppi molto interessanti, come i già citati Centurion per esempio. A dire il vero ci sono tanti gruppi preparati tecnicamente, la lista che ti potrei citare sarebbe interminabile, ma musicalmente non ci sentiamo molto vicini al classico italian metal style, agli arrangiamenti sinfonici. Non inventiamo nulla, sia chiaro, ma preferiamo avere come punti di riferimento alcuni mostri sacri come Judas e Iron, che sentiamo come più vicini al nostro modo di interpretare la musica e anche se il mercato tira in una certa direzione siamo contenti di avere scelto questa strada.
L'intervista è giunta al termine. Concludi pure come preferisci.
Leonardo - Ti ringrazio per lo spazio concesso all’interno della tua web-zine e vorre invitare tutti i lettori a passare per il nostro sito <http://digilander.libero.it/frozentears> ed ascoltare i nostri mp3.

Marco "Dark Mayhem" Belardi