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ZERO DAYS, ZERO SECS

MACHINE HEAD

Data:12/11/01

Localita: Milano - Transylvania

Erano 3 anni e poco piu' che il gruppo non si faceva vedere nel nostro paese di pasta, pizza e vino.
Il gruppo originario di Seattle approda a Milano in un club che e' gia' uno spettacolo di per se': piccolo, buio e mortuario, un vero antro dove quasi 2000 persone aspettavano i Machine head tra un ragnatela (finta), un candelabbro lugubre(finto) e i ceri delle lapidi appese al muro(finte).
Il pubblico, un misto di numetallers e true metallers non ben definito ma perfettamente in una sintonia "ignorativa", acclama la band ancor prima delle inizio del concerto e purtroppo, a mio avviso, la mancanza classica di una band di supporto si sente a dismisura.
Perche' in Italia siamo cosi' bistrattati??
I nostri non si fanno attendere cosicche' alle 21.05 sono gia' sul palco a scaldare il pubblico, completamente esultante ed eccitato per la presenza di Robb Flynn, partendo con "bulldozer" tratta da "Supercharger".
La parte ritmica dei Machine Head dal vivo mostra i denti: il batterista, che a dir il vero spunta per tutto il busto dalle pelli in una posizione decisamente insolita, trita il tempo con una precisione degne di nota e il bassita, vecchio militante della band, mostra il suo cuore metallaro in ogni sua movenza.
Robb Flynn e' un guru che tiene il palco con ottimo carisma e, inaugurando ogni sorso con un americanizzato "SALUT'!", beve vodka schietta suonando, compresi tutti gli assoli, e cantando come un vero prefessionista.
L'altro chitarrista accontenta il pubblico nu: si accascia, si dimena, si piega ma oltre non combina, risultando, a mio giudizio, piu' o meno inutile per la resa live del gruppo.
Il set presenta solo 1/4 degli ultimi due album e il gruppo dimostra di non aver perso le forze nel suonare "OLD", "DAVIDIAN" [leggermete modificata nel finale... peccato!], "TAKE MY SCARS" e "TEN TON HAMMER" e protraendo lo spettacolo per la bellezza di 1 ora e 40.
La voce di Robb Flynn non accusa minimamente i cambi tra sporco e pulito e verso fine concerto, per chissa' quale ragione, ci propinano una "machineheaddata" versione di "The number of the Beast" degli Iron: non troppo riuscita, non troppo rovinata ma decisamente evitabile.
Il gruppo, proprio come succede nel nuovo disco, propone un bello spettacolo ma nulla di epico o memorabile, "solo" [si fa' per dire] un gran concerto, suonato con esperienza e con un pubblico, decisamente partecipe, che si unisce completamente per cantare "The deafening silence".

Thrasher[XXX]