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Gods Of Metal 2002

Data: 08/06/2002 - 09/06/2002

Località: Stadio Brianteo (Monza)

Report del Gods of Metal 2002. Si ringrazia Dr. Agnar di www.metalmillennium.net per la collaborazione, avvenuta tramite il reportage di ciò che è avvenuto nella seconda delle due giornate in cui il festival era suddiviso.

Premessa a cura di:   Dark Mayhem

Il Gods of Metal dei dubbi. Dopo la manifestazione - sottotono - del 2001, e quella pressochè trionfale svoltasi proprio al Brianteo due anni fa nel segno di Slayer ed Iron maiden, quest'anno il festival più importante d'Italia rimarrà nella memoria di molti per un altrettanto alto numero di cose, positive per certi versi, negative per altri. Come al solito, notevoli sono stati i disguidi organizzativi, trionfanti per il numero (di certo non contenuto) di imprecisioni relative al factotum di chi ha diretto le cose. Innanzitutto, sono puntualmente saltati molti dei servizi navetta che avrebbero dovuto collegare il Camping Autodromo allo stadio monegasco, costringendo molti degli spettatori - fra cui il sottoscritto - a giungere a destinazione con un ritardo di certo non trascurabile. La manifestazione, per me, è iniziata con la pausa-soundcheck posta a metà fra l'esibizione dei Soil e quella degli Ill nino, i due nomi più rappresentativi che il crossover si portava appresso in quest'occasione di lusso. Ed i problemi non si sono fermati qui: migliaia di disappunti, specialmente relativi al fatto dei pass, grazie ad una mail senza risposta da me spedita alla Live in Italy che mi ha fatto intendere che i suddetti cartellini servissero solo a scopi di presenza nei backstage. Il pass da me ricevuto, però, era relativo all'ingresso, e quindi sia io che l'altro membro a cui il biglietto era destinato (Slaytanic Dekapitator) abbiamo ugualmente speso i settantasette Euro per entrare nello stadio, trovandoci in mano due pass che non ci davano il permesso - come ci era stato specificato alcune settimane prima - di giungere all'interno dei backstage. Il risultato? Non potremo offrirvi, su queste pagine, il report della conferenza stampa dei Sodom, nè è stato possibile, per motivi temporali, effettuare con ordine la domanda ai Manowar, cosa svoltasi all'uscita di questi dalla sala conferenze con fretta e furia, dopo che era stato raggiunto un accordo in extremis per poter effettuare la presenza alle conferenze con i pass ricevuti. Nei prossimi giorni, tuttavia, avrete su MetalManiacs i risultati delle conferenze di Kreator, Domine e Manowar. Ottimo, invece, è stato il servizio di pulizia, in quanto lo stadio, al mattino del nove giugno, si presentava ben ripulito nonostante la devastazione relegata al manto erboso dai presenti della serata precedente (una buona parte delle zolle sottostanti al palco sono volate in direzione degli Anti-product, e per questo non possiamo non tacere in direzione della massa di cretini che, tutti gli anni, puntualmente fanno passare i metallari da incivili). Nulla - o quasi - è cambiato all'interno dei bill proposti: saltata il giorno precedente all'esibizione la presenza dei Rammstein, band che attendevo a gioia e che ha motivato affermando che "il tastierista si è avvelenato". Bugia o realtà? Sorvoliamo. Fatto il punto sull'organizzazione, passiamo ai fatti, ovvero ai concerti che i metallers italiani aspettavano da un anno. Il Gods of Metal, sotto questo fronte, è stato prolifico, soprattutto sotto i nomi di Slayer, Virgin steele, e - a sorpresa - Blind guardian.

Dark Mayhem

8 giugno 2002 - Recensioni a cura di Dark Mayhem

Arrivato allo stadio con un netto ritardo accumulatosi a causa dell'inesistenza delle tanto acclamate navette di trasporto camping-luogo del concerto, il mio Gods of Metal si è avviato con la pausa relativa al soundcheck degli Ill nino (voto: 6,5), formazione da poco sul mercato col fortunato "Revolution...revolucion", acclamato disco crossover recensito positivamente da Thrasher[XXX]. La loro prova è stata più che sufficiente, resa potentissima da un suono pressochè impeccabile giocato prevalentemente sui bassi, e dalla presenza, on stage, di due batteristi ottimamente coordinati fra loro ed efficacissimi ogniqualvolta era richiesto qualche passaggio cassa-tamburi, ben svolti a causa della disponibilità di quattro battenti di cassa e di un imprecisato numero di tom. Bella prova, ben accolta da un'ottima fetta del pubblico, a dispetto del bottigliamento relegato ai poveri Anti-product.

A seguire, Sodom (voto: 8). Circa cinquanta minuti a disposizione, un suono aggressivo, scarsa tecnica, e poca voglia di presenziare sul palco. Bernemann appare come l'unico membro del trio tedesco voglioso di suonare, Tom Angelripper headbanga furiosamente a tratti per poi apparire spesso statuario, ma nonostante questo, il pubblico, sul quale gravava il fattore pioggia, non ne risente ed acclama fino all'ultimo minuto la band teutonica. Si apre con "Among the weirdcong", opener-track, peraltro, di "M-16" (ultima release targata Sodom), e si prosegue con una miriade di ottimi pezzi che, però, lasciano con l'amaro in bocca una buona parte dei presenti a causa dell'esclusione di celebri canzoni come "Agent orange", "Tired and red", "Blasphemer", "Sodomy and lust", "Capture the flag"...tanto per citarne alcune. Il tutto va avanti con ordine ed onore: "Sodomized" ed una stravolta versione di "Outbreak of evil" (avviata in puro mid-tempo style) scatenano un pogo incredibile, il pubblico canta e si sbatte per la band, e pezzi come le monumentali "Witching metal" - "Remember the fallen" lasciano tutti soddisfatti. Ottima la chiusura, affidata a "Bombenhagel", dalla quale è stato tolto l'inno tedesco in posizione solistica a favore di una particolarissima melodia popolare tedesca. Bel concerto, sottotono per il nome coinvolto, ma ugualmente devastante.

Il Gods of Metal prosegue nel segno del thrash metal tedesco, ed il portavoce di tutto ciò, in questo caso, si materializza nel nome dei Kreator (voto: 7,5). Mille Petrozza e soci, saliti sul palco supportati da un Rob in ottima forma e da un Ventor Reil devastante e preciso in maniera chirurgica, hanno dato prova dell'ottima consistenza produttiva di questa band grazie a svariati - e stupendi - pezzi estratti dall'ultimo lavoro, "Violent revolution". Il suono non era di certo dei migliori. Sami, chitarrista della band, si è rivelato impeccabile sui riffs ma spreciso nella solistica, meglio interpretata da Petrozza, quest'ultimo sporchissimo nelle fasi veloci ritmiche. Ottime le prove offerte su "All of the same blood", "Reconquering the throne", "Violent revolution", capisaldi dell'ultimo sigillo offerto al pubblico dal quartetto, mentre i classici della band sono stati rappresentati dalle splendide versioni di "Pleasure to kill", "Flag of hate", "Extreme aggression" e "Tormentor", capolavoro tratto da "Endless pain" e posto in chiusura al concerto (come avvenne a Firenze alcuni mesi fa). Proposto poco o nulla dalla fase intermediaria della carriera della band, fra cui segnalo le bellissime mid-tempos "People of the lie" - "Phobia". Tuttavia, il pessimo mixaggio ha rovinato tutto.

Il festival cambia rotta. Abbandonato ogni ricordo del crossover degli esordi, e del thrash dell'ultima fase trascorsa, improvvisamente giungono sul palco, come da scaletta, i My dying bride (Voto: 6,5). Ottima la proposta di pezzi come "The cry of mankind" e "Turn loose the swans", mentre l'amaro in bocca è giunto con la presentazione dei pezzi estratti dall'ultimo ed appena sufficiente album, avente per titolo "The dreadful hours". La band ha tuttavia saputo suddividere bene la scaletta fra parti estratte dal periodo doom-death ed una buona porzione relativa ai trascorsi più dipendenti dal gothic metal. Poco il tempo a disposizione della band, che comunque si è ben difesa in relazione al suo oramai prestigioso nome, ben affermato all'interno della scena metal estrema internazionale. In definitiva, però, mi sono perso una certa parte dell'esibizione per poter partecipare all'intervista ai Kreator, e non posso di certo offrirvi un report completo a riguardo.

Rob Halford (Voto: 9) si è rivelato, successivamente all'esecuzione del concerto dei My dying bride, come una delle più grandi sorprese dell'intero Gods of metal. Una line-up da spavento, includente il batterista degli Spastic Ink. Bobby Jarzombek, un look totalmente Priestiano con tanto di giubbotto di pelle borchiato con croci celtiche e simboli vari, ed una prestazione incredibile. Halford ha fatto tabula rasa di tutto ciò che aveva suonato, sul medesimo palco, in precedenza. Heavy metal classico, devastante. Tramite questo, il Metal God ha ridicolizzato nettamente la scialba prestazione offerta dai Judas Priest l'anno scorso. Rob si è dimostrato all'altezza del suo nome, nonostante i numerosissimi anni di carriera, su tutti i frangenti che il suo cantato può offrire: screaming, falsetto, pulito, e fasi aggressive - talvolta rasenti il growl. Ottima la scelta dei pezzi: il concerto è iniziato nel segno della pioggia e di Painkiller, intramontabile classico estratto dalla penultima fase della carriera dei Priest. Si è continuato attraverso "Jawbreaker", secondo pezzo di "Defenders of the faith" (uno dei lavori più anthemici degli anni ottanta), ed il trionfo è avvenuto tramite l'esecuzione della fortunata accoppiata "The Hellion" - "Electric eye". Buoni anche gli estratti dalla carriera solista di Halford, fra cui segnalo "Resurrection" e "Betrayal", quarto pezzo del nuovissimo "Crucible". Bellissima anche "Exciter", ma va ammesso che il concerto, dopo una sfuriata iniziale, è incredibilmente calato di tono nella sua fase mediana, nonostante un'ottima ripresa finale dettata dalla succitata "Electric eye". Buoni segnali in vista dell'uscita di "Crucible", ma passiamo oltre.

Niente Rammstein. E così, dopo un soundcheck interminabile, siamo giunti al piatto forte della serata. Sul palco sono comparsi, nell'ordine, una batteria Tama posta su di una pedana rialzata, file aggiuntive di casse e nuovi amplificatori, ed uno sfondo claustrofobico...il medesimo presentato al Tattoo the planet. Questo era il background degli Slayer (Voto: 10), la formazione che, come nel 2000, ha avuto l'onore di radere al suolo il pubblico monegasco. I quattro californiani, rafforzati dal rientro in line-up (che pare delinearsi definitivo) di Dave Lombardo, hanno distrutto tutto quello che era possibile distruggere. "Disciple", miglior pezzo di "God hates us all", ha stordito il pubblico in apertura, dando un assaggio della potenzialità che questa band puo'offrire alla soglia dei quarant'anni; "War ensemble" si è proposta come uno dei migliori sigilli della carriera della formazione di King-Hanneman, e la scaletta e filata via liscia, simile come quella presentata al Tattoo, con le sole differenze dell'esecuzione di "Spirit in black" - "Born of fire" - "Payback" al posto di "Captor of sin" e "Dittohead". Una scelta azzeccata: la band si è catapultata indietro di dodici anni, presentando - come era logico aspettarsi - una scaletta ben incentrata sui pezzi di "Season in the abyss", in quanto sono state incluse, in essa, anche "Dead skin mask" (presentata da un Araya malvagio e ben calato nella parte), la title track, ed i pezzi succitati. Estratte da "South of heaven" l'opener omonima e "Mandatory suicide", quest'ultima stravolta nelle parti - velocizzate nelle sezioni di cassa - di batteria, mentre dai primi due dischi abbiamo potuto sentire soltanto "Chemical warfare", "Die by the sword" ed "Hell awaits". Poco privilegiati gli ultimi dischi, con pochi pezzi da "God hates us all", uno soltanto da "Diabolus in Musica" ("Stain of mind"), e nessuno dal criticatissimo "Divine intervention". Logicamente, gran peso, quello dato dai quattro alla tracklisting di "Reign in blood", proposta con "Angel of death" (con tanto di acuto iniziale e solo di batteria raddoppiato nella sua durata e velocizzato nei metronomi da Lombardo), "Raining blood" (eseguita, peraltro, mentre pioveva) e "Postmortem". Ottimi i suoni, eccetto quelli della batteria di Dave: troppo secchi quelli del rullante, bassi i volumi in apertura, e comunque di poco ritoccati quelli della cassa sino alla fine del concerto. Tuttavia, perfetta la prestazione di quest'ultimo, nettamente migliorato rispetto ai tempi in cui lasciò la band per dedicarsi ai Grip Inc. Imperfetta la prova di Araya: il singer di origini cilene si è imbattuto in un furioso headbanging per tutta la durata del concerto, apparendo però sotto tono sulle linee vocali rispetto all'esibizione del Tattoo the planet, quest'ultima superiore per effetti speciali ma non per il movimento creato dalla band sul palco. Grande il responso del pubblico: sfiorata una banale rissa nelle file sottostanti il palco, ma per il resto, in un pogo vasto ed in un tumulto di headbangers, tutto si è svolto correttamente e calorosamente. Che gli italiani amassero questa band, del resto, lo si sapeva.

Dark Mayhem

9 giugno 2002 - Recensioni a cura di Dark Mayhem

Una cortissima fila alla cassa accrediti, e la sorpresa si ripete, ma in direzione opposta a quella nella quale mi sono imbattuto il giorno precedente: stavolta, il pass stampa ci viene consegnato, e di conseguenza, avremo la possibilità di entrare nei backstage. Dopo essermi riempito di domande a causa di tutto ciò, mi dirigo verso l'ingresso, imbattendomi in una lunghissima fila di metallers in attesa di entrare nel Brianteo che presto sarebbe divenuta una lunghissima fila di metallers "incazzati" in attesa di entrare nel Brianteo a causa dell'incessante pioggia in aumento. Il nostro turno arriva, e con dispiacere scopro di essermi perso il concerto dei Time Machine, aventi per special guest Andre Matos (c'è bisogno di presentazioni?). Il mio Gods of Metal inizia dall'esibizione dei Metalium, fortunatissimi per l'improvviso miglioramento delle condizioni del tempo che, di lì in poi, non avrebbero presentato ulteriori precipitazioni.

Salgono sul palco i Metalium (Voto: 6), ed una lunga giornata di metal classico si avvia con uno dei nomi più interessanti, reso tale dal mio forte apprezzamento nei confronti dell'ultimo e valido "Hero nation". Sfortunatamente - almeno per quanto riguarda le prove dal vivo - la reputazione crolla nel giro di pochissimi minuti. Henning Basse e compagnia bella sciorinano una prova decisamente sopra la media, rovinata da due fattori non tralasciabili: innanzitutto, il mixaggio, forse il peggiore udito nel corso delle due giornate del Gods of metal. Si avvertono soltanto i suoni di voce e batteria, quest'ultima sovrastante ed incapace, tecnicamente, di ripetere i fasti della presenza in line up di Mark Cross e Mike Terrana, illustri ex dei Metalium. Michael Ehre non si rivela affatto all'altezza dei due nomi sovraccitati, e la prova della band scorre via nel nome di pezzi come "Fight" o "Free forever". Sottotono anche Basse, vocalist della formazione, spesso aiutato nelle parti dai toni alti dal chitarrista Lange. Coverizzata anche "Dust in the wind", classico dei Kansas. Se non fosse stato per il mixaggio...

Via i Metalium, dentro Blaze (Voto: 6), il singer più contestato degli ultimi anni. L'ex cantante degli Iron maiden, tramite due album come "Silicon Messiah" e "Tenth dimension", ha dimostrato ampiamente di essere sopra rispetto al livello espressivo e produttivo affibbiatogli ingiustamente dalla critica. La prova del nome, ovvero l'esibizione al Gods of Metal, è stata positiva. Blaze si sbatte sul palco, correndo continuamente e coverizzando spesso Dickinson con pose consone al singer attuale della Vergine di Ferro, propone una cover di "Man on the edge", e riscuote un ottimo responso anche per quel che riguarda i pezzi propri. Tuttavia, la prova scorre nell'anoninato per almeno due terzi del tempo concessogli, e non bastano episodi singoli a riscattare l'indifferenza di un'audience che ancora forse risente in buona parte del periodo nero maideniano. Sufficiente, ma non oltre...

Si parte coi nomi grossi. Doro Pesch, ex cantante dei Warlock. L'ospite illustre distrutto da una posizione in scaletta ridicola, ovvero piazzata sotto all'esibizione di Domine e Symphony X. Doro (Voto: 7,5)riscatta con onore il problema, affidandosi a pezzi d'effetto come la classicissima "All we are"(difficile trovare un metallaro che non ha mai sentito questo capolavoro) o la nuova "Burn in up" in modo da conquistare - con successo relativo - la folla dei presenti. "Burning the witches", "East meets West" e "Hellbound" consacrano la prova offerta dalla bionda singer, presentatasi in ottima forma ma sovrastata dal peso della bassa posizione in scaletta. Tuttavia, la sua potente voce e la sua capacità di coinvolgimento le consentiranno di figurar bene anche coi nomi a venire.

Dopo i Time machine, la rappresentativa nostrana viene affidata al nome dei Domine (Voto: 7,5), band che scatena l'interesse del pubblico muovendo non poca folla in direzione della zona sottostante al palco. Per quanto mi riguarda personalmente, avevo già visto la band dei due Paoli in azione per ben quattro volte, ma l'interesse generale non è affatto calato. Meno efficaci rispetto alle prestazioni in spazi chiusi e contenuti in fatto di dimensioni, i Domine si sono comunque fatti rispettare mostrandosi in ottima forma. Morby appare sempre a suo agio con le fasi acute e quelle maggiormente atmosferiche e di coinvolgimento, Stefano Bovini è apparso nettamente migliorato dietro alle pelli, soprattutto per quel che riguarda la padronanza con l'uso della doppia cassa, e la prova, in generale, è stata ampiamente sufficiente. Contestabilissima, invece, la scaletta, non troppo efficace su pezzi recenti come l'opener "The hurricane master" o sulla inefficiente "Horn of fate" (pezzo a mio avviso sopravvalutato dalla critica, e lo stesso discorso è estendibile a "Ride of the Valkyries", anch'essa suonata a dispetto dell'esclusione di gemme come "Stormbringer" o "Thunderstorm"), ma valida sotto il punto di vista dei brani estratti da "Dragonlord", fra i quali si segnalano la title-track, posta in enclosure alla scaletta proposta, e la fantastica "Defenders". Forse la peggiore esibizione offerta dai Domine nel corso degli anni in cui li ho seguiti: fattostà che, anche questa volta, sono stati grandi.

Signori e signori, dinanzi ai nomi illustri di Manowar e Blind guardian, eccovi la band che aspettavo con maggiore ansia: i Virgin steele (Voto: 9,5)dell'incredibile David DeFeis. E come da aspettative, nonostante una scaletta nettamente tagliata per far fronte ad un maggior tempo da dare ai Manowar, i Virgin steele si sono rivelati praticamente perfetti. Lo show è stato un trionfo: apertura in grande stile con la potente "Invictus", e subito salta all'occhio il nuovo look di Pursino, chitarrista della formazione: capelli cortissimi, dal color rossiccio tanto caro al celebre Mustaine, ed un abbigliamento decisamente elegante. Che sia sempre lui? Basta udire i passaggi chitarristici. Pursino, come il resto della band (fantastica la prova offerta dal batterista Frank Gilchreist), si è dimostrato all'altezza del nome in cui esso è coinvolto, ma il meglio del meglio è giunto da un'altra direzione. David, alla voce, è stato nettamente superiore addirittura a quanto offerto sui dischi: teatrale, coinvolgente, passionale nei confronti della sua musica. Una band come questa, di certo, non meritava una posizione così bassa nella scaletta del Gods (come non meritava di suonare di spalla agli Hammerfall durante il tour Europeo, dove hanno dimostrato di valere almeno dieci volte di più della scarna band svedese del "Generale Drobnjak"). Discreta la scelta dei pezzi, fra cui cito la potente "The fire God", "Great sword of flames", durante la quale esibizione DeFeis ha proposto una scenetta teatrale ben accolta dal pubblico per il passaggio, sul palco, della nota spada (logicamente infuocata, e quindi immaginatevi i consueti problemi che hanno avuto i membri dello staff nel relativo spegnimento), e "I will come for you". E mentre DeFeis presentava l'ultimo pezzo (chissà..."A symphony of steele"? "Through blood and fire"?), lo staff gli chiede di smettere. Delusissimo il singer, e ancor più delusi noi, a causa dell'interruzione di un concerto come questo, avvenuta in anticipo rispetto ai tempi dettati giorni addietro. Più avanti vedremo come è stato speso il tempo concesso ai "signori Manowar"...

Non avendo seguito l'esibizione dei Symphony X a causa dell'attesa della conferenza stampa dei Manowar, lascio il testimone all'esperto del settore: Elyel.

Report Symphony X - Elyel

L’esibizione, che sarebbe dovuta iniziare alle 16.55, comincia invece con un pesante ritardo, dovuto in parte al fatto che i Virgin Steele hanno finito leggermente in ritardo sul palinsesto concordato, e in parte alle difficoltà nel settaggio dei suoni della chitarra di Romeo. Fatto sta che la band che più di ogni altra attendevo quest’oggi, si limiterà a eseguire solo 5 pezzi: praticamente la metà del numero dei pezzi previsti. C’è da dire che è stato davvero un peccato, perché il gruppo, nella sua  mezz’oretta scarsa di performance, ha dimostrato uno stato di forma e un grado d’affiatamento davvero invidiabili… La band getta subito le carte in tavola con il potente riff  di “Evolution”, tratta da “V- The New Mythology Suite”, che manda in visibilio il  pubblico intervenuto, sebbene il suond complessivo risulta sporcato da un non perfetto suono della chitarra di Michael Romeo (e sarà così anche per la seconda canzone eseguita). Si prosegue con “Sea Of Lies” e “The Eyes Of Medusa”, entrambe provenienti da “The Divine Wings Of Tragedy”, l’album riconosciuto come il capolavoro del combo americano. Dopo “Communion And The Oracle”, Russel Allen annuncia  che “Of  Sins And Shadows” sarà l’ultimo pezzo che i Symphony X eseguiranno in quest’occasione, il pubblico dimostra di non gradire, e al cantante non resta che sottolineare il fatto che non sono loro a scrivere le regole, iniziare il pezzo e stregare tutti con il suo carisma… La prestazione della band è stata davvero di alto livello, non nascondo che secondo il mio modestissimo parere sono stati loro i “migliori in campo” domenica. Hanno potuto contare su un simpaticissimo Allen che saltellava di qua e di là sul palco, nonostante la sua imponente mole, incitando continuamente il pubblico e offrendo una prestazione vocale di quelle rare davvero.  Il resto della band? Perfetta come da copione, peccato solo gli iniziali problemi di suono, che inevitabilmente hanno intaccato un po’ la performance dei Nostri, e la durata troppo striminzita del loro show. Ora li attendo quest’autunno (spero) per il tour da headliner di supporto al nuovo disco di prossima uscita.

Elyel

Proseguimento del report di Dark Mayhem

Ritorno in grande stile, quello del Pirata Rock n'Rolf. Un'esibizione al fulmicotone, caratterizzata dalla presenza - in larga scala - di effetti speciali prevalentemente di carattere pirotecnico, ed il singer tedesco, affiancato dalla sua band, ha confermato l'enorme dote espressiva dei Running wild (Voto: 7,5). Discreto lo spazio relegato ai classici, proposti tramite "Riding the storm", "Soulless" e "Bad to the bone" lacerano il pubblico, mentre un altissimo numero di pezzi recenti viene lanciato sull'audience, non totalmente affascinata da questa - non propriamente azzeccata - scelta. "Welcome to hell" e "The brotherhood" sono due estratti dall'ultimo lavoro, mentre è stato dato spazio anche ad episodi scarni come "Victory", sicuramente inefficiente in sede live e preferita a capolavori esclusi come "Whirlwind" od "Evilution". Tuttavia, un'ottima prova, sorretta da una presa scenica perfetta e da una prestazione coinvolgente ed aggressiva. Ma la scaletta...

Uno dei grandi highlights della serata si è materializzato nel nome dei Blind Guardian (Voto: 8,5). Il guardiano cieco, sul quale aleggiava un notevole numero di dubbi relativi all'efficienza di quest'ultimo in sede live, ha smentito tutto con una prova eccellente ma imperfetta. La voce di Hansi Kursch ha retto per pochi pezzi, per poi cadere nell'oblio di un cantato grattato che avrebbe accompagnato il singer teutonico sino alla fine dell'esibizione. Sul palco comparivano svariati turnisti, fra cui un tastierista di ruolo ed un bassista, individuato nel nome di Oliver Holzwarth, ex membro dei Sieges Even nonchè fratello del celebre batterista dei Rhapsody. La prova, da me non osservata per tutta la sua durata a causa della mia partecipazione alla conferenza stampa dei Manowar (presentatisi senza Eric Adams), è stata incentrata sui pezzi di "Nightfall in middle earth", dal quale sono stati estratti "Nightfall", "Time stands still (at the iron hills)", "Into the storm" e la monumentale "Mirror mirror". Ottima la scelta della riproposizione di vecchi classici come "Valhalla" (tratta dal sottovalutato "Follow the blind") e "Welcome to dying", mentre "Immaginations from the other side" è stato rappresentato dalla lunga title track, da "The scripts for my Requiem", e da "Mordred's song". Trattato col contagocce "A night at opera", grazie all'inclusione in scaletta della sola "Punishment divine", uno dei momenti più belli del concerto a dispetto dell'inconsistenza generale del disco. Amaro in bocca per l'esclusione di "Bright eyes" o "Time what is time", o grande clamore per un altrettanto grande concerto, chiuso da una bellissima versione di "Bard's song"? A voi la decisione...

La folla di accalca sotto al palco, creando un grandissimo colpo d'occhio in onore dei pochi rimasti sulle sguarnite gradinate dello stadio Brianteo. Il soundcheck dei Manowar (Voto: 7) si propaga nel tempo, scaturendo apprensione agli stretti e numerosi fan della band, e noia nei confronti di quelli che - come me - li vedono soltanto come una ottima band. Dalla mia parte, l'accoppiata Manowar - Divinità non si è mai rivelata, ed il concerto suscita in me solo attenzione ed una gran voglia di vedere all'opera una band che, comunque, riconosco importantissima e validissima. I quattro salgono sul palco, e l'entusiasmo sale alle stelle: "Manowar" viene proposta in grande stile, "Blood of my enemies" e "Kill with power" si propongono come due delle sorprese della scaletta. "Warriors of the world united", cantata all'unisono dal pubblico monegasco, scatena i fans tramite il bellissimo refrain. Poi, il chaos. Eric Adams cade sul palco, facendo battere il proprio corpo sul microfono (immaginate il rumore) e la faccia direttamente sullo stage. La folla si divide: c'è chi grida alla messa in scena pur di non infierire sui propri beniamini, c'è chi si scatena in risate di stampo circense. Fattostà che il concerto si interrompe senza interrompersi. La scaletta viene bruscamente bloccata, ed inizia una tortuosa sequela di noiosi assoli. Prima Karl Logan, alla chitarra, fra sweep e passaggi piuttosto lineari, quindi Columbus, che accentua la propria velocità con la doppia cassa apparendo così mostruoso mentre in realtà non ha proposto che semplici passaggi percussionistici (ed una stecca clamorosa su di un quattro quarti...), infine DeMaio, con "Flight of the Bumble-Bee" (il volo del calabrone) posta a seguito dell'ottima ballad "Heart of Steel". A questo punto, viene il turno delle title-track, proposte a seguito con "Fighting the world", "Kings of metal" e "Sign of the hammer". Si prosegue con le veloci "Power" (unico estratto da "Louder than Hell") - "House of Death" (da "Warriors of the world"), e si giunge alla tempesta di classici finale, scatenatasi tramite "Hail and kill" (Eric Adams nettamente sotto tono), "Nessun dorma" (teatrale, emozionante, ma non impeccabile) e "Black wind, fire and steel", autentico capolavoro metallico. In definitiva, è intuibile che non ero venuto al concerto per godermi venti minuti di assoli e per perdermi così immancabili classici come "Metal daze" o "Thor", ma del resto - come il buon Daddo dice - "i Manowar dovevano tenersi da parte per i festival esteri, quelli importanti". Il concerto è risultato falso, data l'implementazione della ripresa da relegarsi a dei futuri DVD (Adams e DeMaio hanno dato più relazione ai camera-men che al pubblico sottostante) e data la contenuta scaletta, proposta tramite pezzi spesso non propriamente inevitabili, a riprova del fatto che probabilmente alcuni dei grandi classici dei Manowar saranno proprio ripresi-e-suonati durante le kermesse estere. E la sincerità della frase "You are the true Gods of Metal" dov'è finita? Meglio passare oltre, e dimenticare questo spiacevole - chiamiamolo così - inconveniente. Che la musica oggi sia una questione di business, lo si sa. Ma che il Metal ne resti fuori.

Dark Mayhem

9 giugno 2002 - Report a cura di Dr.Agnar - www.metalmillennium.net

Neanche avessimo portato con noi una cassetta dei Death SS, la mitica "nuvoletta del metallaro" ci ha fedelmente accompagnati per tutto il viaggio! Con la mia Panda "Tallo-mobile" Young siamo infatti partiti da Firenze (!) alla volta del Brianteo, incontrando varie avversità quali le pessime condizioni meteorologiche, il diluvio universale nei pressi di Parma, un improvviso surriscaldarsi del radiatore all'altezza di Milano e l'ignoranza dei Lombardi nel gestire le strade, assolutamente trascurate in fatto di manutenzione e segnaletica turistica! Ma per fortuna le nostre paure di arrivare con un pauroso ritardo non si sono realizzate; mi compiaccio infatti di un magistrale parcheggio in una viuzza dimenticata da Dio dove, tagliando per una simil-palude, abbiamo raggiunto lo stadio in men che non si dica. Giusto in tempo per compiacermi della prova live dei Metalium, che preferiscono ben a ragione deliziarci con estratti dal loro primo lavoro "Millennium Metal Chapter One"; infatti a stordire il -poco- pubblico ci ha pensato l'energica "Fight", seguita dalla bellissima "Dreams of Doom". I Metalium sono un'ottima band, inutile negarlo, e la dimostrazione la fornisce l'inno "Free Forever", posto in chiusura della performance. Immediatamente scatta il turno dell'eterno fanciullo metallaro Blaze Bayley, che gestisce meravigliosamente il palco, sfoggiando il suo immancabile cappellino a la "Over the top" e presentandoci una selezione al fulmicotone; "Kill and destroy", "Leap of faith" , "Speed of light" e l'ottima "Tenth Dimension" sono i brani proposti dall'ultimo lp, mentre assolutamente topico è il momento di "Man on the edge", cantata a squarciagola da tutti. Noto in giro (con grande gioia) un comportamento molto più civile, sempre nei limiti, da parte del pubblico italiano e un'organizzazione nettamente superiore a quella dell'anno scorso: l'Italia metal sta facendo progressi? Speriamo di sì… Blaze e la sua band ringraziano il confortevole stadio Brianteo, che si conferma anni luce superiore allo squallido e invivibile Palavobis, e abbandonano il palco per cedere il posto al primo, vero, main event della giornata. Ma se è vero che insieme alla Bestia (in questo caso Blaze, ahahah) c'è sempre una Bella, di certo qui il tutto non si smentisce; a calcare il suolo monzese infatti è la splendida Doro Pesch, ormai sulla soglia degli "anta", ma con ancora tanta grinta e tanta bellezza da far venire le lacrime! Abbigliata nella migliore tradizione Warlock, la bionda valchiria apre le danze intonando una "I rule the Ruins" d'altri tempi, sfoggiando un sound d'impatto e una voce che non ha subito mutamento alcuno nel corso degli anni. E' un vero e proprio Heavy Metal Party, quello scatenato da Doro; "Burning the Witches", "Hellbound", e la recente, anthemica "Burn it up" escono come pugni nello stomaco dalla boccuccia di quell'angelo biondo acclamato ingiustamente solo da pochi cultori, mentre a sorpresa una "East meets West" mi regala emozioni incontrollabili, facendomi letteralmente andare in delirio nella prima fila! Chiude il tutto -in maniera piuttosto scontata, devo dire- il classico "All we are", il momento in cui più persone si sono avvicinate al cospetto di Doro. Altro cambio di palco, ma stavolta a favore dei nostrani "big", ovvero i Domine di Enrico Paoli. Avevo riposto tutta la fiducia possibile nei miei beniamini italiani, considerate le loro reali potenzialità in particolare quelle del singer Morby, ma quando il tagliente riff di "Hurricane Master" tenta di fendere l'aria, mi compaiono i punti interrogativi negli occhi tipo cartone animato della Disney!!! Cosa succede??? Perché Enrico è così teso e anchilosato? Perché Morby non si lascia andare all'intrattenimento e preferisce riciclare mosse già usate, con tanta plasticità e poca scioltezza? Cosa stesse succedendo non si sa, ma mi sale leggermente il nervoso quando "Horn of Hate" viene presentata in modo strascicato e scialbo, facendo rimpiangere momenti come "Stormbringer" o "Freedom Flight"… I pezzi nuovi non funzionano dal vivo? Non credo che sia questo il problema, visto che il vertice dello show viene raggiunto proprio con la recentissima "Ride of the Walkyries", in cui nei nostri comincia a far capolino tutto l'entusiasmo cui ci avevano abituati. "Dragonlord" chiude l'esibizione, sinceramente poco convincente nel complesso. Giornata storta, a mio parere. Ma ora è il momento dei grandi nomi (perché, i Domine e Doro non sono grandi nomi, signora Live? NdA) ed in particolare degli storici Virgin Steele, band che in tempi recenti ha dimostrato una scarsa competenza dell'organizzare le playlist dei loro concerti come supporter-act. Probabilmente Defeis e compagni hanno lavorato bene onde porre rimedio a ciò, poiché il loro act è risultato essere uno dei migliori della giornata! Irrompe come un fulmine quindi la violenta "Invictus", con Defeis che insegna a TUTTI i suoi colleghi come si gestisce un palco professionalmente, con la grinta e con il cuore, con lo sguardo e con il look; e di lì in poi un classico dietro l'altro! La superba "A token of my hatred" è il miglior biglietto da visita per farci partecipare ad ulteriori loro concerti, "Defiance", "Great sword of flame", "Life among the ruins" e "The Firegod" annichiliscono per impatto e interpretazione. La band è a livelli eccelsi, merita la medaglia d'argento della giornata, senz'altro, e quando viene innalzata come un grido di guerra "I will come for you" il mio cuore impazzisce e non me ne frega più un emerito cazzo della pioggia che infastidisce lo show!!! David torna alla postazione tastieristica con l'intento di chiudere con chissà quale brano (forse "A symphony of steele"??? Non vorrò mai saperlo…), quando gli infimi organizzatori decidono con molta disinvoltura di interrompere lo show staccando l'impianto della corrente; questi atti sono viscidi, infantili e da persone malate di mente, perché non esiste punizione più grande di quella che loro hanno inflitto alla band americana e ai suoi fans. Signora Live, hai agito a tuo rischio e pericolo! Spazio ai Symphony-X invece, che ho preferito perdere per andare a fare un giro fuori dallo stadio, tra bancarelle di dischi & magliette e spuntini vari con i sandwitches ("panini al suino scotennato", direbbe il Running, ahahah) che mi ero portato da casa. Rientro invece tutto baldanzoso e riposato per l'esibizione che più mi incuriosiva: quella di "Rock'n'Rolf" Kasparek e dei suoi Running Wild. Un elegantissimo sipario e vari ornamenti sono stati montati sullo stage, il tutto con grande classe…una classe che purtroppo la band non ha saputo riversare in musica! Il leader è invecchiato, in faccia gli si legge un accenno di passione per il dio denaro più che per il rock'n'roll, in poche parole, pare che l'ammiraglio Rolf si stia pian piano trasformando in Capitan Findus… Peccato davvero, il concerto vanta di numerosi effetti pirotecnici e spettacolari, ma è la sostanza che manca, e tutti questi fronzoli puzzano lontano un chilometro di maschera. Non bastano una rovinatissima "Souless" e una lagnosa versione del classico "Riding the storm" a dare il contentino ai vecchi fans, i soli 30 minuti -e non è uno scherzo- di concerto sono stati farciti con numerose chiaviche tratte dal loro ultimo "Brotherhood" e neanche in chiusura sono riusciti a salvarsi, sacrificando brani da finale epico come "War and peace", "Conquistadores" o "Under Jolly Roger" in favore dell'orrenda "Victory". Bocciati, e come potrebbe essere altrimenti??? Ma a risollevare le sorti ci pensano seduta stante i bardi di Krefeld, al secolo Blind Guardian, una band su cui tanto è stato detto, e sulle cui esibizioni live tanti hanno avuto da ridire; per quanto mi riguarda, questi tedesconi che neanche si prendono troppo sul serio, hanno dato un'ottima dimostrazione di come si possa proporre dal vivo musica strutturalmente difficilissima senza scadere nel ridicolo, di come si possa essere coinvolgenti e trascinanti anche interpretando del materiale difficilmente orecchiabile in sede live. L'ottima "Into the storm" è l'inno che porta degnamente i Blind sul campo di battaglia, seguono delle stupende esecuzioni di "Welcome to dying", "Mordred's Song", "Time stands still" (coraggiosissima, pochi oserebbero inserire in scaletta un brano così complicato!), della sparata e nostalgica "Walhalla", di "Mirror Mirror", della lunga "Imaginations from the other side", più un paio di episodi tratti dall'ultimo lp. Ma il top sicuramente è rappresentato dalla magica "Nightfall", cantata a squarciagola da tutto lo stadio, dalla mastodontica e poetica "Script for my requiem", forse uno dei loro migliori brani di sempre, e dalla vincente accoppiata "Lord of the rings" e "Bard's song", due momenti che mi hanno realmente riempito di gioia e mi hanno fatto rivalutare una delle più grandi rock bands degli ultimi dieci anni. Tra ovazioni degne di una squadra che vince la coppa del mondo, il lungo cambio di palco separa la performance dei Guardians dall'entrata degli headliners. E' il mio momento, il mio gruppo preferito di sempre sta per scatenare l'Inferno! Ladies and gentlemen, form the United States of America…all hail….MANOWAR!!!!!! E l'omonima song infuria come un bombardiere impazzito, la terra trema, il volume è altissimo, l'atmosfera che si respira è diversa, come se invece che ad un concerto rock stessimo assistendo ad un'adunanza, e il putiferio totale scoppia quando i VERI Gods of Metal macinano a ruota "Blood of my enemies", "Kill with power" e "Kings of Metal"!!! Eric Adams e Joey Demaio sono carichissimi, le braccia dello scolpito vocalist sembrano esplodere tanta è l'adrenalina che fa gonfiare i suoi immensi muscoli, Joey corre lungo lo stage, come se fosse un secondo frontman, perché questa è la realtà, i Manowar hanno quattro frontmen, o se preferite, sono un unico frontman costituito da quattro persone! "Heart of steel" è immancabile, anche se forse avrei preferito la nuova, splendida "Swords in the Wind", ma anche qua i Manowar non si smentiscono: Eric Adams gioca con i vocalizzi, e impietrisce con il suo timbro tagliente come la lama di una spada. Si sprecano i saluti, i ringraziamenti e sermoni di glorificazione da parte della band americana nei confronti dei fans. E' il turno del nuovo hit-single "Warriors of the world united" che dal vivo acquista ancora maggiore potenza, "Fighting the world" la segue a ruota con il suo travolgente riff'n'roll, e lo sterminio totale dell'impurità che gira nel mondo del rock viene segnato dalle mitragliate di "The Power" e "House of Death"! Un concerto come questo non capita tutti i giorni, e neanche tutti gli anni; una band così genuina e sincera non può che essere degna di regnare su tutte le altre stelle del rock moderno, e quando la naturalezza dell'interpretazione dei quattro killers reinventa gemme del calibro di "Hail and Kill" e "Sign of the Hammer" non possiamo che inchinarci di fronte a tale regalità. I Manowar sanno suonare tutto, checchè se ne dica, ma il loro stile di vita risiede nel muro di suoni che brani diretti e semplici come questi possono creare; le altre bands che giocano a chi compone lo spartito più difficile non riuscirebbero mai a scrivere pagine di HEAVY METAL pari a queste, non avrebbero la stessa espressività, risulterebbero scialbe e inutili. Il commovente "Nessun Dorma" -tratto dalla "Turandot" di Giacomo Puccini- è ormai il saluto finale di rito al pubblico italiano, ma Joey, Karl, Eric e Scott non sono lì per perdere tempo, ogni secondo dell'esibizione è prezioso, quindi è "Black Wind, Fire and Steel" a chiudere definitivamente il festival, che sembra non aver stancato il pubblico, tanta è l'energia che i Manowar hanno restituito alle centinaia di persone presenti fin dalla mattina. Che dire, questo è stato sicuramente "The definitive Gods of Metal", una manifestazione a cui, forse, neanche gli anni 80 potevano dare luogo. E i Manowar sono il più grande gruppo della storia, ormai non ci sono dubbi, quando tutte le altre bands non esisteranno più, perché avranno già detto tutto, Joey Demaio e i suoi compagni saranno ancora lì, su qualche palco in giro per il mondo a reclamare la corona che spetta loro di diritto!!!

HAIL AND KILL, DEATH TO FALSE METAL

INTO GLORY RIDE

Dr.Agnar

Ed ora, il rovescio della medaglia: dal report Pro-metal-classico di Agnar, si passa a quello controverso e - diciamolo -, in definitiva, al report più clamoroso (nonostante tutto, un autentico capolavoro) riferito a questo Gods of Metal. La parola a DavS:

Report di DavS - 8 e 9 giugno.

Per l'aspetto prettamente musicale, il report del cap(pi)o-redattore  (ancora con questo Suicidal metal, DavS? Guarda che non ti faccio più recensire i Sentenced :-D) Dark Mayhem vi potra' aiutare.

PROLOGO

Non sto affermando le cose scritte qua sotto ... le sto solo pensando .... (ovvero "per favore non mandatemi i killer a casa"). Ho dovuto impegnare un rene per questo Gods Of Metal, il costo del biglietto era veramente alto e a mio parere ingiustificato, e non tirero' in ballo i 52 euro per i 3 giorni di Wacken, i 35 euro per i 3 del Summer Breeze o qualsiasi altro festival europeo .... e non faro' considerazioni sul fatto che i Rammstein siano stati annullati il giorno prima (da www.herzelheid.com : June 7, 2002 - A few dates canceled. From the FanArea: "Flake Lorenz was hospitalized approximately a week ago. Although he was already released from the hospital, regrettably Rammstein had to cancel the concerts for this weekend (Austria, Vienna Neustadt: June 7th; Italy, Gods of Metal: June 8th; Ljubbljana, Hala Tivoli: June, 10th) following the medical advice last night."  ... a voi giudicare .... ovvero "non piazzatemi le bombe sotto l'automobile" ) senza un rimpiazzo ...ovviamente i soldi del compenso dei Rammstein saranno stati incamerati dall'organizzazione.... e a noi ? Zero ! ... stesso prezzo del biglietto .... neanche una birretta omaggio , magari in un bicchierino con la scritta "Nein Rammstein" (che fa pure rima). Detto (anzi, pensato) questo, e' opportuno precisare che noi di MetalManiacs.it siamo veramente dei poveracci : niente promo, i concerti ce li paghiamo noi (in teoria questo ce l'avevano pagato, ma non ce l'hanno detto! n.d. Dark Mayhem), eccetera eccetera ..... e quindi il nostro SILENZIO-ASSENSO viene via con poco, è in svendita, basterebbe trattarci con un po' di considerazione e darci qualche abbraccio da amiconi ..... ma in questo Gods abbiamo ricevuto solo due pass per le interviste (e nemmeno per il backstage) .... un po' pochino ....

Basta pensare .... pensare fa male !!!!! .... ovvero "voglio vivere !!!!! ..... per favore"

CHAPTER ONE : FIRST DAY

Ooops ... sono arrivato un po' tardino , mi sono perso i Node e i Mushroom Head .... Quest'anno comunque ho notato che le magliettine in vendita sono piu' belle del solito, non sono le solite magliette nere con il riquadro con la copertina del cd .... da segnalare la fascetta del Gods che un mio amico ha comprato .... non solo ha il logo dei Rammstein (e' normale, non potevo mica pretendere che le stampassero la notte prima) , ma tra l'elenco dei gruppi stampato su di essa ha anche la dicitura TBA (ovvero To Be Announced, cioe' quando c'e' un posto libero nella bill, ma non si sa ancora il gruppo) ... AHAHAHAHAH .... avrebbero potuto togliere almeno la dicitura tba prima di consegnare la lista dei gruppi alla casa produttrice delle fascette ... se l'avete acquistata potete comunque inventarvi che i TBA siano la nuova new-metal sensation !!!! Incontro un po' di amici, saluto un po' di gente, osservo che ci sono in giro piu' telefonini al Gods che a un concerto di Britney Spears .... evidentemente la pubblicita' di Saranno Famosi deve aver fatto molto effetto presso il popolo metallaro! Il primo gruppo a salire sul palco dopo il mio arrivo sono gli Anti-Product ... e dopo essermi detto " Chiiiiiiiiiiiiii ?" comprendo il perche' della mia domanda ... assolutamente inutili, vestiti in maniera inadatta ad un concerto metal (sembravano punkettoni), vengono letteralmente sepolti da una pioggia di zolle di terra .... quelli della band devono pero' averla presa con umorismo perche' una volta finito il concerto il cantante ha oltrepassato le transenne ridendo di gusto dopo che uno dello staff lo ha colpito in faccia con una porzione di manto erboso .... Moggi (pare che la Juventus il prossimo anno si trasferira' temporaneamente al Brianteo) ringrazia. E' la volta poi dei Soil ( chiiiiiiiiiiiii ?) un gruppo nu-metal senza infamia e senza lode .... non me ne intendo di nu-metal comunque .... Il primo gruppo che mi appresto a seguire un po' piu' seriamente sono gli Ill Nino .... e infatti mi sono piaciuti abbastanza : un buon suono, due batterie (piene di effetti) potenti, canzoni un po' tutte uguali ma carine, e a chiudere il tutto una bella cover dei Soulfly (Eye for an Eye) .... direi che se la sono cavata (nonostante un paio di bottigliette lanciate a velocita' curvatura verso di loro ...). Sodom e Kreator non li ho seguiti ... avevo da fare !!!! Pero' da lontano i Kreator mi sembravano avere un buon suono .

CHAPTER TWO : MY DYING BRIDE

E' uno scandalo !!!!! Pochissima gente si e' accalcata sotto il palco per i Bride e la prima fila era raggiungibile senza troppi problemi. Il tempo poi (nuvoloso con imminente pioggia) era poi adattissimo al guppo e al genere trattato. Salgono sul palco .... da segnalare una tastierista con un look un po' dark , il cantante con un vestito nero simile alla divisa di una "testa di cuoio" (con il giubbotto antiproiettile ???) e il chitarrista truccato quasi come un blackster , gonna e braccioni tatuati (da notare la chitarra con il cavo fucsia).... ma anche il batterista doveva essere un po' fuori. I suoni non erano perfetti, la batteria era un po' troppo alta e la voce e la tastiera troppo sottotono. E infatti questo e' stato un Gods all'insegna di un certo "batterismo" .... la batteria e le percussione erano SEMPRE in prima vista, a volume troppo alto per tutti i gruppi che hanno suonato .... a tratti insopportabile. Comunque i Bride se la cavano: le canzoni sono valide .... comunque le migliori sono quelle piu' Doom , i 10 minuti di Turn Loose The Swans mi  hanno veramente soddisfatto , inoltre le faccine del chitarrista truccato sono veramente divertenti e l'interpretazione del cantante (non l'interpretazione vocale , buona tra l'altro, ma proprio quella da attore : si piega , si contorce , sembra stia veramente male ... e' molto doom :)) ) ci fa sospettare che le cozze dei Rammstein le abbia mangiate pure lui!!!! E dopo i Bride .... il diluvio !!!!!!!!!!!!!!! Una valanga d'acqua si abbatte sul Brianteo .... ma poi tutto (o quasi) si calma per Halford ...

CHAPTER THREE : HALFORD

Gli anni non passano .... Halford e' sempre Halford , stesso costumino nero tutto attillato , ma anche stessa voce .... e attacca subito con il pezzo forte: Painkiller . E spacca tutto !!!!!

La voce e' buona, ma gli strumentisti non sono perfetti ..... e c'e' da dire anche che le canzoni di Halford solista non sono assolutamente all'altezza di quelle dei Judas Priest. Durante il concerto, dopo le note di The Hellion e' stata eseguita una delle mie canzoni preferite, Electric Eye. In ogni caso, una prova da incorniciare

Durante la pausa, alcuni stranieri presenti (evidentemente in viaggio da un paio di giorni) vengono a sapere che i Rammstein sono stati cancellati . Ho visto i loro occhi , tra lo stupito e l'amareggiato .... niente atti di violenza comunque .... Anche perchè la violenza arriva con gli Slayer . Non li ho seguiti molto attentamente ..... Terminano anche gli Slayer ... e tutti escono dallo stadio ..... lasciando un po' di rifiuti in giro per il campo .... la domanda e' "Verrà pulito un pochino il campo stanotte ?" . Nel dubbio memorizzo la posizione di qualche bottiglia e di qualche sacchetto.....

CHAPTER FOUR : SECOND DAY

Con nonchalance mi perdo Time Machine e Metalium (arrivo tardi!). In compenso ho modo di vedere la fine del concerto di Blaze .... potevo dormire un pochino di piu'! Allo stand di Metallus ho potuto ammirare uno dei Metalium lanciare corpi contundenti contro la folla accalcata .... magliette,cd,foglietti,una lattina con l'energetico dei Metalium (con tanto di lattina nera decorata con il logo della band .... se qualcuno ne ha bevuto il contenuto ed e' ancora vivo ci contatti --- "Era Red Bull, ma guarda come sono diventato" n.d. Dark Mayhem) .... per fortuna non c'e' scappato il morto .... in compenso a qualcuno e' finito un cd sulla testa (lanciato con effetto freesbee). La gente e' presente in numero ben maggiore rispetto al giorno precedente .... Il campo e' in condizioni .... imbarazzanti .... servirebbero le scarpe con i tacchetti. I rifiuti che avevo "marcato" il giorno prima sono scomparsi ..... sotto una montagna di altri rifiuti (scherzavo!!!!! in realta' una parte di rifiuti e' stata rimossa durante la notte .... ma i prodi metalloni hanno preso in mano la situazione e ripristinato le condizioni precedenti). Da segnalare lo striscione "Nu Metal Is Not Metal" e vari esponenti del pubblico: un indomito metallaro con le mutande di pelo stile Crudelia Demon (avrà scuoiato tutta la carica dei 101 dalmata) e un coraggioso con la cornamusa che ha pure improvvisato un concertino vicino ai cessi. A proposito di cessi .... ma da che parte è arrivata tutta quell'acqua che era per terra ????

DORO

La Regina dell'Heavy Metal, sale sul palco, concede a tutti una lezione di Heavy Metal e se ne va! Voce, una chitarra, una basso e una batteria. Non mi e' piaciuta pero' piu' di tanto la scelta delle canzoni: ottimo l'inizio con I Rule The Ruins seguita immediatamente da Burning The Witches (del periodo Warlock), ma il seguito non e' stato molto all'altezza .... le canzoni del periodo Warlock valgono 100 volte quelle del periodo solista. Mi e' piaciuta comunque la scelta di fare un concerto cercando molto la partecipazione del pubblico, con Doro che incitava i cori e le canzoni eseguite in maniera non troppo "ortodossa" , legando la fine di una canzone con l'inizio dell'altra. Il chitarrista e il bassista erano due pazzoidi esaltati e Doro aveva una gran carica e anche vocalmente era molto aggressiva (peccato pero' che tagliasse tutti gli acuti) . Forse avrebbe dovuto suonare un po' di piu'!

VIRGIN STEELE

Questo concerto me lo volevo proprio godere ! I VS sono uno dei miei gruppi preferiti in assoluto. Vorrei però sapere chi ha insegnato DeFeis a salutare il pubblico italiano dicendo "Ciao Paisans" ("probabilmente è stato Tiziano Righini...a.k.a. Invictus" n.d. Dark Mayhem), evidentemente si è "acculturato" sull'Italia guardandosi qualche vecchio film anni '50 o trascorrendo una settimana di stage come sguattero in una pizzeria di Little Italy .... in ogni caso ci e' andata bene, se avesse ricavato informazioni sul nostro paese dai film dei Vanzina, DeSica (Christian s'intende), Boldi o di "er Monnezza", Bombolo e Cannavale, le cose sarebbero andate peggio .... se poi andiamo a tirare in ballo i film "marittimi" di storie d'amore estive con Massimo Ciavarro ... non oso pensarci (fortunatamente le videocassette dei suddetti film sono state acquistate tutte dai Manowar ... e si vede!) .... in ogni caso la band e' in forma : Pursino si e' tagliato i capelli e ora sembra un essere umano (guardate le foto nel booklet di Noble Savage per chiarimenti) , mentre DeFeis e' sempre tamarrissimo (ma si mantiene ancora in forma, deve averci dato dentro con la fascia elettrica per gli addominali che vendono nelle televendite) però ha sempre una gran voce e da grande frontman si destreggia tra palco, microfono, tastiere, spada (ha tirato fuori lo spadone fiammeggiante come aveva fatto nel concerto in Italia un anno fa circa). Stesso discorso per Doro e Halford: le canzoni vecchie non sono come quelle nuove, e quelle nuove sono comunque stupende, ma non eguaglieranno mai i capolavori contenuti in Noble Savage, Age Of Consent o i due Marriage. Detto questo pero' il concerto dei VS e' stato veramente ottimo. DeFeis voleva concludere con The Symphony Of Steele ma i cavi sono stati "tagliati" all'improvviso. Ciao paisan DeFeis!!!!

SYMPHONY X

Mi sono piaciuti ! Allen era in gran forma (vocalmente).... peccato che abbiano suonato poco ..... pare che si fosse in ritardo con la scaletta ....

Non me ne vogliate, ma non ho seguito i due gruppi successivi (Running Wild e Blind Guardian) con eccessivo 'trasporto' ... un po' per la grande folla che si era radunata sotto il palco, un po' per l'equalizzazione che "spaccava" letteralmente le orecchie se non ci si teneva ad una certa distanza ... comunque li ho seguiti da una media distanza e sicuramente ho avuto modo di farmi un'idea. I Running Wild non mi hanno esaltato, a dir la verità, a parte la coreografia carina (i colpi di cannone, il costumino di Rock) , la band mi e' parsa in forma ma non troppo brillante, probabilmente per una scelta non troppo felice delle canzoni. I Blind Guardian invece mi sono piaciuti abbastanza, hanno interpretato bene cio' che rappresentano nell'immaginario dei propri fan , anche se non sono stati perfetti . La voce di Hansi ha iniziato a calare dopo le prime canzoni (se almeno evitasse di urlare i titoli delle canzoni .... risparmierebbe molte energie), ma  in ogni caso la partecipazione del pubblico e la capacità delle canzoni di trascinarlo (Into The Storm, Mirror Mirror,Immaginations From The Other Side per fare un esempio) hanno garantito comunque uno spettacolo divertente.

E ora un attimo di pausa ..... il sole tramonta definitivamente su Monza ....scene di isteria collettiva .... tutti sotto il palco .... masse in movimento .... il resto dello stadio rimane quasi vuoto .... arrivano i Manowar .... " il momento giusto per andare in bagno " penso io ......

Con la loro carica di Blood, Glory , Power , Steel e tutte le possibili combinazioni di queste parole ecco giungere i MANOWAR!

LAST CHAPTER : MANOWAR  (e qua ci tocca chiudere MetalManiacs... che Symphonia avesse ragione? n.d. Dark Mayhem)

Qua trovate tre diverse descrizioni dello stesso concerto ..... siccome tutto e' soggettivo, scegliete il commento che piu' vi piace, tanto sono altre le cose che contano della vita!  E poi ho già sulle mie tracce diversi sicari ....

1) PER FAN ACCANITI

E vaaaaaaaaai! I Manowar! Finalmente. Ora c'e' una lunga attesa, ma ne vale veramente la pena ... loro sono i veri Guerrieri del Metallo, e' ovvio che debbano farsi aspettare! Ecco che salgono sul palco .... Volume sparato all'inverosimile ......... che carica!!!

Eric cade! Wow ... non si e' fatto nulla. Ma forse con quel gesto voleva indicarci la via : l'Uomo Manowar che cade ma si rialza e guarda avanti e procede per la sua strada (ehi, questa me l'hai rubata in chat!!! Ok, niente più Sentenced! n.d. Dark Mayhem).... ah no, se ne va dietro le quinte. E dopo le canzoni eseguite benissimo, ecco Karl con il suo assolo di chitarra .... grandioso! E lo stesso fa Joey con il basso! Applausi ragazzi, applausi! Ancora canzoni!

Ed ecco il momento del proclama: si' Joey, noi siamo i tuoi fan , la tua famiglia, siete i più grandi, siete sempre headliner al GOM e sempre lo sarete, siete i migliori. Ecco, ora abbraccia il suo promoter italiano, come lo invidio. Grazie Joey, noi siamo parte della tua famiglia .... che personcina umile!!!! E ora sollevano le chitarre sopra le teste! Caspita che fisico, si vede che sono famosissimi in tutto il mondo, vivono di musica e hanno il tempo di andare in palestra a scolpirsi il fisico! Grandi ! Immensi ! Da grande voglio proprio essere un vero uomo come Joey DeMaio !!!!!!!!!

2) PER INDOMABILI DETRATTORI (Eh, si è finita... n.d. Dark Mayhem)

Che palleeeeeeeeeee! Ma quando arrivano?????? Su dai che devo andare a farmi un giro con gli amici!!! E poi hanno fatto suonare pochissimo i Symphony X  perche' dicevano che erano in ritardo con la scaletta e poi questi qua fanno le star e non vogliono uscire! Ah eccoli . Volume altissimo .... certo che se anche gli altri gruppi avessero avuto questa qualita' del suono il festival sarebbe stato migliore. Entrano sul palco senza moto. Eric manca un passo e si spiaccica per terra! Grazie Eric, hai salvato il concerto, avro' qualcosa da raccontare ai miei figli! E ora l'assolo di chitarra .... quanto dura ??? 10 minuti ???? Che strazio, ma a cosa serve questa buffonata ..... No dai , che cazzo applaudite che se pensano che vi piace , la prossima volta lo rifanno!!!! Noooooooo .... anche quello di basso ! Sto male !!!!!! Ah ecco , il momento del proclama di Joey ..... solita spacconata ("siamo stati headliner al GOM un casino di volte e torneremo") + carrambata (Joey presenta il promoter italiano .... o qualcosa del genere .... e lo abbraccia dicendo che e' parte della sua famiglia .... mmmh che culo !!! ahahahahah) .... del resto in Italia proclami cosi' vanno forte ... che band era quella con i musicisti operai? ah, non era una band ... vabbe' .... intanto so gia' che stanotte avro' gli incubi sognano Joey che mi abbraccia e mi dice che sono suo fratello ..... E comunque sono ormai un bel po' di anni che DeMaio dice di voler imparare l'italiano .... possibile che Nakata (il calciatore nipponico, ho ascoltato una sua intervista qualche giorno fa e parlava un buon italiano ... e non millanta parenti italiani) ci sia riuscito in due anni e DeMaio no????? Ed ecco siore e siori ora il circo Manowar ... PAPPAPARAPARAPAPPAPARA PAPPAPARAPARAPAPPAPARA (la musichetta del circo) . Accorrete tutti!!! Ammirate come il prode Joey solleva una chitarra, due chitarre .... e le fa roteare sopra la propria testa .... ammirate come cammina in tondo per il palco mostrando orgoglioso il basso .... e ora attenzione .... strappa le corde del basso .... Ma lo fanno per mostrare il fisico mettendosi in posa???? Ma si sono fatti i muscoli usando la batteria della macchina come elettrostimolatore???? Baste con quelle pose ... siete POSER!!!! Ma hanno fatto suonare meno i Symphony X per vedere sollevare due chitarre??? (la colpa intanto la diamo al webmaster, ok DavS? n.d. Dark Mayh

3) UNA VIA DI MEZZO

Personalmente il concerto mi ha un po' deluso, un po' esaltato e un po' fatto arrabbiare :  esaltato perche' hanno fatto ottimi pezzi (Hail & Kill, Heart Of Steel , Black Wind Fire & Steel soprattutto) e il suono era molto buono, deluso perche' sono state fatte poche canzoni complessivamente (e poche del nuovo cd, o almeno non quelle "giuste")  e poiche' sono mancate certe chicche (come l'acuto finale lunghissimo alla fine di Black Wind Fire & Steel) , arrabbiato perche' certe buffonate se le potevano francamente risparmiare. Comunque un concerto abbastanza divertente . Un grazie anche agli "effetti" sulla voce di Eric!!!! Riguardo poi al Nessun Dorma , e' stato eseguito piuttosto bene , pero' poi Eric ha steccato tutti e due gli acuti. Concerto finito !!!! Chi aveva una buona opinione dei Manowar non l'ha di certo modificata , chi aveva una cattiva opinione della band nemmeno .... E tutto si conclude ....

EPILOGO : SIAMO TUTTI PIU' BUONI

In conclusione questo per me e' stato il GOM degli amici , non sarebbe stata la stessa cosa se non avessi incontarto un mucchio di persone con cui chiaccherare e fare quattro risate. La musica e' quasi andata in secondo piano. I soldi del biglietto li dovevo dare a loro e non al concerto .... sfortunatamente essendo gia' finiti nelle tasche della Live, per loro rimangono solo i miei ringraziamenti! Ringrazio quindi tutti!!!!!

DavS

Report curato da: Dark Mayhem, DavS, Dr.Agnar (si ringrazia Metal Millennium)

Ringraziamenti: Audioglobe, LiveInItaly, Dr.Agnar & Metal Millennium, Keledan - Enzo & Truemetal.it, Bordi - Silvi & Metal.it, Fabio Negri & Metallus (fatti trovare!), Sentenced - Panic - Fabruce & Metalwillneverdie, #metalit - Testament e Gemma Elfica per le foto.