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ZERO DAYS, ZERO SECS

Yngwie J. Malmsteen

Data:19-03-2003

Localita:Tenax, Firenze

Ha smesso di bere, non c'è altra spiegazione. Yngwie è risorto, come l'Araba Fenice dalle ceneri, a nuova vita, per ribadire al mondo il concetto che nessuno mai potrà raggiungere la sua classe strumentistica e scenica…nessuno mai potrà regalare ai fans un concerto come quello di ieri sera, dopo più di vent'anni di carriera. Dopo appena tre pezzi, Malmsteen è riuscito ad oscurare, o meglio a CANCELLARE, il pessimo ricordo della sua scorsa esibizione a Firenze, in cui apparve più un prigioniero dei suoi stravizi che un musicista realmente ispirato e coinvolto nel suo ruolo. Ieri sera è stata la riprova che Yngwie NON è assolutamente prossimo alla fine, né tantomeno un Jim Morrison degli anni 2000: sembra invece che il titolo (e non solo…) del suo nuovo, esaltante LP "ATTACK!!" abbia iniettato nel corpo e nel cuore dell'enfant prodige svedese una linfa vitale ad alto voltaggio, una rinnovata passione comprensibile già dal suo sguardo, felice e commosso. La band che lo accompagna in questa avventura datata 2003 è altrettanto all'altezza della situazione e ci terrei a far menzione almeno della bravura del batterista Patrik Johansson (ex-Stormwind) e del carisma di Doogie White, vocalist che non ha certo bisogno di presentazioni! E la novella war-machine messa in piedi dall'asso Malmsteen martella subito le orecchie dei - fortunati, ndA - presenti con un'esplosiva "Rise Up", forse penalizzata dai suoni ancora da rifinire…ma con "Stronghold" e , soprattutto, con "Ship of fools" l' affiatamento che sembra legare Yngwie alla band comincia veramente a fare centro e a portare il pubblico alla totale mercé della famigerata Stratocaster color crema!!! I dispersivi e interminabili assolo del concerto scorso, che emanavano solo egocentrismo e tristezza, sono solo un ricordo lontanissimo e facile da rimuovere, specie nel momento in cui Yngwie imbraccia l'acustica e regala una romantica versione di "Dreaming", con Doogie White che, senza voler scimmiottare il Joe Lynn Turner che fu, personalizza e reinventa il brano a modo suo; con ormai quattro presenze (e non sono poche) ai concerti di Malmsteen all'attivo sul mio personale curriculum di Rocker, posso garantirvi che un momento tale non si verificava dal lontano 1996 quando, insieme a Mark Boals, il guitar-god fece sognare Firenze con un'interpretazione da brividi di "Child in Time" dei Deep Purple. Il carosello prosegue con "Trilogy" e una shockante "Spasebo Blues" quasi ai livelli di "Live in Leningrad", situazione che vede Yngwie come UNICO dominatore della scena, perfettamente posseduto dallo spirito ora di Bach, ora di Jimi Hendrix; tra una raffica di note e l'altra, rispolvera persino le sue storiche pose da rock star, le sue piroette con la chitarra, i suoi pantaloni di pelle ricoperti di luccicante acciaio e di frange degne del più veloce pistolero d'America. Quando poi trova spazio anche un estratto dell'ormai leggendario "Concerto Suite" (l'album che Yngwie ha realizzato insieme ad una vera e propria orchestra), viene quasi da piangere di gioia, ma soprattutto da pentirsi di aver bocciato un tale artista solo per via di un tour al di sotto delle aspettative (se poi si considera che in quell'occasione l'album da promuovere era l'orrendo "War to end all wars"…)! L' agghiacciante "Razor Eater" è un'ulteriore momento di piena soddisfazione, con il suo incedere cadenzato e malvagio tanto da far calare sul piccolo Tenax un'atmosfera gelida e spiazzante, mentre la stupenda "In the name of God" è già un potenziale live-classic per le nuove generazioni, con quel coro irresistibile e quel sapore vagamente Stryperish! "Surely you'll know it!" ("sicuramente la conoscete!") è il modo più essenziale per introdurre una gemma del passato come "You don't remember…", veramente da orgasmo multiplo, ma il vero apice consiste nello spettacolare medley immediatamente successivo, comprendente nientemeno che "Man on the silver mountain", "Gates of Babylon" (entrambe dal repertorio più brillante dei Rainbow) e "Strange kind of woman" (originariamente ad opera dei Deep Purple). C'è ancora da vederne delle belle con "Far Beyond the sun" e la sensazionale "Walhalla", forse il miglior capitolo tratto dal nuovo album, durante la quale il pubblico fiorentino salta, balla e canta a squarciagola come se stesse veramente festeggiando al cospetto degli Dei (io invece me ne stavo in prima fila, completamente delirante, ndA)! Pochi minuti di pausa - quasi da record - ed arriva il momento dell'atteso bis in cui, si mormorava, l'atmosfera sarebbe stata indebolita da una prevalenza di assolo iperveloci senza capo né coda…e invece, l'ennesima sorpresa: prima di concludere gloriosamente con la sempre verde "Rising force", Yngwie annuncia la rediviva "I'm a Viking", un inno che da tantissimi anni mancava all'appello nelle sue prove live e che ogni presente con un minimo di esperienza in campo Heavy Metal avrà sicuramente sentito vibrare nel suo heart of steel. Una nota: per tutto il concerto Yngwie non ha neanche acceso una sigaretta, e i bicchieri di birra & vino, che erano soliti fare la loro comparsa (quasi fossero stati spettatori non paganti) sulle testate degli amplificatori, hanno dato forfait inspiegabilmente; Malmsteen non ha dato segni di ubriachezza se non quella provocata dal calore del pubblico e dall'ispirazione a cui fortunatamente è di nuovo soggetto. Concentrato, appassionato, divertito e trasportato dal demone della Musica sono aggettivi che tracciano al meglio un ritratto dell' Yngwie Malmsteen del 2003 e che sotterrano vita-natural-durante ogni mero clone che negli anni ha cercato invano di scavalcare ciò che non è matematicamente scavalcabile. Un capolavoro!

Agnar


Si ringraziano Agnar & Hammerblow per la gentile concessione. (Marco "Dark Mayhem" Belardi)