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The Crown + The Monolith Deathcult + Adimiron

Data:20/11/03

Localita:Circolo Degli Artisti, Roma

A cura di: Roberto "Omegastar" Lato

Memore dell'ottima esibizione in quel di Wacken, era alta la curiosità di vedere in azione gli svedesi The Crown in un piccolo club, sicuramente più congeniale alla loro proposta e in grado di non disperdere eccessivamente la loro devastante carica. Arrivato in quel del Circolo Degli Artisti assieme al collega Fabio Stancati di Silent Scream e compiuto il doveroso rituale di saluti assortiti e pellegrinaggi presso i fornitissimi stand presenti (anche troppo, per le mie finanze…), il compito di aprire la serata, in un locale praticamente deserto (era più affollata, e di molto, la zona degli stand!), tocca ai brindisini Adimiron. I quattro, autori di un death melodico di chiara matrice svedese e bodomiana, nonostante un' intensa attività live in lungo e in largo per il nostro Paese, pagano dalla loro l'inesperienza dovuta alla giovane età ed un eccessiva prolissità nelle canzoni, che alla lunga risulta un elemento negativo. Vengono suonati 5 pezzi, tra cui una cover di "Territory" dei Sepultura, ma il risultato finale non convince appieno: li rimandiamo alla prossima esibizione. Dopo una breve pausa, è l'intro di "The Omen" a preannunciare il turno degli olandesi The Monolith Deathcult, che nella mezzora a loro disposizione sciorinano una buona prestazione, con il loro death metal che paga più di un tributo a Morbid Angel e Nile, e che vede inoltre l'alternarsi delle due voci del bassista e del chitarrista come elemento di varietà. Il terzetto, accompagnato da samples assortiti tra una canzone e l'altra, fa una buona impressione ad un pubblico finalmente più nutrito e partecipe, pur risultando alla lunga eccessivamente monocordi. Introdotti da un' ironica "Don't Fear The Reaper" dei Blue Oyster Cult, arriva finalmente l'ora dei The Crown, che aprono con la doppietta iniziale dell'ultimo "Possessed 13", composta da "No Tomorrow" e "Face Of Destruction-Deep Hit Of Death": putroppo i suoni non rendono inizialmente giustizia alla band, in particolare penalizzando Johan Lindstrand, che chiede più volte al tecnico di alzare il volume del microfono, decisamente troppo basso. Per fortuna tutto torna a posto a partire dalla terza canzone, una "Deathexplosion" che colpisce e convince e che riporta i suoni alla normalità fino alla fine dello show. I The Crown si confermano formazione compatta e precisa ,e allo stesso tempo umilissima, non sbagliando un colpo e pescando in prevalenza dalla loro ultima fatica, suonata quasi per intero, e riproponendo alcuni tra i brani migliori contenuti in "Deathrace King" e "Crowned In Terror". Invocata a lungo nel corso della serata, è infine il turno di "Total Satan", che inagura l'indemoniata tripletta finale composta inoltre dalla title track del penultimo album e da una folgorante "1999 Revolution 666", che provvede ad infuocare definitivamente il pubblico. "Destroy! Destroy! Destroy!" urla il frontman chiudendo l'ultimo pezzo, e distruggerci è quello che hanno fatto i cinque svedesi nel corso della serata, fornendo un'eccellente prestazione, ma registrando, purtroppo, un' affluenza di pubblico decisamente scarsa: e se in futuro non passeranno più per la Capitale non ci sarà di che stupirsi…

Roberto "Omegastar" Lato