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ZERO DAYS, ZERO SECS

Stratovarius + Symphony X

Data:12/04/2003

Localita:Milano

Mattinata grigia e piovosa: un preludio piuttosto fastidioso all’atteso concerto di Stratovarius, Symphony X e Thunderstone. Per fortuna, nel pomeriggio la pioggia sparisce, e così mi presento bello aitante ai cancelli del Palalido (o, se preferite i nomi altisonanti, Italia Online Stadium). Visti i ritardi ad aprire i cancelli, una capatina ad un pub di fronte al Palalido si rende necessaria; effettuato il rifornimento, riesco finalmente ad entrare, accompagnato dalla folta comitiva dei cugini di Truemetal. Appena entrato, noto subito che il palco è piuttosto piccolo, mentre la zona mixer è piena di telecamere, che saranno utilizzate durante il concerto degli Stratovarius per filmare il DVD della band finlandese (anche se, durante il concerto dei Symphony X, la telecamera mobile era comunque in funzione, presumo per la registrazione di un video). Dopo una breve attesa, ecco salire sul palco i Thunderstone (Voto: 6,5), che francamente non conoscevo. La band finlandese suona per circa mezz’ora un power metal sulla falsa riga dei ‘parenti’ più cresciuti; buona comunque la qualità del suono, anche se a mio avviso la voce era troppo sparata sugli acuti (difetto che ho notato in tutte e tre le esibizioni). Dal punto di vista tecnico, niente da criticare ai Thunderstone, ma da quello dell’originalità il giudizio è piuttosto critico; buona comunque la prima (soprattutto ricordando la penosa esibizione dei Rhapsody nello stesso palazzo qualche anno fa), e se dovessi esprimere un giudizio in numeri mi assesterei su di un 6,5. L’attesa cresce, e in molti scendono dalle tribune per accaparrarsi i posti migliori per assistere al concerto dei Symphony X (Voto: 9). Senz’ombra di dubbio, la band di Michael Romeo e soci era tra le tre presenti quella che attendevo di più, forse perché l’esibizione troncata al Gods aveva lasciato l’amaro in bocca, per quello che in così poco tempo i SX erano riusciti a fare. Fortunatamente, questa volta la preparazione è piuttosto breve, riesco anche ad accaparrarmi un posto quasi sotto il palco (me ne pentirò durante "Of sins and shadows"...); dopo una veloce intro ecco salire sul palco i nostri eroi. L’apertura è affidata a "Evolution"; il pubblico inizia a saltellare ed a cantare a squarciagola, Romeo dimostra sin dalle prime battute di essere in forma strepitosa. Si sente poco Pinnella, mentre Russel dimostra di essere uno dei migliori cantanti in circolazione e di avere un carisma straordinario: divertentissimo il siparietto tra lui e Michael, con il vocalist che sventola un salviettone a mo di ventaglio per fare aria al chitarrista. La platea si scatena quando i Symphony X eseguono i primi quattro brani di "The Divine Wings of Tragedy": "Sea of Lies", "Out of the Ashes", "The Accolade", "Of Sins and Shadows". Grandioso Romeo, decisamente in ottima forma e scatenato in assoli memorabili; impressionante Allen, sia dal punto di vista della mole che del cantato, un metronomo Jason Rullo. L’unico difetto a mio avviso era la qualità del suono, non sempre pulito e troppo ‘sparato’ sugli acuti; per il resto, concerto eccellente, sulle qualità tecniche dei Symphony X era inutile discutere, dal vivo hanno confermato le loro doti, riuscendo a far scatenare il folto pubblico del Palalido. Cala un velo a coprire il palco, come se fosse un tendone di un teatro, e nell’aria si diffonde una musica rilassante: scoprirò in seguito che si tratta di una specie di medley che funge da preludio all’apparizione dei finlandesi. Il medley annovera tra le tante melodie la colonna sonora di Conan il Barbaro, quella di Jurassic Park e la famosa marcia Pump and Circumstance, primo movimento, che funge da preludio all’apparizione degli Stratovarius (Voto: 8). Conclusa la marcia, infatti, scompare il velo che copriva il palco ed ecco apparire la band al completo, non passa il tempo di esultare che Tolkki e soci partono con "Eagleheart" (avrei scommesso una bella somma su quella canzone come apertura), tratta dall’ultimo disco. Risulta un po’ sporco il suono della chitarra, e la voce di Kotipelto non sembra al top; ancora una volta emerge il difetto sugli acuti che già era comparso con le band precedenti. Fortunatamente, si tratta di episodi isolati, perché dopo qualche incertezza iniziale il buon Timo si riscatta, cantando decisamente meglio (anche se rispetto al concerto Stratovarius - Rhapsody - Sonata Arctica la prestazione è peggiore). Caldissimo il pubblico, sceso quasi per intero in platea a sostenere i propri paladini musicali, o forse solo alla ricerca di una telecamera che lo immortalasse nel Dvd. La prima parte dello show è affidata a "Soul of a Vagabond" e "Find your own voice", dopo di che Timo annuncia una serie di classici, che mandano in visibilio il Palalido: è infatti la volta di "Kiss of Judas", "Father Time" e "Speed of Light". Ottimo l’impatto scenico, veramente straordinaria la cornice di pubblico che cantava a squarciagola, coinvolgendo anche chi magari conosceva poche canzoni (soprattutto il repertorio vecchio).
Il concerto prosegue con un medley risalente al primo periodo della carriera di Tolkki e soci: all’interno della lunga parentesi ecco "Fright Night", "Hands of Time", "We are the Future" e "Tears of Ice". E’ poi la volta (in ordine sparso) di "Elements" e "Stratofortress", che vede un curioso siparietto: due tizi vestiti da renne salgono sul palco e si dimenano; lo show è decisamente comico a vedersi, soprattutto per la goffaggine delle umanorenne! Durante "Forever", Kotipelto incita il pubblico a cantare: il risultato è emozionante, da rivedere sicuramente sul Dvd che gli Stratovarius hanno registrato durante il concerto; altro effetto scenico durante "Season of Change", con neve che cade dall’alto e luci che la illuminano.
Dopo un breve break, ecco la band di nuovo sul palco per la scaletta conclusiva che vede "Hunting High and Low", "Paradise" e la conclusiva "Black Diamond". Dal punto di vista tecnico, nulla da criticare alla band finlandese, ottimo come sempre Johansson, sugli scudi il buon vecchio Timo Tolkki, mentre Kotipelto a mio avviso andava a fasi alterne, probabilmente a causa del suono. Il difetto principale, infatti, è stato nuovamente il sound: molto sporco in alcune situazioni, ad esempio su "Hunting High and Low", dove il riff di chitarra era confusissimo e quasi incomprensibile. Rispetto alle esibizioni precedenti, gli Stratovarius mi sono sembrati molto più caldi con il pubblico (magari perchè dovevano registrare un Dvd? n.d. Marco "Dark Mayhem" Belardi), anche in virtù di effetti scenici eccellenti e molto ben congeniati. In conclusione, un ottimo concerto, ben assortito per la scelta delle band, lungo (gli Stratovarius hanno suonato per quasi due ore) abbastanza da consentire ai gruppi di spalla di mostrare le loro doti. Tra le tre band presenti sul palco, l’impressione migliore dal punto di vista tecnico è stata lasciata dagli strepitosi Symphony X, dal punto di vista emotivo (mi si conceda il termine) molto coinvolgente la prova degli Stratovarius, dai quali attendo con ansia il Dvd registrato. Unico neo, la simpatica fotocamera digitale che ha pensato bene di scaricarsi di botto durante il concerto!

Brown Jenkin