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ZERO DAYS, ZERO SECS

Obituary + Master

Data: 15 ottobre 2004
Località: Reggio Emilia

E' ottobre, e non molti giorni fa mi sono visto gli Slayer a Milano. Suonavano, come tutti probabilmente saprete, al Mazda Palace, e lì dentro è risaputo che non si respira, e che se per disgrazia si respira, qualche furbo di professione chiude immediatamente i portelloni per evitare che ciò avvenga. Di conseguenza, memore della cottura subita a settembre dinanzi ad Araya e compagnia bella, sono arrivato al Transilvania Live di Reggio Emilia con un po' di timore di ripetere l' esperienza, giacchè sto invecchiando, e giacchè erano passati troppi pochi giorni dal succitato "evento"... Solo che al Transilvania Live si respira eccome, c'è una discreta ventilazione e appena ci entri ti viene da esclamare "magari i locali fossero tutti così!", con un sorriso da cartone animato che esprime tutta la tua soddisfazione. Poi iniziano a suonare i Visceral bleeding, e tutta la felicità del metallaro si trasforma in bestemmie, imprecazioni e, diciamolo, tutte quelle belle cose per le quali i media ci amano e ci rammentano - con cognizione di causa, eh - di continuo. Conosco i Visceral bleeding, ho "Trascend into ferocity" ma giuro, sottolineo, giuro, non ho riconosciuto una sola canzone. Muro di suono a parte, le chitarre ed il basso erano composti da un unico blocco sonoro, indistinguibile, omogeneo, sormontavano la batteria tantochè si sentivano solo cassa e piatti, e hanno letteralmente distrutto il pur ottimo concerto del Brutal Death act in questione. Bravi, ma anche ridicolizzati dal fonico, come è tradizione quando si parla di "band apripista". Che dire dei Visceral bleeding? Diciamo che tengono benissimo il palco, oppure che il loro disco è una mazzata infernale, ma come hanno suonato? Boh. Che pezzi hanno suonato? Io che ho ascoltato "Trascend into ferocity" tre o quattro volte, sinceramente, non ve lo so' dire: c'era un gran fruscio, punto e basta. Ma ecco che salgono in cattedra i Master, la band del navigato Paul Speckmann, musicista noto per moltissime cose: per la sua barba forse, o per dischi come "Collection of souls" o "On the 7th day God created... Master", nella fattispecie quello in cui suonò un certo Paul Masvidal (Cynic, Death, Portal, Aeon Spoke), o magari perchè ogni anno rivoluziona la line-up dei Master cacciando chiunque lo circondi. Ed i Master, pur venendo da due album scialbi come "Let's start a war" ed il precedente "Faith is in season", che ho avuto la fortuna di acquistare (...), hanno avuto la saggezza di riproporre numerosi brani provenienti dal repertorio 1990-1993. Risultato: poca, pochissima tecnica, Speckmann molto mobile sul palco, e brani grezzissimi che qualificano la band di Chicago come i Sodom d' America, con la solita attenzione per il minimalismo a tutti i costi, e con brani talvolta dotati d' un ottimo groove. Bene anche loro, seppur con suoni un po' deficitari. A questo punto ci si aspetta tutti quanti il botto: si prega perchè gli Obituary possano usufruire di suoni decenti, ed il locale si ritrova pieno rispetto ad un 60% scarso della capienza totale raggiunto mentre suonava la band precedente. Ma se il buon giorno si vede dal mattino, e quando han suonato i Visceral bleeding non era per niente un buon giorno, allora la tradizione ha voluto che la giornata continuasse sulla stessa falsariga... Si alza il telo pubblicitario del Transilvania Live, una sorta di sipario "alla buona", e gli Obituary partono... Bestemmie, imprecazioni, un maledettissimo deja vu di disperazione e gente che non ci capisce più nulla... I suoni sono puliti, i volumi incredibilmente bassi, tantochè mi vengono in mente le serate passate a guardare Headbangers' balls o Superock alle due di notte con volumi al minimo, solo che stavolta sto vedendo per la prima volta gli Obituary, ho pagato, loro si sbattono sul palco e le casse centrali non funzionano: li senti soltanto se vai davanti al palco... In poche parole, la band esegue "Internal bleeding", "Threatening skies", "By the light" e "Download" senza che si senta nulla, e con l'aggiunta della preoccupazione per il fatto che siamo nel 2004, ma sembra di essere nel tour promozionale di "Back from the dead" quando tutti, alla vigilia, preannunciavano una scaletta da best-of. Gli "Obies" tributano molto "Slowly we rot", eseguendo "Bloodsoaked" e, alla fine, la magistrale title-track, inciampano un po' su "World demise" trascurando pezzi come "Don't care" e la title, pur presentando ottime versioni live di "Final thoughts" e della veloce "Solid state", mettono un po' da parte "The end complete" (dov'è "Rotting ways"???) e, ciliegine sulla torta, arrivano "Dying", mezza "Chopped in half" e "Cause of Death", appunto, dal fenomenale disco del 1990. Lacrime per la mancanza di "Infected" e soprattutto "Body bag", ma poco importa. Gli Obituary sono lì, John Tardy e Frank Watkins (quest' ultimo una sorta di Rino Gattuso alto 1,90 cm. e lanciato verso la calvizia: spaventoso) si sbattono come due pazzi ed il primo canta come su disco, Allan West è in condizioni pietose e non si muove per tutto il concerto, ma suona da Dio, così come Trevor Peres ed un Donald Tardy perfetto, fantasioso, ispirato... Gran concerto, grandi suoni e volumi a partire dalla quinta/sesta traccia, e peccato per la scaletta: si poteva fare di meglio. Ma ripeto, poco importa: gli Dèi del Death Metal li ho visti, e fantasticando su una futura e non impossibile reunion dei Carcass, dopo aver ascoltato un brano nuovo degli Obituary, presentato nel corso della scaletta, l' ottimismo per il futuro di questo genere cresce ancora. Esponenzialmente, e sperando che le band del futuro si ricordino del groove e del feeling thrashy delle scorse ondate, mettendo un po' da parte il tecnicismo e la freddezza a cui molti esponenti del Brutal Death internazionale non rinunciano. Grandi Obituary, grande lezione di Death Metal!

Marco "Dark Mayhem" Belardi