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Mudvayne + Guilty method

Data: 11 febbraio 2003

Localita:Milano, Alcatraz

Dopo il mini-festival italiano guidato dagli Slipknot nel 2001, evento che offrì a mio giudizio uno spettacolo interessantissimo di metal “alternativo”, questa band aveva incuriosito moltissimi spettatori, ed il ritorno in Italia, oltre ad essere cosa molto gradita, ha offerto l’occasione a molti di noi di capire la vera entità di questi quattro musicisti. Il pubblico non manca, causa l’annullamento del concerto di Cesena, e come al solito in concerti di questo tipo dimostra una eterogeneità quasi palpabile. Arriva il momento dei supporter, e almeno questa volta, per fortuna, ci troviamo di fronte ad un gruppo italiano, i Guilty Method, che seguendo strade ormai un po’ troppo percorse, post-grunge con lievissime influenze psichedeliche e melodie Incubus-style, cercano di scaldare il pubblico. La presa della band non è un vero e proprio tripudio, dovuto principalmente all’audio gambizzato e al fatto che ormai, a mio giudizio, il pubblico è avvezzo a alla poca accoglienza nei confronti dei gruppi spalla… Alla fine della loro esibizione entrano, preceduti dal batterista, i Mudvayne: il trucco è quasi totalmente assente, testimone di un' identità musicale radicalmente differente dalle accuse del passato, e il contatto con il pubblico è davvero intenso. I Mudvayne sono questo: un distillato fermentato nel loro delirio sonoro nu-metallico, nato da miriadi di influenze elettroniche ed estreme, e un rapporto sentimentale/emozionale decisamente malinconico, a tratti malato, lacrime e sudore di persone non ovattate e vicine alla tristezza della vita “reale”. A Milano la loro presa è stata sicuramente differente da quella di una qualsiasi data americana, forse noi europei veniamo considerati “più educati o eleganti”, rimane il fatto che la band sfoga fisicamente la propria rabbia in modo meno evidente (nessun comportamento HC o estremo) e lascia spazio ed attenzione alla musica. La band suona discretamente, anche se non posso trattenermi dal rinnovare la mia perplessità verso il chitarrista che anche in questa occasione offre suoni sporchi, ruvidissimi e molto lontani dalla cristallinità del disco mentre il resto della band dimostra di avere tecnica e qualità da vendere. La sezione ritmica si conferma come il capo saldo della band, un vero rullo compressore di precisione e potenza che offre senza imbarazzo il suo stile totalmente unico e inconfondibile mentre il cantante decide, tranne lievissimi cali nelle parti pulite, di mostrare con tutto il suo stile e le proprie grandi capacità di interpretazione. Infine, posso sicuramente affermare che la band non delude, accontenta sicuramente la maggior parte del pubblico, anche se l’impatto stile “vi strappiamo le orecchie” del 2001 si è fatto mancare. Un ottimo concerto che sicuramente sigilla un certificato di qualità sulla band dell’Illinois.… Mudvayne ROCKS!!!

Simone "Thrasher[XXX]"