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ZERO DAYS, ZERO SECS

Morbid angel + Hatesphere

Data: 5 aprile 2005
Località: Bologna (Estragon)

Nell' era in cui i musicisti si vogliono tutti quanti bene e tornano improvvisamente a riformare le line-up di una quindicina d'anni fa, epoca nella quale si sarebbero volentieri scannati l'un con l'altro perchè questo era fuori di cervello, quell' altro voleva troppi soldi e altri ancora non accettavano le nuove direzioni stilistiche intraprese dalle rispettive band... i Morbid angel richiamano David Vincent. O meglio, nonostante "Gateways to annihilation" consistesse in un gran bell' album, il successore "Heretic", battuto per k.o. persino dagli allievi Immolation con "Harnessing ruin", deve aver fatto capire alla combriccola del minuscolo ma dittatoriale Azagthoth che qualcosa, in casa Morbid angel, non sta più andando per il verso giusto. Come -ad esempio- che Tucker c'entra ben poco con un gruppo di questa levatura e tipologia. Fattostà che eravamo tutti quanti curiosi di vedere in che condizioni fosse David Vincent, dopo anni passati a devastarsi il cervello nei Genitorturers a suon di PVC e esibizioni sessuali sul palco con la tranquilla mogliettina. Diciamo che eravamo dubbiosi di ritrovarlo in forma, per tagliare corto... Ma a introdurci la band americana sono stati gli ex-Necrosis, ora Hatesphere (Voto: 7), di provenienza danese: la band dei cinque album in cinque anni, per intenderci, disco di cover ed EP inclusi. Bravi gli Hatesphere, solo che un pubblico formato presumibilmente da deathsters si aspetta tutto fuorchè una Swedish Thrash Metal Band a fare da antipasto ad un evento simile... così ci siamo ritrovati dinanzi ad uno show ottimo, ma completamente fuori luogo. Per intenderci, i Necrophagist -che non si è saputo fino all' ultimo se avrebbero suonato oppure no, complici le notizie di senso opposto che sono rimbalzate per la rete fino a inizio aprile- sarebbero risultati un pelino più opportuni. Bravi gli Hatesphere, dicevo: headbanging furioso, un singer che tiene benino il palco pur disponendo di una voce dalle caratteristiche dozzinali, mosh alternati a frenetiche ripartenze ritmiche, sulle quali il drummer Anders Gyldenohr ci mostra tutte le sue qualità (pur consapevole che qualche minuto dopo, un veterano a caso ci farà del tutto dimenticare la sua prova). Il concerto di Jacob Bredahl e soci è risultato però un po' troppo lungo, così dopo una mezz' oretta le mani alzate nelle prime file hanno cominciato a diminuire numericamente, e l' entusiasmo dei presenti è scemato ai livelli minimi storici. Ma si sà, l' attenzione era clamitata del tutto altrove. Morbid angel (Voto: 9), appunto: "Rapture" ha aperto il concerto, Vincent è ovviamente entrato per ultimo sul palco, coadiuvato da Sandoval dietro alle pelli, Azagthoth alla sei corde solista e dall' ottimo Tony Norman dei Monstrosity alla ritmica, e i quattro floridiani hanno scatenato l' Inferno. Però qualcosa non quadrava... se era comprensibile che gli Hatesphere disponessero di suoni deficitari -poichè da che mondo è mondo, i gruppi di spalla hanno nel 99% dei casi dei suoni di merda, perchè guai a toccare le manopoline e fare un soundcheck come si deve anche per chi conta meno...- è divenuto inaccettabile spendere la bellezza di 20 Euro per vedersi i Morbid angel dentro a un capannone peraltro bruttino, mal allestito e con un palco un po' troppo basso, e oltretutto distinguere a malapena i brani solamente se li conoscevi a memoria. Posso dire tranquillamente di conoscere a menadito tutti i dischi di questo act, eccetto "Formulas fatal to the flesh" e "Heretic", eppure in qualche caso ho dovuto aspettare il secondo riff per capirci qualcosa. Batteria e voce erano ok, il basso idem. Le chitarre, no. Saturavano l'aria, arrivavano vibrazioni tali che sembrava ti stesse arrivando addosso un camion. Okay le frequenze basse. Ma è indecente pagare 20 Euro per venire travolti per un' oretta e mezzo dai bassi, e non capire cosa stai ascoltando se non sei un fan accanito del gruppo in questione (e se lo sei, ti girano ugualmente i coglioni perchè ci tenevi molto a quel concerto...). Tuttavia la scaletta è stata quella che ogni fan della band avrebbe desiderato: una marea di estratti dal primo disco, sugli scudi "Maze of torment" e "Chapel of ghouls", decisamente inattesa la slayerana "Evil spells", mentre "Blasphemy" ha scatenato un movimento sotto-palco da antologia. Forse, più di "Immortal rites" avremmo gradito sentire "Suffocation", ma sono dettagli... "Blessed are the sick" deve invece piacere pochino ai Morbid angel, che rispetto alla data di Reggio Emilia di qualche tempo fa hanno avuto perlomeno il buonsenso di eseguire "Day of suffering" (dato che un presente su tre la richiedeva a gran voce), mentre di "Covenant" sono state proposte ben sei tracce... "God of emptiness" ci spiega in sostanza perchè Vincent sì e Tucker no, ed anche in questo caso una "Angel of disease" avrebbe calzato a pennello la situazione della serata (ovvero: essendo più ritmata e meno pesante, forse, coi suoni a disposizione del gruppo l'avremmo sentita benino). Uno dei momenti clou della serata è stato la riproposizione del capolavoro "Where the slime live" da "Domination", mentre i recenti album feat. Steve Tucker sono stati -come era prevedibile- snobbati, nonostante Vincent si sia dovuto imparare (poverino, dirà qualcuno... e il tempo da dedicare alla moglie?!) il già classico "Enshrined by grace". Insomma, concerto monumentale. Mi dicono che a Trezzo sull' Adda la storia s'è ripetuta, ma che però c'erano in gioco dei suoni ottimi. A Bologna, ci hanno fatto buttare via non pochi soldi, nonostante l' impegno della band, Norman e Azagthoth continuamente impegnati con l' headbanging, il solito Sandoval furioso alla batteria e, come ciliegina sulla torta, un Vincent per niente svociato e a proprio agio sui toni bassi, medi e alti (notevole l' interpretazione di "Rapture" ai limiti dello screaming). Grande band e grande concerto, ma in futuro mi guarderò bene dal tornare a Bologna, e regalare cifre da scippo a un locale dove è stato effettuato un simile stupro sonoro.

Marco "Dark Mayhem" Belardi