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ZERO DAYS, ZERO SECS

Morbid angel + Krisiun

Data:05/03/2004

Localita:Reggio Emilia, Transilvania Live

Immaginavo, anzi ero praticamente certo che i Morbid angel, in sede live, si sarebbero rivelati delle autentiche macchine da guerra, spietate sul pubblico e capaci di estrarre dal cilindro una scaletta di tutto rispetto. E sebbene il mio ottimismo abbia toccato livelli da record nel pre-concerto, i tre deathster floridiani, supportati da un turnista di lusso come Tony Norman dei Monstrosity alla seconda chitarra, sono andati ben oltre le aspettative. Scatenando l' Inferno. Quello degli headliner si è rivelato una sorta di "concerto perfetto", mentre i Krisiun, per fortuna con più umiltà di quella - che rasenta lo zero - che tirano fuori alle interviste, si sono guadagnati comunque il pane mediante uno show di tutto rispetto. Ma andiamo con ordine: il Transilvania Live di Reggio Emilia, locale che raccomando un po' a tutti di visitare sia per le sue dimensioni, sia per l'intelligente suddivisione fra aree concertistiche, pub, e salette da ballo, era praticamente gremito all' inizio dell' esibizione della formazione principale, mentre quando i fratelli Kolesne hanno calcato il suo palco erano visibilissimi ampi vuoti. Perchè? Per la solita trovata degli organizzatori, che hanno fatto cominciare il concerto dei Krisiun mentre la gente aveva iniziato a fluire dentro al locale diciamo da quattro o cinque minuti. Ciò ha provocato due cose: mancanza di rispetto verso la band, ennesimo gruppo di spalla che si ritrova a suonare dinanzi ad un manipolo di supporters mentre fuori c'è la fila per entrare, e mancanza di rispetto, appunto, per la succitata "fila per entrare". Cosa piuttosto comune qua in Italia, vedi lo scorso X-Mass festival, con i Misery Index che sono stati osservati da uno spettatore sì, e da cinque no. Scandaloso, e non aggiungo altro. Ma plachiamo la mia vena polemica da tipico italiano, e passiamo al nocciolo della questione: i Krisiun hanno disposto di suoni praticamente perfetti, con la batteria - ed in particolare le due casse - ben in evidenza e con il cantato di Alex Camargo sopra le righe, a decantare brani come "Conquerors of armageddon" o "Wolfen tyranny". Ed il concerto dei Krisiun sarebbe stato praticamente perfetto, con tanto di headbanging, incitazioni verso il pubblico ed un' esecuzione tecnica inattaccabile, non fosse per i soliti due dettagli che, lo ripeto per l'ennesima volta, impediranno per sempre alla band brasiliana di esplodere. In primis, i pezzi si assomigliano troppo, e questo difetto li colpisce dai tempi di "Apocalyptic revelation", a suon di ariosi riff terzinati rubati ai Deicide, e ancor più spesso ai Morbid angel. Poi, l' aggressività tout-court su cui fa perno il songwriting della band, non presenta rallentamenti, nè le mid-tempos spaccaossa che da sempre danno al Death Metal quella malsana ferocia non comune ad altri generi del Metal. Insomma: suonino bene quanto vogliono, ma se alla base ci sono canzoni spesso insipide, la ciambella verrà sempre senza il buco. In ogni caso, i Krisiun si sono presentati in netto miglioramento rispetto alla scorsa data nella quale ebbi modo di seguirli, ossia quella fiorentina di spalla ai Deicide, dove si rivelarono eccessivamente statici sul palco e, diciamolo, anche leggermente demotivati. Esame superato, dunque. Capitolo Morbid angel: la perfezione. Palco ovviamente ampliato, con la batteria di Pete Sandoval troppo distante dal palco perchè si potesse ammirare la sua prestazione, e con moltissimo spazio dunque a disposizione dei tre alfieri degli strumenti a corde. Norman a sinistra, motivato come non mai, continuamente in contatto vocale con un pubblico che a momenti seguiva più lui che Tucker, quest' ultimo al centro, massacrante sulle corde del basso, e vocalmente in splendida forma nonostante i brani dell' era-Vincent perdessero un certo spessore, non disponendo dell' ugola di chi adesso è fra le file dei Genitorturers. Ed a destra l'autentico mattatore della serata, Trey Azagthoth: un headbanging continuo, look da thrasher con tanto di scarpette bianche tipiche dell' epoca, la solita chitarra rossa a punta, e movimenti sul palco tipici dei veterani. Dietro, un muro di suono emanato dalla batteria di Sandoval, esecutore impeccabile. I pezzi hanno attinto da un po' tutto il repertorio della band, trascurando però "Blessed are the sick", pur proponendo due brani dal sottovalutato "Formulas fatal to the flesh" (vedi "Chambers of Dis"), qualcosa dal fantastico "Gateways to annihilation" (per chi scrive il migliore dell' era-Tucker), e tanti, tantissimi classici. Fra cui "Lord of all fevers and plague", uno degli episodi più slayerani di "Altars of madness", "Chapel of ghouls" in chiusura del concerto, poi l' accoppiata "Where the slime live" - "Dawn of the angry" da "Domination", e praticamente metà scaletta di "Covenant": "Rapture" sugli scudi, poi la devastante "Pain divine", "World of shit (the promised land)", finendo per proporre la clamorosa "God of emptiness", rea di aver scatenato il pubblico proprio come le più violente fast-tracks. I brani di "Heretic" in sede live luccicavano invece di linfa nuova: "Enshrined by grace" e "Curse the flesh", su tutte, sono le due che sottolineo per quanto siano riuscite meglio rispetto alla versione in studio. Nient'altro da aggiungere, credetemi: al loro prossimo ritorno in Italia, se ve li siete persi nel 2004, non commettete nuovamente il medesimo errore.

Marco "Dark Mayhem" Belardi