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Metallica + Godsmack

Data: 11 dicembre 2003
Località: Palamalaguti, Casalecchio di Reno (BO)


A cura di: Marco "Dark Mayhem" Belardi
Foto di: Roberto Villani

Metallica e Godsmack, la strana accoppiata. Non così inadeguata dal punto di vista musicale, quanto per il fatto che i secondi, misconosciuti agli occhi di buona parte del pubblico bolognese, hanno saputo tirar fuori comunque una prestazione di gran classe. Ma era inevitabile che le attenzioni di tutti fossero calamitate su Hetfield e soci, forti di una prestazione in territorio italico assai recente come quella dell' Heineken Jammin Festival in cui, però, il combo californiano condivideva la leadership nientemeno che con gli Iron Maiden e i Bon Jovi. Stavolta, il palcoscenico era tutto per loro, e la platea anche. Il concerto di Casalecchio è stato praticamente perfetto: chi avrebbe desiderato una calata milanese, magari nel Palamazda che oramai è divenuto uno degli incubi più ricorrenti per i metallari (vedi Gods of Metal 2001 e 2003), ha dovuto fare retromarcia, poichè il Palamalaguti non ha presentato particolari pecche. Una decina di entrate, una più una meno, hanno consentito una scaglionata e intelligente affluenza all' interno del locale, sebbene un certo ritardo nell'esecuzione abbia reso la platea colma solo per metà al momento dell' inizio dell' esibizione dei Godsmack. L' impianto di areazione ha inoltre fatto sì che circolasse abbastanza aria e, eccezion fatta per la furiosa calca nata dal mixer in sù, lo show s'è reso godibile nonostante il Palamalaguti fosse pieno per una buona percentuale della sua capienza totale. Insomma, roba da far riconciliare il metallaro medio con le organizzazioni concertistiche, specie dopo che per anni ci siamo abituati a sentire e vedere di tutto, come ad esempio headliner che spariscono il pomeriggio del concerto stesso, con conseguente mancato rimborso del biglietto, bill rivoluzionate in men d'una settimana, e tanto altro ancora. E invece no. All' avvio del concerto dei Godsmack, che per l'occasione supportavano il discreto "Faceless" col loro mix di Metallica, Alice in Chains, Prong, Pantera e dettami riferiti ora al "nuovo metallo americano", ora a quel sentore sabbathiano di cui nessuno pare poter fare a meno, tutto s'è scatenato. Un' autentica bolgia, perlomeno in avvio, nonostante la platea abbia fortemente dimostrato, successivamente, di non conoscere adeguatamente la band: ed ecco che il pubblico bolognese s'è prontamente bloccato dopo un paio di pezzi, pur dinanzi ad un Sully Erna scatenato e carico di verve, ed alle trovate rumoriste della chitarra che, francamente, ha fin troppo sovrastato gli altri strumenti. I pezzi dei Godsmack erano forse il problema: ottimi per originalità (quella cosa che nel Metal oramai significa "accomunare più cose senza che le influenze si facciano eccessivamente evidenti o ai limiti del plagio") e composizione, forse ad essi mancavano quei refrain che un po' tutti avrebbero desiderato. Tutto sommato una grande esibizione, con tanto di effetti speciali, uno schermo fisso sul palco, raggi laser proiettati ovunque, ed infine una doppia batteria sul palco con tanto di duello percussionistico. Esibizionisti, carismatici, noiosi, coinvolgenti. Chiamateli come volete, fattostà che l'unico difetto dei Godsmack è stato quello di fare da opening act alla band sbagliata, nel posto sbagliato. Tutti volevano i Metallica, e questo era ovvio. Ed eccoli a voi, annunciati chiaramente dalla solita "Ecstasy of gold", e trainati sul palco nientemeno che da "Blackened", uno dei tanti inni del passato che la band di Lars Ulrich s'è divertita a rispolverare di recente, con l'innesto di Robert Trujillo conseguente all'uscita di quel Jason Newsted che, tanto desideroso di suonare genuino metallo, si morderà le unghie nervosamente o godrà di libertà totale nei "suoi" Voivod. Questo lo saprà soltanto lui. Fattostà che Trujillo non è più l'elemento anomalo ammirato al Rock Am Ring, in Germania: totalmente ambientatosi coi suoi nuovi compagni, almeno per quel che riguarda la sede live, l'ex Suicidal tendencies ha sfoggiato un nuovo e barbuto look e fatto sfracelli sul palco del Palamalaguti, assecondato da un Hetfield ispirato ed in forma, da un Ulrich sugli scudi almeno in avvio, e da un Kirk Hammett che, elegante e spesso stabile sul palco, s'è rivelato forse il migliore dei quattro horsemen. Le sorprese non sono mancate: a partire da "Fuel", cantata dai più perlomeno in platea e seguita a ruota dall' esplosione dello scatenato pubblico, specie sul memorabile assolo dell' ex-Exodus Kirk Hammett, per finire con l'esecuzione di moltissimi brani di "St. Anger". E mi soffermerei proprio qui: la title-track è stata accolta come un nuovo classico, mentre "Frantic", cantata all'unanime, ha forse più mosso i presenti nell'area sottostante le transenne di protezione nei confronti del pit. Poi il neo, "The unnamed feeling", mentre forse "Dirty window" (a mio avviso uno dei pezzi più sottovalutati del disco, complici forse i riferimenti a "Load" e "Re-Load") ha totalmente diviso l'audience pur suscitando corali interpretazioni del suo refrain. E mentre Hetfield minacciava ora chi aveva mal accolto i Godsmack, ora chi rispondeva con toni offensivi alle esecuzione dei pezzi più nuovi, la band si scatenava però in una rappresentazione tout court del vecchio repertorio. Come "Seek & destroy" e la conclusiva "Hit the lights" dal debut album del 1983, oppure l' indimenticabile "Creeping Death" e "Fade to Black" (con Ulrich alle prese con svariati passaggi di doppia cassa assenti su disco, e la stessa cosa si può dire per quel che è avvenuto durante "Fuel") da "Ride the lightning". Da "Master of puppets", invece, ci siamo dovuti accontentare della sola doppietta "Battery" - title-track, quest' ultima forse la canzone che più di tutte ha scatenato un autentico inferno all' interno del Palamalaguti. Ed il periodo mediano della carriera dei Metallica è stato tributato con un' attenzione estrema: ben tre brani da "...and justice for all", nella fattispecie la succitata "Blackened" (che gran peccato non sentire Ulrich riproporre i raffinati passaggi di batteria presenti sul full-lenght, nella parte mid-tempo!), "One" (eseguita in uno dei due encore o, se volete, bis) e "Harvester of sorrow", dove gli sketch del memorabile concerto di Mosca dei primi anni '90 (col pubblico che chiede a gran voce la ripartenza sull' ultima strofa) sono stati magistralmente effettuati da entrambe le parti. E tre pezzi anche dal Black Album, l' omonimo "Metallica", ossia "Nothing else matters", "Sad but true" ed il classico "Enter sandman". Un concerto che alla fin dei conti è durato quasi due ore e mezzo, a causa anche delle numerose pause prese dalla band, che intelligentemente andava a intrattenere l'audience con siparietti come lo scambio strumentistico fra Hammett e Ulrich, ed a causa infine delle due soste insite in anticipo rispetto all'avvio dei due encore. Però, e dobbiamo ammetterlo per l'ennesima volta, non possiamo assolutamente lamentarci. I Metallica dal vivo sono la solita macchina da guerra: Lars avrà perso colpi su "Hit the lights" quando, perso ogni riferimento, ha dovuto fermarsi per qualche battuta nella parte veloce con gli assoli; Hetfield non avrà più un efficace uso dei toni alti come ai vecchi tempi (e da qui credo nasca la frequente esclusione di brani come "Disposable heroes" o "Trapped under ice" ai quali, sinceramente, non rinuncerei spesso in una sede concertistica) e Hammett curerà più l'aspetto glamour delle sue pose che lo spirito distruttivo che lo portava a devastare numerose chitarre nell' infinito tour '91/'93. Però facciamo due conti: suonano da più di venti anni, continuano a offrirci scalette da applausi (e forse solo fra il '96 ed il '98 ci hanno tartassati con delle setlist praticamente oscene, vedi quelle riempite di cover nel tour di "Garage inc."), ed hanno grinta, simpatia e personalità da vendere. Dite quel che volete, odiate "St. Anger" quanto volete e affermate pure che i Metallica sono una macchina da dollari. Ma se parliamo di concerti, varranno sempre il prezzo del biglietto. E con questo chiudo.

Marco "Dark Mayhem" Belardi


Foto di: Roberto Villani - riproduzione vietata