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Iron maiden + Gamma ray

Data: 27/10/2003
Località: Filaforum Assago, Milano

A cura di: Brown Jenkin
Foto di: Roberto Villani, Brown Jenkin


Il primo applauso per questo concerto è ironico, e lo voglio dedicare all'organizzazione che, aprendo i cancelli in netto ritardo, ha creato una coda che arrivava fino al parcheggio auto; per chi come il sottoscritto era a metà coda è stato impossibile entrare prima che cominciassero i Gamma Ray, con il risultato che, con mio rammarico, sono entrato quando Kai Hansen aveva già dato inizio alle danze. Fortunatamente in tempo per godermi le conclusive I Want Out, Send me a Sign e Heavy Metal Universe che hanno mandato in visibilio il pubblico del forum. Hansen dimostra di essere ormai maturo come cantante, e malgrado non si muova più di tanto, calamita l'attenzione della platea grazie ad un carisma fuori dal comune. Buono il sound e, in conclusione, un ottimo concerto da parte di Kai e soci, visto lo scarso tempo a disposizione e confrontato con la prestazione dei Megadeth, che nel 99 accompagnarono i Maiden al Filaforum. Si spengono nuovamente le luci ed ecco tornare sul palco di Assago Bruce Dickinson, dopo che nello Ed Hunter Tour mi aveva regalato emozioni straordinarie. Si notano immediatamente le eccezionali scenografie, tetre ed inquietanti a rappresentare una vera e propria 'Dance of Death': un palco su due piani, al piano sotto il reparto corde, incastonato tra il primo e il secondo Nicko e Bruce che saliva e scendeva dai due piani. Brutto, o se non altro non all'altezza dei Maiden, il sound, che era molto fastidioso sugli acuti e si sentiva pochissimo sui bassi. E' infatti la prima volta in cui non si riusciva a sentire perfettamente il martellante e incessante pulsare del basso di Steve Harris; quando poi Gers, che ha suonato pochissimo, facendo più che altro show (divertente il suo classico diverbio con il pupazzo di Eddie, con Janick che cercava di prenderlo a schiaffoni), si lanciava negli assoli spesso il risultato era fastidioso, per non dire dannoso, per i timpani. Discorso analogo per Nicko quando andava a pescare i piatti, il cui sound era troppo acuto. La situazione descritta è risultata preponderante nelle prime canzoni e, fortunatamente è andata via via scemando. Com'era logico aspettarsi, l'apertura è affidata a Wildest Dreams, tratta dal nuovo album Dance of Death, scatenato sin dall'inizio Bruce Dickinson, che sembrava ringiovanito di almeno vent'anni. I Maiden passano immediatamente ad un primo revival della loro grande carriera: Wrathchild, Can I Play with Madness e la grandiosa The Trooper che manda in estasi il filaforum. Sembrano decisamente in forma Murray (non l'ho mai visto fare una faccia diversa dal suo sorriso beato da bambinone, ispira simpatia solo a vederlo) e mr. Adrian Smith, come s'e' detto Gers fa più scena che sostanza e purtroppo Harris si sente meno rispetto ad altre occasioni. E' poi la volta di una lunga parentesi dedicata al nuovo disco che, come Bruce Dickinson ha sottolineato è riuscito a balzare in testa alle classifiche di vendita italiane; Dance of Death e Rainmaker aprono le danze. La prima non m'e' piaciuta su disco, live mi ha entusiasmato, soprattutto per la prova di Bruce, che indossava un mantello da 'reaper' con tanto di cappuccio e si aggirava lentamente tra un piano e l'altro del palco, mentre una luce rossastra illuminava le 'morti' (la classica morte nera con il falcione in mano) che facevano da scenografia. Brutta la resa invece di Rainmaker, troppo impastato il suono e un pubblico che ancora non la conosceva. Dell'album post reunion, Brave New World, i maiden suonano proprio la title track, eccellente risposta della platea. Si torna a Dance of Death con Paschendale e No More Lies. La prima dal vivo rende pessimamente, peccato, perchè in studio era risultata una delle mie preferite; soprattutto si sente la mancanza delle orchestrazioni presenti sul disco, retta solo dalle chitarre la lunga canzone diventa noiosa e piatta. Bella invece No More Lies, con una grande risposta del pubblico e un'eccellente prova di Dickinson, probabilmente al suo top nella serata. Si torna al passato, si torna ad Hallowed be thy name, con tutto il filaforum che saltellava e cantava a squarciagola una delle migliori song che i Maiden abbiano mai scritto. Con Fear of the Dark la resa è emozionante, grazie agli accendini accesi che al chiuso creavano un effetto straordinario; è poi la volta di Iron Maiden che vede la comparsa del pupazzone di Eddie in versione 'reaper', con mantellone nero e falce in mano; bella la resa delle chitarre, potenti e taglienti come negli anni che furono. Per il bis gli Iron suonano Journeyman, The Number of the Beast e Run to the Hills. La ballad tratta da Dance of Death viene suonata con delle acustiche, peccato che i maiden o per colpa di nicko o di una chitarra che sfasava vadano fuori tempo, e la canzone assume toni di noia mortale con Dickinson che, malgrado tutto, cercava di far cantare un pubblico muto. Grandissima la resa di The Number of the Beast, con il ritorno del pupazzone di Eddie che va a litigare prima con Gers, poi si fa alzare la sottana da un Bruce in vena di spiritosaggini, molto divertente ad ogni modo il siparietto. Con Run To The hills tutto il filaforum esplode, mani alzate ovunque a cadenzare il ritmo, e un Dickinson decisamente soddisfatto ringrazia con trasporto. In definitiva, meglio i Gamma Ray dal punto di vista della resa sonora e della scaletta, grandissimo Kai Hansen e spero che Weikath si sia fatto fegati e fegati amari; i Maiden puntano troppo su Dance of Death, grave l'errore di suonare una Journeyman spenta e completamente errata; impressionante Bruce Dickinson, un ragazzino sul palco che saltava, incitava come un ultras il pubblico, era bendisposto verso i fan che spesso lanciavano bandiere sul palco, insomma un vero e proprio 'leader maximo' della scena, il cui carisma è difficile da eguagliare e trovare. Bravi Murray e Smith, molto appariscente Gers, Nicko malgrado non sia un metronomo e non sia un Carl Palmer suona con grinta e trasporto ed è di una simpatia unica quando il pubblico urla il suo nome. Harris si produce nel suo solito, incessante e martellante pulsare, peccato che si senta meno, ma la qualità, e che qualità, c'è e pesa. Un bel concerto tutto sommato, ho rivalutato Dance of Death (la canzone, non l'album), ma non ho gradito che non vi siano state canzoni tratte da Powerslave. Una Two minutes to midnight al posto della spentissima Journeyman non sarebbe stata meglio? Come avevo iniziato, concludo: pessima organizzazione, detesto arrivare a concerti o spettacoli iniziati, specie se la colpa non è assolutamente mia. A quando un'organizzazione degna, per una band che ha scalato le vette delle charts italiane?

Brown Jenkin

Foto:
panoramica: Brown Jenkin
palco Kai Hansen: Roberto Villani
palco Bruce Dickinson: Roberto Villani