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ZERO DAYS, ZERO SECS

Enthroned + Belphegor

Data:Siddharta, Prato

Localita:Siddharta, Prato

Un carnet ben nutrito, quello che ha aperto le danze in onore degli Enthroned in occasione del concerto che la band belga ha proposto dinanzi ad un nutrito - ma non troppo - Siddharta pratese. Ma è un buon record, per una band Black Metal, riscontrare un seguito del genere, assai più generoso di quello che formazioni come Opera IX o Handful of Hate hanno ricevuto nel corso degli ultimi anni all'interno del medesimo locale. L'apertura è stata affidata a ben tre band, cosa che in campo estremo non si ammirava con così tanta intensità qualitativa dalla 'Brutal Death night' che il Siddharta stesso organizzò qualche tempo fa, con ottime prove da parte di Immolation e Destroyer 666. In ordine: gli Adimiron, via di mezzo approssimativa fra lo stile dei primissimi Children of Bodom e quello dei cupi ed intimi Eternal tears of sorrow, che già tempo fa ci hanno deliziato con il loro valido five pieces "Eclipse"; i novaresi The Tombers e - sempre sulla scia del Black-Death più grezzo ed insindacabilmente estremo - i Belphegor, ensemble austriaco che alcuni anni orsono ha deliziato gli amanti dell'estremismo privo di compromessi con il full lenght "Necrodaemon Terrorsathan". Ed è inutile dire che, in concomitanza con l'inizio del loro concerto, si è scatenato l'inferno sonoro. Un limbo chaotico che non ha però saputo trascinare l'audience sottostante il palco, non tanto per problematiche legate alla band in sè, quanto per i clamorosi limiti apportati dall'approssimativo mixaggio, che ha innalzato un impervio muro di suono composto da chitarra e basso davanti a linee di batteria pressochè impossibili da udire eccezion fatta per i momenti mid-tempos based, ove il rullante faceva sovente capolino in mezzo al marasma sonico imbastito dal vibrare delle corde dei relativi strumenti. Non bene, nonostante un grande impegno focalizzato dai Belphegor in un violento headbanging ed in una staticità on stage mai troppo imperante. Ma i Re della serata, ossia coloro che aspettavo di poter ammirare dal vivo sin dal lontano 1997, sono stati gli Enthroned. I quali, seppure con una scaletta limitata quanto a tempi, hanno presentato il recente "Carnage in worlds beyond" qualificandolo come un autentico macigno di puro e violento Black Metal. La formazione belga, impreziosita dalla presenza nei ranghi del drummer francese Alsvid - proveniente nientemeno che dai Seth - ha dimostrato finalmente di possedere una miracolosa sezione ritmica, invidiabile dalle passate line-up aventi, dietro alle pelli, rispettivamente il defunto Cernunnos, il turnista Da Cardoen, e l'inefficace Namroth Blackthorn. Il resto lo conosciamo: il minuto frontman Sabathan si è dimostrato una minacciosa macchina da guerra, sfoggiante un particolarissimo basso elettrico di colore rosso ed un war-paint facciale identico a quello che egli porta con sè sin dagli esordi ("Prophecies of a pagan fire", disco dal quale la band, purtroppo, non ha estratto neanche un solo pezzo). Quindi, con un Nerath Daemon sicuro ed elegante dietro alla chitarra ritmica, e con un Nornagest sempre intento a dichiarare anthemi oscuri mediante la voce scaturita dalla propria immensa mole corporea, gli unici classici proposti sono stati "Genocide" da "The apocalypse manifesto", e le più antiche "The ultimate horde fights" ed "Evil Church", entrambe originariamente insite nel capolavoro "Towards the skullthrone of Satan", disco dal quale avremmo comunque desiderato udire una "Ha Shaitan". Tutto il male di questo concerto è legato alla brevissima scaletta, che non ha permesso al quartetto di suonare tutto il meglio del proprio repertorio, ma che non gli ha negato di provocare un lacerante - anche se ad intermittenza - pogo fra le prime file, dove un simpatico e lungocrinito fan ha provocato il provocabile per l'intera durata del concerto, diventando così lo zimbello di tutta l'audience. Un ottimo concerto, ennesima prova della rinascita degli Enthroned in seguito al periodaccio conclusosi con la release del mesto "Armoured bestial Hell", e con questo, è davvero tutto.

Marco "Dark Mayhem" Belardi