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Dream Theater

Data:06/02/2004

Localita:Casalecchio di Reno, Bologna (Palamalaguti)


A cura di: Tiziano Righini
Foto di: Roberto Villani

Nonostante i puntuali disaccordi sull' uscita degli album dei dream (con cui io non concordo), il Palamalaguti di Bologna si riempie lentamente in attesa delle 3 ore e spiccioli di un concerto che ricalcherà tutta la discografia dei Dream Theater da When A Dream And Day Unite all' ultimo lavoro Train Of Thought. Nel pre-concerto viene diffusa la canzone che ha vinto il contest indetto dai Dream Theater ad agosto dello scorso anno, completamente ricreata sulle metriche di Stream of Consciousness, il vincitore veniva ricoperto di pass e chincaglierie varie controbollate e controfirmate dai cinque "sognatori". Mio stupore nel vedere ben tre megaschermi che già mi fanno dubitare, in ricordo di una regia abbastanza sufficiente del Dvd di Scenes From New York; così inizia il concerto con un video che ripercorre la storia dei DT dai Majesty, con un Myung scatenatissimo (sigh) e con un Dominici uscito da DragonBall (notare gli scarponcini alla Goku), scarrellando per le immagini di un compianto Kevin Moore fino alla vera apertura del concerto con un' entrata di Myung sulle note iniziali di As I Am. Subito si sente odore di soprese e la durissima The Mirror crea il panico in sala tra poghi e l' headbanging di tutto il palazzetto; a seguire subito un altro classico dal valore storico per la discografia "dream theateriana", Under A Glass Moon seguita dal solo di Rudess con uno stupendo intermezzo di Impressioni di Settembre dell' italianissima PFM, che ancora oggi è tra i gruppi progressive più conosciuti e apprezzati. Si passa a Scenes From A Memory con una stupenda Through My Words dove LaBrie ci fa ricordare quanto sia espressivamente geniale, e come da cd a seguire Fatal Tragedy e Beyond This Life, che si conclude con due grandi cover, Summer Song del rock-shredder Joe Satriani (a ringraziare la partecipazione nel G3 con Vai) e Voodoo Chile di uno dei più grandi chitarristi della storia: Jimi Hendrix. Devo dire che la riprese sui soli e sui vari componenti aiutino molto chi non può vedere da vicino i cinque musicisti, e spero si possa ripetere nei prossimi concerti l' uso dei tre maxischermi; si continua quindi con la recentissima Endless Sacrifice e con la chicca presente su "A Change Of Seasons": Trial Of Tears, a concludere la prima parte del concerto. LaBrie sembra non essere mai stato così in forma dagli ultimi tour e questo fa sì che tutto il concerto sia a dei livelli ottimi, dopo quindici minuti di pausa ricomincia con Metropolis part. 1 acclamata da un boato e una corsa al posto migliore per vedersi la canzone più famosa di tutto il repertorio dei nostri DT, neanche un attimo per riprendere fiato che This Dying Soul va a seguire con il suo riff a là Pantera e col suo rappato che ha fatto tanto discutere, ma devo dire che le canzoni del nuovo album riscuotono grande successo e approvazione dal vivo. Si scava nel passato (1989) e appare The Ones Who Help to Set the Sun presa direttamente da When A Dream And Day Unite, avrei preferito A Fortune In Lies o Ytse Jam ma rimane sempre un ottimo concerto anche così; viene proposto il trio strappalacrime Through Her Eyes, Goodnight Kiss e Solitary Shell, eseguite alla perfezione dalla voce di LaBrie da una parte e dalla chitarra doppio manico (una 6 corde e una 12 corde, sempre ed esclusivamente Music Man) di Petrucci dall' altra. La stanchezza si fa sentire, manco fosse uno di quei festival estivi, ma oramai il concerto ha già dato il suo responso: IMMENSI! In conclusione una Stream of Consciousness che vede Rudess senza l' uso della tastiera, per un problema all' alimentazione, ma che lo rende protagonista in un balletto improvvisato per ammazzare il tempo, mentre la "sapiente" regia ci fa vedere la faccia sconcertata del tecnico della strumentazione di Rudess che non riesce a far ripartire la tastiera. Ah, manca il classico encore, anche se non proprio classico, forse l' unica vera pecca di questo e cioè non concludere con una canzone adibita a questo spazio; ci rassegnamo a sentire la valida In The Name Of God che chiude sia l' ultimo disco, sia il concerto. Un concerto veramente bello, riempito da cover azzeccate e tributi divertenti come quello a Frank Zappa, in ricordo del passato decimo anniversario (3 dicembre) della morte di uno dei principali ispiratori della musica odierna (vedi Elio e le storie tese) e dei Dream Theater.

Tiziano Righini

Foto di Roberto Villani - riproduzione vietata