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Dismember + Coram Lethe

Data: 2 dicembre 2005
Località: Colle Val d’Elsa (Siena) - Sonar


In un calendario battezzato da Mortuary Drape e Handful of hate e pronto ad offrire nomi quali Bolt thrower, Malevolent creation, Necrophagist e Dark funeral, non poteva mancare alla MetalMillennium la storia del death svedese, quello vero, grezzo, semplice ma di grande effetto. Un nome, una sicurezza: Dismember. Se poi si aggiunge il nuovo fenomeno toscano Coram lethe il quadro è completo, e l’ottima risposta dei paganti lo ha dimostrato.
A scaldare la serata ci pensano i nostrani Edenbeast, formazione death metal dal buon impatto scenico ma dai pezzi a mio avviso troppo banali e di scarsa presa. Sinceramente non so come sia riuscita la band piemontese ad aggiudicarsi le due italiane dei Dismember con solo tre demo all’attivo, comunque è da ritenersi un ottimo punto di partenza che spiccherà senza dubbio nel loro ‘curriculum’. Da mezzo vuoto il Sonar diviene gremito di gente quando a calcare il palco spetta ai Coram lethe, freschi del debutto “The gates of oblivion” sotto Crash music (Mortician, Disgorge, Malevolent creation, ecc. E scusate se è poco) che sta avendo riscontri più che positivi non sono in Italia. Impressionante il numero di persone presenti, alcune delle quali impegnate addirittura a cantare i pezzi a squarciagola. La prestazione dei cinque è stata impeccabile, cosa quasi scontata visto l’incredibile bagaglio tecnico che li contraddistingue; peccato solo per i volumi troppo alti che rendevano il tutto impastato, che hanno impedito la perfetta riuscita della performance. Terminato lo show dei ragazzi di Siena attaccano a suonare i Dismember, esaltatissimi per l’affluenza di persone (la serata precedente, a Bassano del Grappa, c’erano quattro gatti); il buon umore ha fatto evidentemente bene anche alla musica degli svedesi, visto il memorabile concerto al quale ho assistito. Sul palco non c’erano rockstar, ma semplici ragazzi divertiti che volevano solo far muovere il culo alla gente. E ci sono riusciti alla grande. Un concerto spettacolare, che ha visto alternarsi i capolavori del passato (dopo aver sentito “Casket garden” avrei potuto pure morire) fino a quelli dell’ultimo – spettacolare eppure da molti snobbato – “Where ironcrosses grow”. La tecnica non serve a niente quando si fa Musica con la emme maiuscola, quando si riesce a innalzare un muro di suono con semplici riff e un Fred Estby alla batteria grezzo più che mai con il suo solito ‘tupa tupa’ e poco altro. Animali da palco, che si divertono e fanno divertire invece di fare gli incazzati assetati di sangue per essere veri deathster. Una serata da ricordare, grazie anche alla MetalMillennium che sta portando in Toscana musica di alta qualità.

Fearxes