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Decapitated + Dies Irae + Hate + Crionics

Data:19/02/2005
Località: Ministry - Firenze

Report a cura di: Fearxes

Assistere ad un concerto di musica estrema ad 1 km. da casa non è certo all’ordine del giorno; se poi i nomi diventano Crionics, Hate, Dies irae e, soprattutto, Decapitated, allora vuol dire che qualcuno lassù (intendo all’ Energy Zone…) mi vuole bene. Tralasciamo tutte le cazzate fatte nel pomeriggio con questa allegra comitiva polacca per non dilungarci troppo (se proprio siete curiosi vi rimando alle interviste fatte a Decapitated e Hate) e passiamo al dunque. La manifestazione ha avuto inizio qualche minuto dopo le 21:00, ovvero in perfetto orario; peccato solo che in molti abbiano dato per scontato che il concerto sarebbe cominciato parecchio tempo dopo (le esperienze personali insegnano di arrivare un’ora dopo l’orario scritto sui flyer per non aspettare inutilmente), cosicché con l’arrivo dei Crionics sul palco eravamo in quattro gatti. Nonostante la poca affluenza, il gruppo polacco mi ha lasciato spaesato: solitamente non rimango soddisfatto della resa live dei gruppi black in quanto lo trovo un genere che vale unicamente su disco, eppure tanto di cappello ad una prestazione impeccabile in cui i cinque tizi bardati di face-painting, stivali al ginocchio, borchie, magliette strappate e scapellate all’ unisono (se ci fosse stata anche qualche porcella nuda li avrei scambiati per i Cradle of filth, come attitudine) hanno letteralmente spaccato il culo. Il black/death con apporti sinfonici legato ad Emperor e Thy primordial è uscito dalle casse senza alcun filtro, il suono è arrivato alle orecchie nella sua interezza e nella sua bellezza facendo scaldare il pubblico col passare dei minuti. Peccato solo per il poco tempo concesso loro, a causa del quale i Crionics si sono trovati a dover troncare la scaletta. Cosa - questa - che ha segnato anche le performance dei restanti gruppi.

Con gli Hate si assiste ad un maggior afflusso di persone ed al conseguente innalzamento della temperatura, sia atmosferica che corporea. Ancora non ho capito perché abbiano suonato prima dei Dies Irae, dal momento che nel bill era segnalato il contrario, come non ho capito il gesto di stizza del cantante/chitarrista Adam “The first sinner” che lo ha portato a terminare prima del dovuto il pezzo di chiusura; se ciò sia scaturito per problemi di acustica alle spie, per lo scazzo di avere poco tempo a disposizione o per avermi visto in prima fila dopo che gli avevo fatto l’intervista demenziale nel pomeriggio, non lo so. Imprevisti a parte, i deathster in questione sono saliti sul palco con tanto di volti pittati per evidenziare le loro nuove influenze date da gruppi come i Thorns (come esplicitamente detto da Adam), e con tanta rabbia da tirar fuori. Anche in questo caso l’esibizione ha fatto del male fisico: i polacconi hanno dimostrato la loro grande esperienza tirando fuori un muro di suono non indifferente; unica pecca, ma giustificabile per la brevità della scaletta, l’aver trascurato il passato in favore della quasi totalità dei pezzi di “Awakening of the liar”, ultimo (ed ottimo) full-lenght di casa Hate.

Pur avendo il cervello totalmente proiettato verso gli headliner della serata e quindi avendo ancora un basso tasso di testosterone, devo ammettere di essermi divertito moltissimo con l’avvento dei Dies Irae. Il combo, formato per tre quarti da membri dei Vader, è partito in quarta facendo esaltare gran parte del pubblico presente con un death aggressivo ma non restio ad accogliere parti più atmosferiche e ragionate, le quali a mio avviso hanno rappresentato gli unici momenti sottotono della prestazione. Per il resto è stato puro divertimento, con un pogo pacifico e dalle ‘movenze quasi ballabili’. I Dies Irae hanno chiuso a testa alta un concerto atto a promuovere l’ultima fatica “Sculpture of stone”, sempre e comunque sotto la forte influenza - guarda caso - dei Vader.

Se il pogo è stato morbido e divertente con i Dies Irae, con i Decapitated gli spintoni sono diventati gesti incivili con il solo scopo di far male e di buttare giù le esili transenne, sorrette con fatica dai buttafuori del locale e dai ragazzi addetti a montare il palco. Fa rabbia sapere che ci sia gente che si presenta ai concerti con l’intento di rompere le palle alla gente, spintonando a gomiti alti e trascinando in mezzo anche chi vuole godersi uno spettacolo in santa pace. A parte questo spiacevole e purtroppo immancabile inconveniente, i quattro giovincelli hanno fatto da padroni con un concerto spettacolare; al punto che il fatto di aver trascurato il capolavoro “Winds of creation” e di sentire un Sauron un po’ svociato è passato in secondo piano. Stiamo parlando di ventenni già idoli di migliaia di persone in tutto il mondo, mostri di tecnica, velocità e potenza, che suonano senza sfigurare al cospetto delle band storiche del death metal. Un concerto distruttivo che ha visto il delirio di un pubblico che sembrava piccolo piccolo sotto all’ imponenza di un leader come Sauron, frontman carismatico dall’ impostazione monumentale ed incazzata in stile devoto a Frank Mullen dei Suffocation. Quando poi giungono come cazzotti nello stomaco brani chiamati “Perfect dehumanisation”, “Three-dimensional defect”, “Babylons pride”, “Lying and weak”, “The fury”, “Nihility”, “The negation” (introdotta come su disco da “Calling”), “Sensual sickness” e “Spheres of madness”, il delirio è assicurato. Però, anche stavolta, troppo poco tempo per suonare...

In definitiva, questo mini-festival dell’estremo è da segnalare sicuramente come un evento più che positivo, soprattutto se si pensa che con 12 euro (consumazione inclusa!) si è potuto assistere ad uno show più unico che raro, in particolar modo a Firenze; in più, udite udite, i suoni sono stati mediamente ottimi, il che è da ritenersi un fatto da antologia in quanto in Italia spesso si assiste a vere e proprie stroncature, anche a band di riguardo. Spero di cuore che l’Energy Zone punti ancora sui fronti più violenti del metal anziché insistere sul power che, diciamoci la verità, ci ha fracassato i coglioni. Chi l’avrebbe mai pensato che un pullman targato Polonia un giorno mi avrebbe fatto produrre una dose vertiginosa di spermatozoi… grazie Energy Zone.

Fearxes