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Death SS + Ensoph

Data: 10 dicembre 2005
Località: Prato (Anomalia)


Per essere fashion nelle file dei gruppi storici in queste ultime stagioni occorre vestirsi retrò, tornare alle origini. Oppure non è una questione di moda, ma di esigenze, dato che le band oramai rugose spesso sbagliano mira non colpendo il bersaglio quando provano ad andare di testa propria, a voler proseguire secondo i propri gusti musicali del momento. Non c’è dunque niente di meglio per accontentare il pubblico che tornare indietro, abbandonare (anche se momentaneamente) la tendenza attuale per recuperare le origini smarrite. Dopo l’uscita dell’antologia “The horned god of the witches” dello scorso anno i Death SS optano proprio per questa soluzione, quella di suonare solo materiale del primo periodo; e siccome non ci poteva essere un ritorno al passato senza i membri storici, ecco che si presentano in line-up Ross Lukather alla batteria e Freddy Delirio alla tastiera, guest eccezionali per questo mini-tour italiano.
La serata inizia con l’esibizione degli Ensoph, formazione che sentivo nominare per la prima volta e che mi sono perso perché ero fuori ad aspettare di entrare. Poco male. Una volta dentro è stato bello vedere l’Anomalia stracolmo di gente esaltata, una bella risposta ad un concerto dal sapore nostalgico. Poco importa se Lukather perde più di un colpo, se il nostro caro Silvestrino non prende tutte le note o se sono state eseguite le recenti “Let the sabbath begin” e “Hi-tech Jesus”, trovarsi avanti ad una scaletta che ha visto succedersi capolavori come “Baphomet”, “Cursed mama”, “Horrible eyes”, “Inquisitor”, “Vampire” e “Where have you gone?” non poteva che essere un’emozione, accresciuta dalla grande partecipazione del pubblico presente che cantava i brani dietro ad uno Steve Sylvester nella solita veste di immenso frontman. Certo, non aver sentito una “Kings of evil” o una “Welcome to my hell” in favore di pezzi dell’ultimo periodo e il fatto di avere la tastiera al posto di una chitarra sono cose che lasciano l’amaro in bocca, ma va bene così. Sapendo che i Death SS veri sono morti e sepolti da anni immemori, una serata del genere ha fatto bene a chi, come me, gode dinanzi al trittico “In death of Steve Sylvester”, “Black mass” e “Heavy demons” dei tempi che furono. Una grandissima serata all’ insegna dell’ heavy metal, ricca di porcellone nude sul palco e abile nel far sgorgare lacrimucce nostalgiche. E a tutti quei coglioni che hanno da sempre accusato la band di portare sfiga vorrei mandare un sonoro vaffanculo, credere a simili stronzate denota la completa mancanza di materia grigia.

Fearxes