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Dark tranquillity + Dark lunacy

Data: 30/11/2003
Località: Tenax, Firenze

A cura di: Marco "Dark Mayhem" Belardi

Nei giorni scorsi si è parlato molto del Tenax, locale fiorentino divenuto oramai celebre perchè, secondo quel che si narra sui quotidiani regionali toscani, ad una certa ora della serata un bagno chiuso su un lato da una vetrata e non da una parete da' modo all' usufruitore di dare sfogo al proprio esibizionismo, facendovi ingresso ed utilizzando la toilette dinanzi a tutti coloro che sono presenti nella stanza adiacente, maschi e femmine. Insomma: per la serie "facciamoci pubblicità, con le buone o con le cattive". Sinceramente, prima di recarmi al Tenax mi sono assicurato di non aver alcun problema di natura fisiologica in arrivo nelle successive tre-quattro ore, per la paura di dover entrare nel bagno del Tenax e di ritrovarmi davanti ad una vetrata con dietro esposto un metallaro nudo, intento nell' orinare all' impazzata e nel gridare qualche testo di canzoni a me note, mandando all' aria la mia passione per la musica, quella per i locali fiorentini, e un sacco di altre cose che non sto a elencarvi (tipo la vendita immediata di tutti i dischi in mio possesso). Spero che nel Tenax sia rimasta una zona dei bagni dalla quale è impossibile visionare la sezione dedicata alla cosiddetta trasgressione (sempre che qualcuno trovi trasgressivo o eccitante osservare una persona che orina!), ma sinceramente ho preferito non indagare. Scusatemi per la mia mancanza di professionalità, poichè se avrete aperto questo report sicuramente eravate in ricerca di ben altre informazioni, ma il mio era un semplice avvertimento, in vista di concerti futuri! Il tema del giorno, dunque, è l' ultima tappa italiana del tour dei Dark Tranquillity, che nell'occasione hanno calcato ben cinque località diverse della nostra penisola e che, per fortuna, sono stati accompagnati da un act di supporto valido e trascinante come quello dei Dark Lunacy (Voto: 8,5). Band, quest' ultima, che mai avevo avuto la fortuna di osservare in sede live e che mi ha lasciato impressionato sotto ogni aspetto: impatto, capacità tecniche, presenza scenica (quest' ultima fruttata soprattutto dall' enorme carisma di cui il singer Mike dispone) e, se proprio vogliamo trovare un neo, l'unica cosa malfunzionante sono state le chitarre, pastose e confusionarie nei suoni, il tutto a causa di un pessimo lavoro svolto in fase di mixaggio, cosa alla quale il Tenax ci ha più volte abituato. La scaletta dei Dark Lunacy, tutt'altro che breve nel minutaggio come invece si temeva, ha saputo variare molto bene dall'ultima fatica discografica della band parmigiana, "Forget-me-not", al primo full lenght "Devoid", del quale abbiamo naturalmente ritrovato le due perle "Dolls" - autentico cavallo da battaglia della band - e "Stalingrad", quest' ultima dinamica, ritmata e decisamente adatta alla sede live. Per chi come me fosse per la prima volta davanti ai Dark Lunacy per quel che riguarda il contesto live, è risultata indigeribile la presenza sul palco di una tastiera: voci femminili, oltre a tutti gli strumenti non a corde, batteria esclusa, sono stati riproposti mediante playback ed il tutto, ai più, è parso vagamente fastidioso (e per la band si trattava di un enorme rischio, dato che a quel punto un minimo errore corale l'avrebbe mandata fuori tempo rispetto alle registrazioni delle tastiere, e da qui è nata l'esecuzione con metronomo in cuffia da parte del batterista). Cosa però alla quale la band ha saputo ben rimediare: pezzi dotati di continui cambi di tempo, una fase esecutiva ben calibrata, con una batteria potente che, unita ad un basso pulsante e presente, ha dato luogo ad una sezione ritmica capace di scaturire un vero e proprio muro di suono, ed un Mike ispirato, preso dall'interpretazione gestuale delle liriche, e molto vicino al pubblico. Oltretutto, un sano headbanging ed un pubblico attento e coinvolto hanno reso l'esibizione dei Dark Lunacy pressochè perfetta, e dotata di quei minimali difetti che, anzichè rovinarla, l'hanno particolarizzata. L'attesa relativa all'inizio del concerto dei Dark tranquillity (Voto: 9) si è rivelata tutt'altro che lunga: la band, con i due chitarristi Niklas "faccio copertine a tutti" Sundin e Michael Niklasson dotati di un look stravagante ed elegante, è salita sul palco seguita da un caricatissimo Mikael Stanne, e ci ha proposto una scaletta che a dire il vero poteva essere organizzata meglio: innanzitutto, è assurdo che sia stato suonato "Damage done" per sette dodicesimi quando ci troviamo ad un anno dal suo periodo promozionale, ed in secondo luogo, sia per il fatto che "Skydancer" è stato del tutto trascurato, sia perchè song celebri come "Hedon", "Freecard" o "Nightfall by the shore of time" sono state scartate per far posto ad episodi per nulla fondamentali come "Haven" o "White noise / Black silence" (per fortuna, perlomeno una certa "Punish my heaven" è stata eseguita). Si può però dire che di "Damage done" abbiamo sentito tutti i migliori pezzi, seppur si tratti di una magra consolazione: "Single part of two" e "Final resistance" sono risultate le meglio riuscite, anche "The treason wall" e "Monochromatic stains" sono state ben accolte, mentre dalla title-track della succitata ed ultima release mi sarei aspettato qualcosa di più. Buono anche l'impatto nato dalla presentazione di un nuovo pezzo che, secondo Stanne, uscirà nel luglio del 2004 naturalmente col nuovo platter della band. La song, veloce e dallo stile vagamente simile a quello di "Damage done", mescola parti velocissime a rallentamenti atmosferici e dotati di linee di tastiera facilmente memorizzabili, un po' alla "Wonders at your feet" (altra song-capolavoro ieri presente nella setlist) o "Single part of two", ma non a tal punto riuscite. Purtroppo anche i fan dei Dark tranquillity di "Projector", fra i quali mi inserisco trattandosi infatti del loro lavoro che maggiormente preferisco, sono tornati a casa a mani vuote, eccezion fatta per l'ottima "ThereIn" che, come preannunciato da Stanne con un "sing along", è stata coralmente cantata dal pubblico fiorentino scatenando un' entusiasmante reazione da parte del biondo (qualcuno dirà rosso, scatenando diatribe che solo per Mustaine si potrebbero fare...) singer, visibilmente emozionato e continuamente impegnato nel ringraziare i presenti. Un po' fredda, forse, è stata la prova di un Jivarp, partito in sordina e con volumi di batteria peraltro settati malissimo, ma preciso e attento come al solito soprattutto nella seconda parte del concerto, quella in cui forse si è raggiunto il livello di 'vicinanza' più alto fra band e pubblico (con climax, forse, su "Zodijackyl light" e, nell'encore, con l' immancabile "Lethe"). Ottimo concerto, insomma, con la band di supporto che a momenti quasi eguagliava i maestri, e con due formazioni che, come era nelle aspettative, hanno saputo non deludere. E mi raccomando: non entrate in quel bagno!

Marco "Dark Mayhem" Belardi