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Morbid angel

A cura di : Dark Mayhem


Ecco il percorso attraverso il quale metterò in luce i lavori della band di Trey Azagthoth e Pete Sandoval, tramite le recensioni dei dischi che la band americana ha prodotto nel corso degli anni:


Abominations of desolation (1986)

Dopo tre anni dalla formazione della band, essa contava su di una line up a tre con Dallas Ward, Mike Browning (nel corso degli anni in forza a bands come Acheron ed Incubus...) ed il leader, unico ancora oggi in formazione, Trey Azagthoth. E'proprio il chitarrista/mente della band a sfornare la maggiorparte del materiale proposto in questa, seppur lunga, demo seminale per la band in questione. Ristampato solo alcuni anni dopo, "Abominations of desolation" contiene la bellezza di nove tracce, fra le quali troviamo anche songs che compariranno ufficialmente solo nei dischi successivi al debut ufficiale "Altar of madness". I brani contenuti qui, naturalmente, sono quelli più ancorati al thrash metal, fra i quali cito "Angel of disease" (che uscirà solo nel 1993 su "Covenant"), "Unholy blasphemies", brano tirato ed efficacissimo, che comparirà su full lenght soltanto nel 1991, grazie al meraviglioso "Blessed are the sick", e "Lord of all fevers and plague". La presenza di alcune tracce inedite e mai riproposte più avanti dalla band, tuttavia, rende questo disco carico di una certa importanza per i fan della band, nonostante la pessima produzione, ed il fatto che i migliori brani siano benissimo reperibili sui primi tre dischi dei Morbid angel.

Voto: 6

Altar of madness (1989)

Immenso portatore di successo alla causa del death metal, "Altar of madness" segna l'inizio vero e proprio della carriera ufficiale dei Morbid angel. E che inizio...Innanzitutto ci ritroviamo dinanzi ad una formazione completamente rimaneggiata, con due chitarre (Azagthoth, vera macchina da riffs nella fase compositiva, e Brunelle), quindi il portentoso Pete Sandoval e Dave Vincent alla voce. In poche parole, tre elementi su quattro hanno fatto la storia del death metal. Vero capolavoro, in tutte le direzioni, "Altar of madness" si presentò all'epoca come un perfetto incrocio fra le sonorità thrash dei Morbid angel, sonorità piu'cupe nelle parti rallentate e vere e proprie sfuriate apocalittiche. La qualità del disco, come se non bastasse, migliora in maniera esponenziale piu'in la'si procede nell'ascolto, mostrando perle di enaudita violenza come "Blasphemy", "Maze of torment" che si alternano con brani più ragionati e "marci" quali "Chapel of ghouls" (nella quale fanno una breve comparsa anche le tastiere) o il thrasheggiante "Lord of all fevers and plague", già presente nella precedente demo. Magnifico. Impossibile decifrare quanto sia stato importante questo disco per lo sviluppo del death metal, ma del resto, è in quegli anni stessi che è esploso a livelli vertiginosi.

Voto: 9

Blessed are the sick (1991)

Se non fosse stato per la produzione, ancora di livello medio-basso, questo secondo full lenght della band americana sarebbe potuto essere il migliore, o per lo men giocarsela con il precedente "Altar of madness". "Blessed are the sick", infatti, si attiene sui livelli qualitativi di "Altar of madness", denotando un incremento del livello tecnico del combo (mostruose le esecuzioni di Azagthoth e Sandoval, da allora veri arieti dei Morbid angel) e mostrando un gruppo sempre più maturo ed in vena. Anche qua i pezzi da "best-of" fioccano, e posso citare fra essi le magnifiche "Unholy blasphemies", brano veloce e corposo, e le famosissime "Fall from grace", "Doomsday celebration" , "The ancient ones", trittico da li'in poi riproposto di sovente nelle scalette Live della band.

Voto: 8,5

Covenant (1993)

Eccoci a quello che considero un incredibile ed inarrivabile monumento del death metal: "Covenant". Le ragioni sono varie: innanzitutto l'enorme salto di qualità fatto nella produzione, piu'corposa, efficiente, grazie al lavoro svolto da Flemming Rasmussen (il produttore danese che ha lavorato sui primi lavori dei Metallica, eccezion fatta per "Kill 'em all"); quindi, l'appesantimento del sound, che si e'qua scrollato di dosso le troppe devozioni slayerane mostrate in precedenza, a favore di quello che, in fondo, oggi chiamiamo "Morbid angel sound". Un trademark di acciaio, che scorre attraverso sfuriate eseguite senza alcuna difficoltà a metronomi impressionanti, per poi passare a rallentamenti marci, malati, quindi soli tortuosi e velocissimi sui quali Trey Azagthoth fa da padrone come mai prima era stato. L'avvio e'fulminante: "Rapture", ancora oggi considerata una delle perle del gruppo Florydiano, precede altri capolavori quali "Pain divine", "World of shit", "Vengeance is mine", nelle quali la band non lascia respiro all'ascoltatore. Il disco non dà segnali di cedimento sino alla settima traccia, "Angel of disease", incredibile pezzo thrash ottantiano (scritto infatti oltre sette anni prima della registrazione di questo disco) nel quale ripartenze slayerane (a'la "Show no mercy"-"Hell awaits") si alternano alla perfezione con cali di ritmo vertiginosi e soli da spavento. Di li'in poi, ordinaria amministrazione, ma del resto, questo disco contiene un numero allucinante di pezzi di straordinario livello compositivo. Da avere...

Voto: 9,5

Domination (1995)

L'album della svolta, per i Morbid angel, in quanto a contenuti, ritmi e sonorità, e'indubbiamente "Domination", quarto lavoro creato dal combo. Prodotto nel 1995, "Domination" segnala innanzitutto una produzione esemplare, ben curata, e resa unica dal sovente inserimento di elementi esterni al campo battuto dalla band (vedi l'industrial, in "Hatework"). Il sound, tuttavia, e'mutatissimo, direzionato su tortuosi e malati mid tempos, dove la band spadroneggia mostrando un livello tecnico oramai mostruoso, al quale si va ad unire un Dave Vincent sempre più diretto ed in forma smagliante. La lentezza della maggiorparte dei brani contenuti in questo "Domination"; tuttavia, ha portato alla band le prime schiere di detrattori, indubbiamente persone legate alle sonorità piu'brutali e veloci del combo americano capitaneggiato da Trey Azagthoth. Perle come "Where the slime live", terzo video della band dopo quelli di "Blessed are the sick" e "Rapture", "Nothing but fear" e la terremotante nonchè sperimentalissima "Hatework" sono i segnali che la band è ancora in uno stato di grazia ben percettibile e denotabile nelle sue continue e pregevoli produzioni.

Voto: 8

Entangled in Chaos (1996)

Con "Entangled in Chaos", primo ed unico live ufficiale dei Morbid angel, in mezzo al mare di bootlegs prodotti in quel periodo (vedi il reperibilissimo "Blessed are the Boots"), termina l'era Vincent. Il singer, che verrà in seguito sostituito dall'ottimo, brutale, ma meno vario Steve Tucker, mostra assieme al resto della formazione un'enorme capacità espressiva dal vivo (le song sono state registrate ed estratte da più esecuzioni Live, ed ottimamente mixate), sulla quale giova non poco il bagaglio tecnico dei quattro, sempre più alto ed inquietante nelle minacciose song eseguite. I brani sono estratti diligentemente dai quattro precedenti lavori, sui quali però domina il primo, "Altar of madness", con addirittura cinque pezzi scelti su di un totale di undici. Consigliato a chiunque voglia avvicinarsi ai lavori dell' "Angelo malato".

Voto: 7

Formulas fatal to the flesh (1998)

Vincent se ne va, Tucker entra in formazione, ed i Morbid angel producono uno dei dischi più veloci della propria carriera. Sottovalutato dai più, sebbene si tratti comunque di un disco di una certa caratura qualitativa, "Formulas fatal to the flesh" (per il quale continua la tradizione intrapresa da parte della band, che consiste di seguire l'ordine alfabetico nei titoli dei dischi ad ogni nuova uscita) mostra una band aggressiva, alle prese con riffs assassini a'la "Covenant", e sprazzi di mid tempos atti a rendere il tutto più vario. Qualcosa, pero', è andato visibilmente storto, visto il lieve calo compositivo percettibile nelle quattordici songs contenute dal disco. Tuttavia, la novità dei soventi inserimenti tastieristici e la velocità dei brani hanno contribuito a rendere questo disco più che accettabile. Il capolavoro del prodotto si manifesta con la lunghissima "Invocation of the continual one", suite di oltre dieci minuti basata su ritmi lenti, uniti a tastiere, intermezzi chitarristici di ottima fattura, il tutto a rendere la song probabilmente la migliore mai composta dai Morbid angel. Degne di nota anche le validissime "Heaving heart" e "Nothing is not".

Voto: 7

Gateways to annihilation (2000)

Ultimo capolavoro compositivo, "Gateways to annihilation" vede la luce solo nel recente 2000. Con un Dave Vincent oramai relegato a mangiarsi le unghie nei Genitorturers ed uno Steve Tucker sempre più convinto dei propri mezzi, la band torna stilisticamente in direzione degli stilemi musicali esposti su "Domination", producendo un disco lento, malvagio, ossessivo, ma tecnicamente mostruoso (Sandoval raggiunge i diciannove colpi di cassa al secondo) e contenente vere e proprie perle del death metal, in un anno in cui, fra l'altrro, il genere riaffiorava minacciosamente grazie a gruppi come Nile o Malevolent creation. Erik Rutan si mostra alla pari con Azagthoth, ed i Morbid angel si confermano definitivamente dei del Death metal, anche in luce, ahimè, del tramonto dei Death e degli Obituary, sebbene per cause differenti. Ascoltate "Summoning redemption", introdotta da un intermezzo malato che ricorda il Pazuzu de "L'esorcista III", o le stupende "To the victor the spoils" (velocissima) e "God of the forsaken". Questi sono i Morbid angel, e che piaccia o no, in cima ai nomi delle migliori band death metal risiede fermamente il loro maligno nome.

Voto: 8


Dark Mayhem