HOME
RECENSIONI
INTERVISTE
CONCERTI
BIOGRAFIE
LO STAFF
LINKS
FORUM
SKINS
ZERO DAYS, ZERO SECS

Vanadium
A cura di: Brown Jenkin

Probabilmente ben pochi di coloro che ascoltano ‘metal italiano’ sanno che la corrente metallica nostrana non è nata grazie alle spade ed ai draghi di Luca Turilli & c, ma che già sul finire degli anni 70 stavano nascendo nel nostro paese numerose band, ispirate principalmente dai Deep Purple e dai Black Sabbath. Molte di queste band attualmente sono scomparse nell’ombra e trovare informazioni, materiale, e soprattutto lp, diventa molto difficile se non impossibile. Pochi sono i nomi sopravissuti, e tra questi quello più noto (fermo restando che di quell’epoca e di quelle band si parla e si conosce ben poco) è quello dei milanesi Vanadium. Sostenuti dalla critica, confortati da un buon successo di pubblico, i Vanadium durante i primi anni ottanta godettero della fama di band numero uno in Italia nel campo dell’hard rock, conquistando in breve tempo un successo destinato a svanire nell’ombra più completa, malgrado la formazione, riunitasi nel ’95 per l’album “Nel cuore del Caos”, cercò anche negli anni 90 di tenersi attiva (soprattutto ad opera del vocalist, Pino Scotto, probabilmente l’unico ex-vanadium ancora legato al vecchio e sano hard rock). I Vanadium, ad ogni modo, iniziarono la loro carriera sul finire degli anni 70, influenzati dalla ‘sacra triade’ del rock duro: Led Zeppelin, Deep Purple, Black Sabbath. I milanesi attinsero soprattutto da Blackmore, Gillan e soci per l’uso dell’organo alla ‘higway star’, tipico dei primi due album della band lombarda; dagli Zeppelin attinsero la velocità (sicuramente Rock ‘n’ roll, presente sul quarto album degli inglesi, deve aver influenzato profondamente Scotto & c), dai Black Sabbath attinse soprattutto Tessarin, con alcuni riff piuttosto semplici, tetri e pesanti in puro stile Iommi. Queste influenze sono principalmente visibili nei primi due album dei Vanadium, Metal Rock (1982) e A Race with the Devil (1983), probabilmente gli episodi migliori e più sinceri della loro discografia. All’epoca del loro esordio, infatti, il metal in Italia stava diffondendosi da poco tempo: il contributo della band nostrana fu decisamente significativo, il successo di critica e pubblico meritato. Dopo i primi due lp, la situazione era cambiata: il metal era diventato un genere di ‘largo consumo’, gli Iron Maiden e i Judas Priest cavalcavano le charts europee-americane, nuove band si profilavano all’orizzonte e le tastiere, tipiche della seconda metà degli anni ottanta nel campo hard rock, iniziavano ad imporsi. Insomma lo spazio andava restringendosi, e i Vanadium, in un certo qualmodo, si adattarono alla nuova corrente: già in Game Over (1984) si nota un indebolimento dei riff e della sezione ritmica, per dare risalto maggiore alle tastiere, rallentando notevolmente il suono e dando più spazio alle ballad. Malgrado ciò i milanesi con Game Over mantennero ancora il loro sound tipico, fortemente basato sui duetti chitarra-tastiere, sulla voce graffiante di Scotto, sull’ottima sezione ritmica (soprattutto il basso). Con gli album successivi però le cose iniziarono a cambiare e il successo aumentò notevolmente, sull’ondata dell’esplosioni di band come Gun’s & Roses, Motley Crue, Europe e via dicendo; c’è chi ritiene questo il miglior periodo della carriera dei Vanadium, ma personalmente ritengo che, dopo i primi tre album, i milanesi smarrirono del tutto la ‘sincerità’ che li aveva contraddistinti. In precedenza imitavano il sound dei Deep Purple, vero, ma avevano introdotto qualcosa di originale, di innovativo nel panorama musicale italiano, erano stati i primi, forse per fortuna, a varcare le soglie dell’hard rock nel nostro paese che rimaneva ancorato alla vecchia tradizione musicale; furono i primi album dei Vanadium, insomma, a far esclamare ‘ci siamo anche noi, l’hard rock non è solo inglese o americano’. A mio avviso, esaurito il periodo ‘sincero’, i Vanadium iniziarono ad attraversare una crisi compositiva: del resto la scena musicale stava cambiando, restare spiazzati era facile, essere considerati retrogradi altrettanto. Così le ultime opere in studio della band, malgrado fossero ottimamente suonate (qualitativamente i Vanadium erano un’eccellente band, soprattutto nel reparto ‘corde’) persero in vigore e originalità, risquotendo un successo intenso, ma brevissimo, il che fece dei milanesi uno dei tanti gruppi meteora. La band si sciolse sul finire degli anni 80, salvo riunirsi in occasione de ‘Nel cuore del Caos’, cd registrato nel 1995 e per la prima volta cantato interamente in italiano ad eccezione di una cover finale. Degli ex membri attualmente si conosce ben poco, Scotto continua a collaborare con musicisti in ambito rock e hard rock, Tessarin (chitarra), Zanolini (tastiere) e Prantera (basso) hanno fondato qualche anno fa un progetto dedito a sonorità moderne (nulla a che vedere con l’hard rock ovviamente); peccato, perché i Vanadium avrebbero potuto rappresentare oggigiorno la vecchia guardia del metal italiano, così come gli Helloween rappresentano la vecchia guardia del metal tedesco, gli Iron Maiden del metal inglese e così via… Peccato, perché, malgrado fossero in gran parte ottimi musicisti, nessuno si ricorderà più di loro, probabilmente per scelte discografiche sbagliate (numerose sono le band sciolte negli anni 80 che stanno ricevendo tributi in questi anni) e a causa dello stesso ambiente discografico italiano, un po’ atipico rispetto ad altri. Ad ogni modo, se volete ascoltare della buona musica, del vecchio hard rock, scoppiettante, vigoroso, ben suonato, cercate in qualche mercatino dell’usato i loro lp, almeno quelli si trovano!


Qui di seguito recensisco brevemente 4 album dei Vanadium, probabilmente i migliori della band


Metal Rock
(DURIUM, 1982)

Album d’esordio per i milanesi Vanadium, tra i meno conosciuti della band ma sicuramente tra i più meritevoli. Per recensire questo disco basterebbe il titolo stesso: Metal Rock; i Vanadium infatti riprendono notevolmente il suono dell’hard rock anni 70, tipico di Deep Purple e Black Sabbath, appesantendolo leggermente (da qui ‘Metal’). Notevole l’opener We want live with the Rock ‘n’ Roll, con le tastiere a svolgere un lavoro eccellente e l’anthemica Heavy Metal. In generale, le canzoni sono caratterizzate da riff di chitarra piuttosto semplici, brevi ed essenziali, accompagnati dalle tastiere, e interrotti ogni tanto da assoli molto piacevoli da ascoltare; lo stile dei Vanadium si assesterà su questi canoni, salvo ammorbidirsi con il passare degli anni. Metal Rock è ancora un album molto grezzo, ben suonato, ma prodotto malamente (a risentirne soprattutto le parti vocali e di batteria, che rimbomba eccessivamente). A.A.A. cercasi casa discografica che si occupi di un remaster, per dare nuova luce ad una delle pagine più notevoli dell’hard rock italiano.


Giudizio: 8


A Race with the Devil

(DURIUM, 1983)

Eccoci giunti a quello che io considero il capolavoro dei Vanadium, nonché uno dei migliori album in panorama hard rock degli anni 80. La band, reduce dalla buona prova di Metal Rock, era in stato di forma eccellente, il metal era in piena ascesa: la condizioni erano dunque le migliori per una completa esplosione. Oltre a ciò va aggiunto che non c’e’ una canzone in questo album a risultare opaca, sarebbe inoltre sbagliato sottolineare la mancanza di originalità, perché i Vanadium erano tra i primi a proporre questo genere di musica in Italia e comunque le tracks sono tutte ispirate ed accattivanti. Difficile selezionare le canzoni migliori di quest’album, ma vanno comunque menzionate l’eccellente Get Up Shake Up, vero e proprio inno da hard-rocker, la bellissima I Gotta Clash with you (ottimi i riff, la sezione ritmica e gli assoli di chitarra) e la malinconica Don’t lookin’ back. Come si è detto, ottimo il lavoro svolto dal basso e dalla tastiera, un po’ oscurata da una produzione vecchia la voce tagliente di Scotto. Da avere, anzi da cercare


Giudizio: 9

Game Over
(DURIUM, 1984)

Terzo album per I Vanadium, decisamente più opaco rispetto ai precedenti lavori. La band milanese decide di diminuire decisamente la dose di ‘cattiveria’, privilegiando le parti di tastiera (al posto dell’organo vengono introdotte le classiche ‘strings’ anni 80). Sempre buono il lavoro svolto dal basso, e qualche riff/assolo in stile Vanadium si fa ancora notare. La voce di Scotto, merito una produzione migliore, acquista maggior tono. Tra gli episodi migliori la fantastica strumentale The Hunter e Don’t let your master down, un vero hit anni 80, orecchiabile, ben suonato, e ricco di begli assoli (personalmente è una canzoni dei Vanadium che preferisco).
Consigliato a tutti gli amanti del sound anni 80.

Giudizio: 7.5

Born to Fight
(DURIUM, 1986)

La maggior parte di coloro che hanno ascoltato I Vanadium considerano Born to Fight il loro miglior album. Forse sarà il più popolare, ma dal mio punto di vista, in quanto ad originalità ed ispirazione questo lavoro lascia molto a desiderare. Vero è che rispetto ai lavori precedenti è leggermente più cattivo, ma mancano canzoni memorabili, mancano gli assoli piacevoli e orecchiabili. Fermo restando che l’album risulta ben suonato, non c’è nulla che personalmente mi faccia gridare al capolavoro (un po’ come British Steel dei Priest, che ritengo inferiore a Stained Class, Hell Bent for Leather e Screaming for Vengeance).
Questo disco è comunque ben prodotto, anche in lp riesce ancora a rendere egregiamente, soddisfacente in generale la prova del gruppo.
Come canzoni si segnalano I was born to Rock e Run too fast, mentre non mi è piaciuta per nulla la cover dei Deep Purple Never Before, con la parte lenta completamente storpiata.


Giudizio: 6.5

DISCOGRAFIA:

1982 Metal Rock
1983 A Race with the Devil
1984 Game Over
1985 On Street of Danger
1986 Born to Fight
1987 Corruption of Innocence
1989 Seventh Heaven
1992 Pino Scotto: il grido disperato di mille bands
1994 Pino Scotto: progetto sinergia
1995 Nel Cuore del Caos

Brown Jenkin