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ZERO DAYS, ZERO SECS

Kreator

Una delle formazioni più influenti per ciò che riguarda la scena Thrash tedesca è sicuramente quella rappresentata dal monicker dei Kreator. Un nome spesso associato in maniera esagerata al solo Mille Petrozza per i continui cambi di line-up che hanno spesso intaccato il pur fiorente trascorrere della sua storia, ma al contempo un' icona che - assieme a Sodom e Destruction - resterà per sempre in alto nella Hall of Fame del Thrash Metal teutonico. Una carriera avviata col monicker Tormentor, del quale rimane solamente il nome impresso nel titolo dell'omonima e storica song: quella dei Kreator merita sicuramente di esser messa in luce in una rubrica come "Under a Thrash attack", ma in generale su un portale che, come il nostro, si è sempre interessato altamente di certe sonorità. Ma i Kreator ci hanno riservato, soprattutto nei nineties, grandissime sorprese: scopriamole.

A cura di: Marco "Dark Mayhem" Belardi

 

 

 


Endless Pain (1985)
Noise

La celebre label Noise records è un po' la madrina dei Kreator: li ha scoperti, li ha portati al successo, e come è recentemente avvenuto fra i Sepultura e Roadrunner li ha scaricati nel momento in cui si è accorta che volevano sperimentare e spaziare, sfidando fans e dati di vendita. Ma l'oltranzismo che ritroviamo nei Kreator del debut è ben lungi dalla voglia di testare e manipolare la propria musica che campeggia nelle note dei lavori più postumi, escluso, ovviamente, "Violent revolution". "Endless pain" è il debut album dei Kreator, ex Tormentor, formazione capitaneggiata dal lungocrinito Mille Petrozza ed all'epoca un terzetto. Al fianco del succitato leader troviamo infatti il bass-player Rob Fioretti e Jurgen "Ventor" Reil, batterista quasi alle prime armi i cui margini di miglioramento sfoceranno, dopo qualche anno, in tecnica sopraffina. Ma all'epoca questi tre ragazzi erano solamente dei ragazzini: appassionati da ciò che gli Slayer avevano fatto su "Show no mercy", violentando il suono della Nwobhm e trasformandolo in pura ferocia, i Kreator ripresero il suono dello Speed europeo, mixandolo a reminiscenze Nwobhm ed incastonando il tutto in un ipotetico contesto Thrash. Quando la scena Thrash doveva infatti ancora affinarsi al meglio, i Kreator erano già lì, con prepotenza ed audacia, a rivendicare lo scettro di prima donna mentre Sodom e Destruction esponevano i rispettivi primi vagiti. E se gli Holy Moses crescevano esponenzialmente, Mille e soci vennero alla luce con un disco che gridava di puro estremismo: "Tormentor" e "Flag of hate" ne sono gli autentici vessilli, song che ancora oggi la band propone dal vivo e che faranno sempre impazzire i Thrashers in giro per il mondo; "Total Death" è un'altra celebrata highlight, ma il lavoro fatica a rimanere su alti livelli qualitativi per tutta la sua durata, e così ne risulta un debut acerbo ma da tener sott'occhio. Un ottimo punto di partenza, ma il meglio verrà di lì a poco.

Voto: 8,5

 

Flag of hate (1986 - EP)
Noise

Una produzione approssimativa, meno elaborata rispetto a quella del debut album. Una copertina pressochè ridicola. E' con questi propositi che i Kreator si apprestano a bissare il successo di "Endless pain", anticipando "Pleasure to kill" non proprio nel migliore dei modi. Ma sono i pezzi a parlare: l' EP "Flag of hate" contiene una versione editata del celebre pezzo contenuto in "Endless pain", ora più dinamico e caratterizzato dalla presenza di più linee di doppia cassa, a testimonianza del radicale miglioramento del drummer Ventor (Reil). Gli altri due brani sono inediti che la band non riutilizzerà sul full lenght successivo, oramai imminente. Trattasi della stupenda "Awakening of the Gods", condita da un refrain irresistibile e da uno stile che propone un gustoso antipasto di ciò che troveremo in "Pleasure to kill", e della scontata "Take their lives", pezzo non proprio entusiasmante che rende questo EP una chicca per i soli appassionati.

Voto: 7

 

Pleasure to kill (1986)
Noise

Per chi scrive, uno dei dieci dischi Metal più belli della storia. Un'autentica furia: Ventor si rivela un'autentica arma, la produzione di Harris Johns è imperfetta ma adeguata al contesto, Mille Petrozza estremizza ancor più il proprio stile vocale e ciò che ne risulta è l'inferno, uno dei dischi Thrash meglio riusciti della storia, e soprattutto un lavoro capace di competere con le uscite - contemporanee - di Slayer e Destruction in campo estremo. Una perla sulla quale potrei dire non altro, ma procediamo oltre: i nuovi classici sono "Riot of violence", cantata dal drummer Jurgen Reil, "The pestilence", la favolosa "Under the guillottine" e "Death is your saviour". Il disco non denota cali di tono, anzi ha per punti qualitativi più bassi "Carrion" e "Ripping corpse", brani che potrebbero fare tranquillamente la fortuna altrui. La title-track annichilisce, con un break centrale ferale in cui Petrozza ruggisce e deturpa la propria voce. Un capolavoro assoluto. Da segnalare la ristampa, includente in sè l'EP "Flag of hate" di cui ho già accennato sopra.

Voto: 10


 

Terrible certainly (1987)
Noise

E' stata l'insistenza, la peggior arma a doppio taglio di cui i Kreator potessero disporre. Dal 1985 paladini del Thrash estremo di stampo tedesco, Mille Petrozza e soci, a un solo anno di distanza dal monumentale "Pleasure to kill", hanno cambiato veramente di poco la loro mistura: è migliorata sensibilmente la produzione, ma la novità più importante è stata quella dell'innesto del quarto elemento in formazione. Parlo di Jorg Tritze, primo chitarrista giunto nella line-up al fine di dar respiro a Petrozza, profondità al sound dei Kreator, ed un maggior peso a linee di chitarra più tecniche e varie. I Kreator, in questa sede, si sono visti non poco influenzati dalle masse di Thrashers che, al contempo, andavano personalizzando e irrobustendo il proprio genere suonato mediante partiture più elaborate e difficoltose sul piano esecutivo. Ed il gioco è riuscito solo a metà: "Terrible certainly" è un disco estremo quasi quanto il suo predecessore, sicuramente più ragionato ma anche più debole sul piano della qualità: la title-track è esplosiva e trainante, "Toxic trace" verrà premiata con un videoclip, mentre "One of us" si presenta come il miglior episodio del lotto. Un disco non esaltante lungo la sua intera durata, ma pur buono.

Voto: 7

 

Out of the dark...into the light (1988)
Noise

Noise ha capito che i Kreator erano una miniera d'oro, e mentre i Sodom erano in fase di composizione del masterpiece "Agent orange", ecco il secondo EP, l'inutile "Out of the dark...into the light" di cui francamente preferisco dir poco a causa della sua contenutissima importanza. Due inediti, tre pezzi dal vivo fra cui "Terrible certainly", un brano dall' EP "Flag of Hate" ("Awakening of the Gods") e la mastodontica "Riot of violence". Null'altro: un disco indicato solo ai fans più accaniti, e neanche una rarità tale da invaghire i collezionisti. Evitabile.

Voto: S.v.

 

Extreme aggression (1989)
Noise

Nel momento in cui sembrava che i Kreator fossero vagamente in debito di ossigeno, è arrivato il primo rilevante cambio stilistico. Con una formazione invariata rispetto a quella del precedente ellepì, Mille Petrozza e compagnia bella hanno tributato il Thrash corposo dell'epoca, di cui già gli Holy Moses ed i Protector si erano innamorati in patria sui rispettivi "New machine of Liechtenstein" e "Leviathan's desire". Linee di chitarra più tecniche, Ventor sugli scudi dietro alle pelli, continui cambi di tempo ed una produzione pulitissima: questi sono i connotati di "Extreme aggression". Le problematiche giungono dalle chitarre, la cui produzione è scarsamente corposa ed eccessivamente secca e vuota: il basso di Rob Fioretti non le impreziosisce affatto e ciò che ne risulta è un disco dai suoni dominati da voce e batteria. Una voce meno estrema che in passato e prettamente pulita - escludendo le soventi urla, come il grido che apre le danze nell'opener - , ed una batteria suonata con precisione chirurgica dall'instancabile Jurgen Reil. Ed il disco è incredibile: la velocità c'è tutta, le parti mid-tempos si amalgamano in maniera perfetta insieme a quelle veloci, e troviamo gemme come l'epica "Fatal energy", le stupende "No reason to exist" - "Love us or hate us", e la clamorosa "Betrayer", pezzo che ancora oggi la band propone sovente in sede live. La title-track è indubbiamente l'apice compositivo di un disco che denota qualche calo nella sua parte centrale, pur proponendosi come la miglior release dei Kreator nel periodo 1985-1990, escludendo "Pleasure to kill".

Voto: 9


 

Coma of souls (1990)
Noise

I Kreator, a questo punto, sono una celebrità: pescano Frank "Blackfire" Gosdzik dai Sodom nonostante in casa Angelripper si festeggiasse ancora per quel capolavoro che fu "Agent orange", e licenziato il chitarrista Jorg Tritze sembra che le cose vadano per il verso giusto. Almeno in parte. "Coma of souls" è il disco più maturo della prima metà della carriera dei Kreator (considerando il periodo 1985-2003), propone linee di chitarra dal suono pieno e corposo, una batteria tecnica e precisa come non mai, e stringe insistenti occhiate di riguardo nei confronti di linee melodiche. Meno aspro e secco del predecessore "Extreme aggression", "Coma of souls" da' molta importanza alle mid-tempos, vedi "People of the lie" e "Terrorzone" (se ne escludiamo il devastante finale), concede ampi spazi alla velocità ad esempio su "When the sun burns red", ma sul piano della qualità propone pezzi decisamente meno attraenti e coinvolgenti rispetto a quelli insiti in "Extreme aggression", in cui forse l'unica cosa a non funzionare totalmente era proprio la produzione. Un piccolo passo indietro, ma comunque un grandissimo disco.

Voto: 8

 

Renewal (1992)
Noise

Fra il 1990 ed il 1992 qualcosa succede: i Kreator, senza ingaggiare nè licenziare nessuno, cambiano radicalmente stile e lasciano parzialmente il Thrash Metal che li aveva sinora resi celebri. Ne risulta "Renewal", uno dei dischi più discussi e criticati degli anni novanta. In un anno in cui i cugini Sodom puntavano all'estremismo con "Tapping the vein", i "Renewal" si sono distinti per originalità impastando i suoni, abolendo in parte le torrenziali dosi di palm muting inserite negli album precedenti, ma soprattutto creando un perfetto connubio fra melodia, reminiscenze Punk, ed un suono Hardcore minaccioso e possente. Questo è "Renewal": l'efferatezza di "Winter martyrium", la melodia della title-track, la velocità della entusiasmante "Europe after the rain". Ma oltre a questi tre brani, ne presenziano altri sei non ben riusciti, a tratti noiosi e faticosi nell'alzarsi in volo. I pezzi non decollano sempre, i Kreator dimostrano di essere in difficoltà nel cambiare così radicalmente stile, ed ecco che "Renewal" si presenta come uno degli episodi meno riusciti della carriera della band tedesca.

Voto: 6,5

 

Cause for conflict (1995)
GUN

Fieri del cambio stilistico, i Kreator non si rimangiano la parola detta. Anzi, producono un disco estremo e veloce, semplificato al massimo per quel che riguarda il lato strumentale ed incentrato sulla forma canzone. "Cause for conflict" vede la dipartita del batterista Jurgen Reil, sostituito da Joe Cangelosi, e del bassista Rob Fioretti, al cui posto subentra Christian Geisler, peraltro l'attuale four chords della band. Petrozza si ritrova privato totalmente dei compagni coi quali aveva debuttato nel 1985, e la nuova line-up funziona solo a metà. "Catholic despot" è forse l'unico pezzo realmente riuscito del disco, il peggiore sinora composto dal quartetto europeo. Le tematiche di sinistra già da tempo supportate dai Kreator vengono messe ancor più alla luce, ma della musica rimane ben poco da mettere in mostra. Un episodio riuscito solo in parte.

Voto: 6


 

Outcast (1997)
GUN

Secondo disco dei Kreator a partire dall'abbandono da parte di Noise records. E finalmente, la GUN raccoglie i primi frutti maturi. "Outcast" è favoloso: ancor più sperimentale dei due predecessori - assai poco fortunati - , il disco in questione punta del tutto sulla forma canzone, mette in mostra tredici pezzi bellissimi che dimostrano quanto i Kreator abbiano ritrovato la propria vena compositiva, e non denota particolari cali di tono. "Phobia" è forse il più celebrato pezzo dei Kreator per ciò che riguarda gli anni '90, "Leave this world behind" vede la band in una nuova ed insolita veste oscura e decadente, e la dipartita del buon Frank Blackfire vede la lacuna colmata dal gigante Tommy Vetterli, ex chitarrista dei Coroner. Una super formazione che si rivela tale anche per il rientro dietro alle pelli di Jurgen Reil, in seguito al fallimentare esperimento avente per nome Joe Cangelosi. Uno dei migliori album della band, che mi sento però di sconsigliare ai Thrashers ed ai fan del primo periodo della carriera di Petrozza e soci.

Voto: 8,5

 

Endorama (1999)
Drakkar

La debacle. Il tonfo nell'acqua. Il peggior disco dei Kreator. Così fu etichettato "Endorama" al momento della sua uscita, e come traditori passarono i suoi autori, coraggiosi ma incoscienti di quella che sarebbe stata, drasticamente, la risposta dei fans. I Kreator già non suonavano Thrash dal 1990, e francamente c'era da aspettarsi un' ulteriore evoluzione. Ma nessuno si sarebbe aspettato una puntata verso il Gothic Metal, seppur contenuta. La line-up rimane invariata, Vetterli svolge un lavoro ancor più esemplificato, e pezzi come "Golden age" o "Everlasting flame" celebrano questo grande disco. Pochissime pecche giungono in superfice, Tilo Wolff dei Lacrimosa appare come special guest in "Endorama", e per molti il disco apparirà come il miglior album degli anni '90 per ciò che riguarda la discografia della band. Definizione sulla quale non concordo solamente per l'esistenza di "Coma of souls" ed "Outcast".

Voto: 8

 

Violent revolution (2001)
SPV

L'addio alla GUN, la firma per SPV. L'anno del Thrash, grazie alle contemporanee uscite di "M-16" e "The antichrist", rispettivamente firmate Sodom e Destruction. E mentre gli Holy Moses tornano in scena con uno scialbo come-back, i Kreator dilagano entrando in una macchina del tempo che li rovescia in data 2000. Come se "Coma of souls" fosse uscito qualche mese prima, i Kreator ne producono l'ideale proseguo. "Violent revolution" è tecnico e melodico, potente e ultra prodotto da Andy Sneap. Ed i pezzi riportano la band sul trono, come lo dice l'opener "Reconquering the throne" a parole, oppure "All of the same blood" e "System decay" coi fatti. La melodia appare in "Violent revolution" e "Replicas of life", la violenza in "Bitter sweet revenge" - per chi scrive, l'apice compositivo dell'intero lavoro - e un po' in tutto il resto dell'album, possente e roccioso sulle mid-tempos, un'autentica deflagrazione quando la sezione ritmica composta da Reil e Geisler innesca la quinta marcia. Un ritorno ai tempi passati, un disco che se fosse uscito nel 1991 avrebbe forse ricevuto più consensi di "Coma of souls". Un cenno negativo: la produzione, troppo pulita ed elaborata.

Voto: 8

Altre produzioni:

Scenarios of violence (1996, Noise)
Voices of transgression (1999, GUN)
Live Kreation (2003, SPV)

Pezzi consigliati:

1985
Total Death
Tormentor
Flag of Hate

1986
Awakening of the gods
-
Pleasure to kill
Death is your saviour
Riot of violence
Command of the blade
Under the guillottine

1987
Terrible certainly
Toxic trace
One of us

1989
Extreme aggression
No reason to exist
Love us or hate us
Fatal energy

1990
Coma of souls
People of the lie
Terrorzone

1992
Renewal
Europe after the rain

1995
Catholic despot
Bomb threat

1997
Leave this world behind
Phobia
Outcast

1999
Golden age
Endorama
Everlasting flame

2001
All of the same blood
Bittersweet revenge
System decay

Marco "Dark Mayhem" Belardi